Il Saloon degli Opposti: Vannacci, Bonelli e la Profezia del “Misto”

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Dalle trincee ideologiche alla convergenza contro il sistema: perché il Generale e l’ecologista sono le due facce di una stessa medaglia marginale.


C’è un’aria da “Sfida all’OK Corral” che spira tra i corridoi di Montecitorio e Bruxelles, ma a guardare bene dietro i fumi dei colpi a salve, i duellanti sembrano pronti a deporre le fondine per un brindisi nel medesimo saloon. Da una parte il Generale Roberto Vannacci, il “Patriota” errante che, dopo il divorzio consumato con la Lega e l’approdo al Gruppo Misto in UE, si riscopre battitore libero. Dall’altra Angelo Bonelli, l’ecologista d’assalto che vede “strategie della tensione” dietro ogni mossa del Viminale.

L’Eclissi dei Gruppi: Il Gruppo Misto come Fortino

Il passaggio di Vannacci al Gruppo Misto — non più membro dei Patrioti dal 4 febbraio scorso — non è solo un cambio di casacca, ma una dichiarazione d’intenti. Insieme agli ex leghisti Sasso e Ziello, Vannacci si posiziona in quella “terra di nessuno” dove la libertà di parola conta più della disciplina di scuderia. È qui che il Generale incontra, paradossalmente, la logica di Bonelli: entrambi preferiscono il diletto della marginalità politica alla responsabilità di governo. Il Gruppo Misto diventa così il laboratorio di una politica “anti-sistema” che scavalca i partiti tradizionali per parlare direttamente alle viscere di due fazioni che, pur detestandosi, condividono lo stesso riflesso pavloviano contro l’ordine costituito.

Il Precedente: Lo spettro del modello Rizzo/Alemanno

Questa strana attrazione tra estremi non è un’allucinazione. Il prisma attraverso cui guardare questo fenomeno è il precedente di Marco Rizzo e Gianni Alemanno. Se un ex comunista ortodosso e un ex esponente della destra sociale hanno potuto trovare una sintesi nel nome del sovranismo contro l’UE e la NATO, perché Vannacci e Bonelli non potrebbero fare lo stesso?

Il terreno di coltura è già pronto: è il pacifismo tattico. L’asse nato alla Camera tra Vannacci, M5S e AVS contro l’invio di armi in Ucraina è il primo “bacio in pubblico” di una possibile alleanza strutturata. Bonelli attacca Piantedosi per coprire i “fallimenti sulla sicurezza”, Vannacci attacca l’establishment per difendere il suo “Mondo al Contrario”. Entrambi, in fondo, scommettono sulla fine delle ideologie classiche per sostituirle con una post-ideologia bislacca dove il nemico del mio nemico (il centro moderato ed europeista) diventa mio compagno di barricata.

Convergenze di Scopo

Mentre Bonelli grida al “governo liberticida” e Vannacci si sfila dalle “catene” di Salvini per cercare praterie più selvagge, emerge una verità nuda: la mentalità para-ottocentesca del duello serve a tenere vive le rispettive tifoserie, ma la prassi parlamentare li spinge verso una convergenza di scopo. Se il Generale continuerà la sua marcia fuori dai ranghi e Bonelli proseguirà la sua crociata contro il “sistema”, l’abbraccio tra la vanga e la baionetta — uniti da un comune sentire anti-atlantista e populista — non sarà più un’eresia, ma una necessità di sopravvivenza per chi ha scelto di abitare i margini.

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