Guterres suona l’allarme: ONU al collasso finanziario entro luglio

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Un “collasso finanziario imminente”

In una lettera indirizzata ai rappresentanti permanenti di tutti i Paesi membri, Guterres ha lanciato l’allarme su un rischio concreto di collasso finanziario, con i fondi per la gestione ordinaria potenzialmente esauriti entro luglio 2026. “Gli Stati membri devono adempiere pienamente e tempestivamente ai propri obblighi contributivi, oppure ridisegnare radicalmente il nostro sistema finanziario per scongiurare una crisi irreversibile”, ha ammonito, puntando il dito soprattutto sugli Stati Uniti, primo debitore con oltre 2,196 miliardi di dollari accumulati dall’amministrazione Trump tra ritardi cronici e tagli mirati (1,88 miliardi per missioni di peacekeeping attive e 528 milioni per missioni di pace passate). Gli USA rappresentano il 22% del bilancio dell’organizzazione, seguiti dalla Cina con il 20%.

A questa somma si aggiungono i mancati versamenti della Casa Bianca alle agenzie ONU, che mettono a repentaglio operazioni umanitarie e di sviluppo nei paesi più poveri. Non solo Washington: il Venezuela deve 38 milioni, e il totale dei ritardi supera il miliardo e mezzo di dollari. Guterres critica inoltre le norme anacronistiche che obbligano l’ONU a rimborsare fondi non spesi anche ai morosi, chiedendone una rapida abolizione. A fine 2025 i debiti accumulati hanno raggiunto un record di 1,57 miliardi di dollari con soli 36 dei 193 Stati membri dell’ONU che avrebbero versato integralmente i contributi regolari, secondo quanto riportato da fonti ufficiali. 

“Le leggi di Newton non valgono più”

In un lungo incontro con la stampa internazionale, Guterres ha esteso l’analisi alla crisi strutturale dell’organizzazione. “Il 2026 si annuncia un anno di sorprese continue e caos”, ha previsto, notando che le “leggi di Newton” – ogni azione ha una reazione uguale e contraria – sembrano saltate: l’impunità alimenta conflitti, divisioni e “potenti guastatori” che attaccano da ogni fronte.​ Critica il dominio unilaterale (“un solo potere che detta legge”) e la logica bipolare (“due sfere di influenza USA‑Cina”), auspicando un multilateralismo inclusivo. Il Consiglio di Sicurezza, disegnato 80 anni fa per un mondo bipolare, è “paralizzato” e inadeguato alle sfide odierne, richiedendo una riforma urgente per riflettere la realtà geopolitica multipolare.

I tagli USA non colpiscono solo la sede centrale, ma riducono risorse per agenzie come UNHCR, UNICEF, WFP e UNDP, già sotto pressione per crisi multiple (Ucraina, Gaza, Sudan, Sahel). L’ONU – che gestisce il 40% dell’aiuto umanitario globale – rischia di cedere spazi a donatori emergenti (Golfo, Cina), alterando equilibri e principi guida.​ Guterres insiste su trasparenza, accountability e “responsabilità condivisa”, ma il suo appello arriva in un momento di sfiducia verso il multilateralismo, con Trump che minaccia ulteriori tagli e un’Assemblea generale profondamente divisa. La “paralisi” del Consiglio di Sicurezza, con veti sistematici su risoluzioni umanitarie, amplifica la crisi, lasciando l’ONU “sommersa dai debiti” e incapace di agire tempestivamente.

Prospettive e appelli concreti

Guterres chiede ai membri di “onorare gli obblighi” e rivedere il sistema finanziario ONU, proponendo meccanismi più resilienti. Per il settore umanitario, il 2026 potrebbe segnare un punto di non ritorno: senza riforme, l’organizzazione rischia di perdere credibilità e risorse, favorendo soluzioni bilaterali o private che privilegiano interessi nazionali su principi universali. 

fonte info-cooperazione.it/

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