Il Pendolarismo dell’Anima: Calenda

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Tra ambizioni centriste e il rifiuto dei poli, l’analisi di un trasformismo che si maschera da coerenza e il coraggio di chi sceglie sempre la via più utile: il centro come laboratorio di un’alleanza “erga omnes” che sfida i confini della logica politica, tra scudi democratici e agende condivise con l’eredità berlusconiana.


L’attuale panorama politico italiano ci restituisce l’immagine di un laboratorio permanente dove la forma conta più della sostanza e dove il posizionamento tattico viene venduto come rigore etico. Al centro di questa dinamica si staglia la figura del leader di Azione, Carlo Calenda, impegnato in una manovra di sganciamento dai poli che merita un’analisi profonda attraverso le lenti della filosofia politica e del costume.

Voltagabbana ma non troppo

Il concetto di Voltagabbana ma non troppo definisce ontologicamente la condizione di chi muta interlocutore mantenendo però intatta la propria narrazione di “purezza”. Non è il tradimento plateale, ma lo scivolamento progressivo: un ammiccare costante a mondi opposti (dai riformisti PD all’agenda di Marina Berlusconi) sostenendo che siano gli altri a essersi spostati. In questa prospettiva, l’incoerenza esterna diventa coerenza interna autoriferita.

Il coraggio della convenienza

Ciò che viene presentato come “fronte dei volenterosi” nasconde spesso il Coraggio della convenienza. Ontologicamente, si tratta dell’ardire di compiere scelte impopolari per l’elettorato di riferimento, ma estremamente funzionali alla propria sopravvivenza parlamentare. Il coraggio non è qui il sacrificio per un’idea, ma l’audacia di cercare il premio di maggioranza o la sponda proporzionale per diventare l’ago della bilancia, trasformando la necessità numerica in virtù politica.

La dialettica erga omnes vs ultra vires

Assistere a chi propone un’alleanza che guardi a destra e sinistra contemporaneamente significa entrare nella sfera della dialettica erga omnes vs ultra vires.

  • Erga omnes (verso tutti) definisce l’ambizione di una proposta politica che vorrebbe parlare a ogni “persona ragionevole”, indipendentemente dall’appartenenza.

  • Ultra vires (oltre i poteri) è l’atto di chi cerca di imporre un’agenda (nucleare, riarmo, difesa europea) andando oltre la propria reale forza elettorale, tentando di condizionare i blocchi maggiori con una forza d’urto che la realtà dei numeri spesso smentisce.

L’ipocrisia politica non percepibile dall’italiano deideologizzato

L’idea di poter condividere l’agenda di una dinastia industriale un giorno e dialogare con il socialismo riformista il giorno dopo poggia su una verità amara: l’ipocrisia politica non è più percepibile dall’italiano ormai deideologizzato. Ontologicamente, la deideologizzazione è lo svuotamento dei valori di riferimento del cittadino, che non ha più gli anticorpi per riconoscere la contraddizione. Se non esiste più Destra o Sinistra, il leader può dichiarare tutto e il suo contrario senza che l’elettore provi lo shock del tradimento ideale.

Pratiche da lupanaro

L’insistere su leggi elettorali fatte su misura per “incastrare” gli avversari o per favorire piccoli scampoli di centro richiama quelle che potremmo definire Pratiche da lupanaro. In senso ontologico-politico, il termine descrive la mercificazione del consenso e il baratto delle alleanze ridotto a transazione puramente utilitaristica, dove il “bordello” non è il luogo fisico, ma la confusione morale di chi cerca di stare con tutti per non stare con nessuno, vendendo il proprio 8% (o presunto tale) al miglior offerente del momento.

L’idea di essere sempreverdi

Infine, domina l’Idea di essere sempreverdi: la convinzione ontologica di essere l’unica proposta politica immarcescibile, l’unica “riserva della Repubblica” capace di sopravvivere ai populismi di ogni stagione. È l’illusione di una giovinezza politica perenne che si auto-alimenta attraverso lo “scudo democratico” contro le interferenze straniere, presentandosi come l’unico argine razionale in un mondo di folli.

In conclusione, la proposta di un centro “allargato” che schiva Conte e Meloni per rifugiarsi in un’Europa federale e armata appare come l’ultimo atto di una politica che ha sostituito il progetto con la traiettoria, e l’ideale con la geometria variabile.

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