Migranti economici: leggi per lavorare in Germania

Politica

Di

Migranti economici: leggi per lavorare in Germania a confronto con quelle italiane

Migranti economici: Decreto Flussi in Italia

In Italia il sistema di regolamentazione dei flussi di migranti economici è regolato dal Decreto Flussi ed è a chiamata nominativa: il candidato fa richiesta mentre è ancora all’estero, sempre a distanza il datore di lavoro lo seleziona per offrirgli un contratto. Da questo incontro di domanda-offerta nasce il visto lavorativo e solo a quel punto il migrante economico può partire. In questo modo il Governo può monitorare il numero di lavoratori e accettarne una quantità compatibile con l’offerta, diminuendo il rischio di disoccupazione del migrante stesso.

Falle del Decreto Flussi

È quasi impossibile che un datore di lavoro assuma a tempo indeterminato una persona che non ha mai visto di persona e a cui non ha mai fatto un colloquio. Verrebbe a mancare la componente di fiducia reciproca che può maturare solo dal vivo. Di fatti la televisione si sta riempiendo di servizi giornalistici che raccontano la criminalizzazione del Decreto Flussi: in assenza di reali datori interessati, finti intermediari si fanno pagare svariate migliaia di euro dagli stranieri richiedenti per “trovare” loro il datore di lavoro, ma utilizzano dei prestanome, a volte anche inconsapevoli, che si spacciano per datori e danno il via al visto. Gli stranieri così arrivano e si ritrovano senza lavoro, senza casa e senza la cifra spesa per l’intermediazione. Un caso del genere è stato documentato da Le Iene nelle puntate del 9 dicembre e del 16 dicembre. Tornando nel mondo della legalità, i datori più interessati potrebbero essere quelli che forniscono lavori stagionali ma tra l’invio della domanda e l’arrivo del lavoratore passano anche 9-12 mesi, rendendo il sistema inutile per esigenze stagionali urgenti.

Migranti economici: la Carta delle Opportunità Chancenkarte in Germania

Il sistema di regolamentazione dei flussi di migranti economici in Germania è regolato dalla Carta delle Opportunità Chancenkarte e si basa su un accettazione del visto dettata dal punteggio ottenuto dai candidati. A differenza delle norme italiane, non è necessario avere già un lavoro prima di entrare in Germania, il visto lavorativo serve proprio per cercare lavoro e dà tempo un anno. Il punteggio necessario per il rilascio del visto verte sulla valutazione della qualifica professionale (non è necessaria la laurea), sulla conoscenza del tedesco ad un livello minimo A1 oppure dell’inglese ad un livello minimo B2, sull’età e su legami esistenti con la Germania. Bisogna dimostrare anche di avere almeno 1.091 € al mese per potersi pagare alloggio e cibo durante la ricerca. È permesso fare piccoli lavori part-time (fino a 20 ore a settimana) mentre si cerca l’impiego principale.

Pregi e difetti della Carta delle Opportunità Chancenkarte 

Il lavoratore è in Germania senza ancora aver firmato un contratto, può fare colloqui dal vivo e dimostrare le proprie capacità. Inoltre può svolgere lavori temporanei part-time fino a 20 ore per mantenersi, non pesando sul welfare mentre cerca l’impiego principale. Non ottiene il visto chi arriva prima ma chi è qualificato, chi conosce le lingue e chi ha in generale le caratteristiche idonee. Il reale impedimento per stranieri validi e motivati ma poveri sarebbe quello di dover dimostrare di avere circa 13.000 € sul conto corrente per l’autonomia finanziaria durante la ricerca lavorativa. È anche vero che sia i trafficanti di esseri umani sui barconi sia gli intermediari impostori del Decreto Flussi hanno intascato dei soldi illegalmente per consentire la migrazione, si tratta dunque degli stessi soldi, ma usati decisamente meglio. Mentre questo dubbio però è teorico, vediamo nella pratica quali sono i numeri e le percentuali di migranti economici in Italia e in Germania, per capire quanti abbiano superato il problema dei 13.000 €.

Istat e Destat

Secondo fonti Istat e Destatis in Italia la presenza di migranti economici è strutturale ma contenuta e resta significativamente più bassa rispetto a quella tedesca. I lavoratori stranieri in Italia sono circa 2,5 milioni, pari al 10,5% dell’intera forza lavoro nazionale. I lavoratori stranieri in Germania invece superano il 18% della forza lavoro. Questa enorme differenza ha radici storiche perché la Germania accetta lavoratori stranieri dagli anni Sessanta mentre l’Italia è diventata un paese di immigrazione solo dagli anni Ottanta. Improbabile però che l’efficienza dell’integrazione dipenda solo dal fattore storico, evidentemente la Carta delle Opportunità Chancenkarte tedesca gestita a punti è più funzionale e meglio strutturata del Decreto Flussi italiano. Chissà che il nostro Governo possa studiare una legge simile a quella tedesca per rendere più efficiente, inclusivo e sicuro l’ingresso dei migranti economici in futuro, sia per il bene del Paese che per il bene dei migranti.

Per un’informazione completa

Consulta anche gli articoli pubblicati su:

2 Replies to “Migranti economici: leggi per lavorare in Germania”

  1. Maria montuoro ha detto:

    Scritto bene. Chiaro ed esausti ovo

  2. Fiorella Teti ha detto:

    Questo articolo di raffrònto tra la legge italiana e quella tedesca sugli immigrati mette in luce la maggiore praticita’ della legge tedesca in quanto favorisce i meritevoli e impedisce agli speculatori di arricchiscersi sulla pelle degli emigranti. Lodevole l’impegno della relatrice.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Traduci
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube