A Mantova finisce male: il Bari sprofonda e la Serie C è dietro l’angolo

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© foto di SSC Bari

Mantova e Bari con entrambe sfumature biancorosse, oggi si guardavano allo specchio dal fondo della classifica, penultime e appaiate, ma con storie e pesi molto diversi. Il Mantova, che si è rinforzato nel mercato di gennaio con giocatori già pronti, con la seconda peggior difesa del campionato, con uno score di una sconfitta sola, peraltro contro la capolista Venezia, nelle ultime cinque gare, che al Martelli” ha raccolto sei sconfitte, due pareggi e appena due vittorie, vive una stagione complicata senza drammi: una retrocessione, per quanto dolorosa, rientra nella fisiologia di una piazza che conosce cicli, salite e discese, lì in riva al Mincio a due passi da casa Publio Virgilio Marone, tra i tre laghi peraltro con qualche timida puntatina in serie A molti decenni fa.

Per il Bari è tutta un’altra storia. I biancorossi hanno vinto una sola volta fuori casa, a Cesena, subendo l’impossibile, con il ritorno del tecnico Moreno Longo e con una rosa profondamente rinnovata dal direttore sportivo Valerio Di Cesare. Ma una retrocessione, a Bari, non è mai un semplice dato sportivo: è una ferita sociale, culturale, quasi antropologica. Per definizione – anche nei tempi magri, anche nell’era De Laurentiis – il Bari può attraversare crisi, non abituarsi a lottare per non sprofondare.

Ecco perché oggi serviva una risposta netta dopo la brutta figura col Palermo. Vincere a Mantova non avrebbe significato uscire dal pantano – le sabbie mobili resterebbero lì, pronte a risucchiare – ma sarebbe stato un passo indispensabile, forse il primo, su un cammino accidentato che deve portare alla salvezza. Non una liberazione, ma un segnale: senza, la speranza si assottiglia; con, almeno, il Bari dimostra di essere ancora vivo. Ma il dramma ormai è lì a due passi.

Longo conferma Rao e immette la novità Odenthal in difesa. Questa la formazione: Cerofolini, Cistana, Odenthal, Pucino Dickmann, Verreth, Braunoder, Dorval, De Pieri, Rao, Moncini.

Inizio sostanzialmente equilibrato

Il primo tempo scorre via come una giostra: vivace, divertente, sempre sul pezzo, con il Bari dentro la partita e il Mantova pronto a colpire appena possibile. Si comincia subito col brivido: Dembele calcia da dentro l’area e Cerofolini compie un intervento prodigioso, forse aiutato dal palo, evitando un gol che sembrava fatto. Il Bari risponde su corner: Verreth pennella, Odenthal stacca e segna, ma l’arbitro fischia una carica su Bardi e spegne l’esultanza.

Poi accade l’inevitabile, o almeno ciò che al Bari sembra tale: su calcio piazzato i padroni di casa trovano il vantaggio con l’ex Meroni. Una scena già vista, un copione che andrebbe studiato seriamente, magari con un corso universitario ad hoc: perché certe cose al Bari accadono con una puntualità quasi scientifica. Ma la festa dei virgiliani dura poco. Ancora Verreth da destra, ancora Odenthal che svetta di testa e pareggia. Ironia del calcio: a marcarlo c’era proprio Meroni.

La partita resta accesa. Diego Gonçalves prova il diagonale, Cerofolini devia in corner con fatica. Il Mantova segna con Mensah, ma il gol viene annullato per una gomitata su Odenthal: decisione che lascia qualche dubbio. Poco dopo, episodio che fa discutere: fallo da ultimo uomo su Moncini e solo ammonizione. Sarebbe il caso di chiarire, una volta per tutte, cosa significhi davvero “ultimo uomo”.

Nel finale Cistana cerca il cross, gli esce un destro a giro che si stampa sulla traversa. È l’ultimo sussulto di un primo tempo intenso, pieno di episodi, chiuso sull’1-1 e con la sensazione che possa succedere ancora di tutto.

Il secondo tempo si apre con un tentativo di scossa: Longo cambia subito, dentro Piscopo per De Pieri, ancora una volta poco incisivo. Ma al Bari non basta muovere gli uomini: servirebbe cattiveria, quella che manca quando c’è da risalire la classifica. Con il pallone tra i piedi i biancorossi danno l’impressione di essere scollegati, senza ritmo né intensità.

Il Mantova lo capisce e prende campo. Marras va vicino al gol, Dorval ci mette una pezza deviando in corner. Odenthal, sfinito dai crampi, alza bandiera bianca: al suo posto debutta Mantovani. È il segnale di un Bari che arretra sempre più, che perde metri, idee e pallone, mentre si preparano i contorni di un assedio vero e proprio.

