L’Italia divisa dai simboli: il caso Pausini tra Inno e Bella Ciao
Le polemiche sulla performance di Laura Pausini all’Inno di Mameli rivelano una deriva culturale: l’incapacità di distinguere tra un’esecuzione artistica e un atto politico, tra una cantante e una bandiera ideologica.
Alcuni settori dell’area politica progressista, della sinistra politica, hanno accusato Laura Pausini di aver “rovinato” l’Inno di Mameli durante la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi. Non entrerò nel merito musicale della sua performance: io sono ancora fermo ai Led Zeppelin e a Janis Joplin, e non ho alcuna competenza né interesse a giudicare Pausini come interprete.
Il Punto è Politico, Non Musicale
Il punto non è musicale. Il punto è politico. E il vero motivo degli attacchi non ha nulla a che fare con l’Inno di Mameli. Il vero motivo va cercato indietro nel tempo, nel 2022, quando Laura Pausini fu ospite in Spagna del programma televisivo El Hormiguero. In quel contesto, leggero e di intrattenimento, le venne chiesto improvvisamente di cantare Bella Ciao. Pausini si rifiutò, spiegando con grande chiarezza una cosa semplicissima: non voleva cantare canzoni politiche. Né di destra né di sinistra. Non voleva essere usata come strumento di propaganda.
Una Precisazione Dovuta
Successivamente precisò anche un altro punto, che in teoria avrebbe dovuto chiudere ogni polemica: il fascismo per lei è una vergogna assoluta, come ogni forma di dittatura. Ma non per questo si sente obbligata a trasformare ogni apparizione pubblica in una dichiarazione ideologica. Una posizione di buon senso.Anzi, una posizione correttissima. Eppure, in Italia, quella scelta scatenò una vera e propria bagarre. Parte della sinistra mediatica e politica reagì come se Pausini avesse commesso un reato. Si iniziò a insinuare che fosse “di destra”. Come se essere di destra fosse una colpa penale.
Peggio ancora: si arrivò ad alludere a presunte simpatie fasciste. Un processo surreale, grottesco, indegno di un paese che si definisce democratico. La colpa di Laura Pausini, dunque, non è quella di aver cantato male l’Inno di Mameli.
La Vera Colpa: Non Aver Indossato la “Maglia Politica”
La sua vera colpa è un’altra: essersi rifiutata di cantare Bella Ciao. Cioè non aver accettato di indossare, su richiesta, una maglia politica che non le appartiene e che non vuole indossare. Questo è l’orrore vero. L’orrore di una parte del dibattito pubblico italiano che non ammette la neutralità. Che non tollera il rifiuto. Che interpreta ogni gesto come un segnale di appartenenza ideologica. Se non sei con me, sei contro di me. Se non canti i miei simboli, sei automaticamente un nemico.
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Lo Stesso Orrore nel Dibattito Attuale
È lo stesso orrore che vediamo oggi quando, in modo pubblico e irresponsabile — soprattutto da parte di persone che ricoprono o hanno ricoperto ruoli istituzionali — si afferma che chi voterà SÌ al referendum sulla separazione delle carriere nella magistratura sarebbe un fascista. Stessa logica. Stesso schema mentale. Stessa povertà culturale. Non si discute più nel merito delle idee. Si distribuiscono etichette. Si scomunica. Si moralizza. Si trasforma il dissenso in colpa morale. E possibilmente in colpa storica.
Il Bisogno di Cittadini Liberi, Non di Bandiere
L’Italia non ha bisogno di artisti che recitano slogan. Ha bisogno di cittadini liberi. Liberi anche di non cantare una canzone. Liberi anche di non schierarsi. Liberi di non essere usati come bandiere. Laura Pausini non ha offeso la Resistenza, non ha offeso la democrazia, non ha offeso nessuno. Ha semplicemente detto: non voglio fare politica con la mia voce. E questo, in un paese normale, sarebbe considerato un diritto elementare. Non una colpa da espiare.
Il Problema è il Clima Culturale
Il problema non è Pausini. Il problema è un clima culturale in cui tutto deve essere politicizzato, ideologizzato, trasformato in appartenenza. Dove l’antifascismo non è più un valore condiviso, ma un’arma identitaria. Dove i simboli non uniscono, ma servono per dividere e schedare.Se l’Italia vuole davvero tornare a essere un paese civile, maturo, normale, deve liberarsi di questo riflesso pavloviano: smettere di vedere fascisti ovunque, smettere di usare la storia come manganello, smettere di pretendere che ogni persona pubblica sia un soldato nella propria guerra culturale.
Difendere un Principio, Non una Cantante
Difendere Laura Pausini sull’Inno di Mameli non significa difendere una cantante. Significa difendere un principio molto più importante: il diritto di non essere arruolati a forza in una battaglia ideologica che non si è scelto di combattere. E questo, oggi, è un atto di civiltà. Non di parte.
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