Longo prova allora a rimescolare le carte davanti: dentro Cuni ed Esteves, fuori Moncini e Rao, oggi mai davvero entrati in partita. Cuni si presenta subito con un’occasione: si crea lo spazio con intelligenza, ma non trova l’angolo giusto e Bardi controlla. È un lampo isolato. Dall’altra parte Dembelé spreca clamorosamente su cross, coordinandosi male e calciando alto: altro brivido per un Bari ormai in affanno.

Da lì in poi i biancorossi scompaiono dalla metà campo avversaria. Il Mantova attacca a ondate, Cerofolini diventa l’ultimo baluardo: miracolosa la sua deviazione sull’occasione gigantesca di Mancuso. Persino Cuni rischia la beffa, sfiorando l’autogol su corner. Entra anche Maggiore per Braunöder, ma la sostanza non cambia.

Il finale è scritto. Al 94’, su l’ennesima spinta, Mancuso, che non segnava da ottobre, colpisce di testa e segna il gol che decide tutto. È una rete meritata, inevitabile, quasi annunciata. La partita finisce lì, con l’ennesima sconfitta del Bari e una classifica che fa sempre più paura: la Serie C non è più uno spettro lontano, ma un’ombra che si allunga partita dopo partita.

Il Bari stecca il primo, pesantissimo scontro diretto di febbraio e incassa una sconfitta che va ben oltre il risultato. Non solo non vince: non riesce nemmeno a fermare una concorrente diretta, e questo dice già molto. Nel secondo tempo il Mantova sembra una squadra di categoria superiore, mentre il Bari sparisce dal campo: se a Mantova non tocchi palla per quarantacinque minuti, diventa difficile anche solo immaginare una salvezza.

L’illusione dura mezz’ora, poi riemerge il solito Bari: inconcludente, schiacciato all’indietro, fragile mentalmente e difensivamente. Il mercato, che doveva essere l’unica possibile via d’uscita, non ha dato risposte: Odenthal regge un tempo, poi il nulla. Gli altri appaiono spaesati, imprecisi, incapaci di incidere. Alla fine il campo restituisce esattamente ciò che è stato costruito: scelte deboli producono risultati deboli.

Il Mantova vince perché ci prova, cambia, spinge, osa. Il Bari si accontenta del pareggio senza avere né solidità né coraggio. Sul gol decisivo pesano anche responsabilità evidenti, ma il problema è strutturale: un centrocampo basso, senza ripartenze, senza qualità, incapace persino di alleggerire la pressione. Si fatica a individuare veri punti di riferimento: una squadra mediocre, tutta rintanata a difendere, in attesa del colpo avversario, come già visto in altri momenti bui.

Colpisce il confronto sui cambi: quelli del Mantova incidono, quelli del Bari no. Puoi cambiare allenatore, ma se il materiale è questo non si va lontano. Anche giocare ancora con Braunöder è un pugno nello stomaco: non per accanimento personale, ma perché rappresenta la sintesi di errori che partono dall’alto. Pochi soldi, ammesso siano stati spesi, e spesi male. Centrocampo povero fisicamente e tecnicamente, attacco che non punge, difesa che sotto pressione cede sempre.

I numeri, poi, non aiutano: pensare di fare sei vittorie, otto pareggi e solo tre sconfitte appare quasi un esercizio di fantasia. Se lo stesso Longo ammette che la squadra non si regge in piedi, la domanda è inevitabile: da dove si riparte? Con quali uomini? Quando sarebbero bastati quattro o cinque giocatori veri, di categoria, e non una rivoluzione sterile.

Febbraio, con i suoi impegni ravvicinati, rende anche difficile lavorare sulla condizione atletica. Non è pessimismo, è realismo: nell’ultima mezz’ora il Mantova correva, il Bari no. E se anche giocatori normali diventano imprendibili, allora il quadro è completo.

Alle trasferte di Cerignola, Altamura e Siracusa resta una sola speranza: che i nuovi entrino davvero in condizione e portino qualità ed esperienza. Altrimenti il rischio retrocessione non è più un’ipotesi, ma una possibilità concreta. E a quel punto, più che sfortuna, sarebbe la logica conseguenza di ciò che è stato fatto. Oltre ad affidarsi alla Madonna o a qualche divinità perché San Nicola temiamo non basti.

Virgilio scriveva: “Felix, qui potuit rerum cognoscere causas“, ovvero “Felice colui che ha potuto conoscere le cause delle cose.” Un invito a guardare con lucidità alla realtà, a capire profondamente perché le cose vanno male prima di poterle correggere, proprio ciò di cui ha bisogno il Bari in questo momento di crisi profonda e quasi irreversibile.

Massimo Longo

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