Amianto, processo Eternit bis: la Cassazione rinvia la decisione definitiva per la mancata traduzione in lingua tedesca della sentenza di appello

Ambiente, Natura & Salute

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La tanto attesa definitiva determinazione della Suprema Corte sul procedimento Eternit bis è stata rinviata a causa della necessità di tradurre in lingua tedesca la sentenza della Corte di Appello con la quale i giudici ritennero accertato il ruolo dell’imputato Stephan Ernst Schmidheiny  nella gestione delle politiche industriali della ditta Eternit che comunque proseguì le attività produttive nonostante la consapevolezza della pericolosità dell’amianto, riconoscendo anche il diritto al risarcimento per le parti civili coinvolte.

Il processo Eternit bis riguarda le conseguenze dell’esposizione all’amianto negli stabilimenti del gruppo Eternit che per decenni hanno prodotto e lavorato materiali contenenti la fibra poi rivelatasi altamente cancerogena; migliaia di lavoratori e cittadini che vivevano nelle aree limitrofe si sono ammalati negli anni, sviluppando patologie gravi, tra cui il mesotelioma.

Accogliendo il ricorso della difesa dell’imputato la decisione della Corte di Cassazione assume il carattere di un passaggio giudiziario rilevante non solo sotto il profilo tecnico-processuale ma anche e soprattutto per le ricadute sulle attese di centinaia di familiari delle vittime dell’amianto che da anni attendono una definizione ed assume un carattere singolare alla luce del fatto che l’imputato, manager di nazionalità tedesca, ha operato per lungo tempo ai vertici delle attività Eternit in Italia ed è assistito da un collegio di difesa composto da avvocati italiani di consolidata esperienza.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, per mezzo del suo Presidente l’Avv. Ezio Bonanni rileva che:”… la Cassazione ha deciso di non decidere. Appare singolare che la mancata traduzione della sentenza in lingua tedesca sia divenuta motivo di accoglimento del ricorso; si tratta di un ulteriore stop per le vittime che attendono da tempo una definizione nel merito, con la conseguenza che si profila un allungamento dei tempi processuali in un procedimento che si protrae da anni e che riguarda centinaia di vittime e familiari coinvolti “.

Già nel 2014, al termine del processo Eternit, venne riconosciuta la responsabilità di Stephan Ernst Schmidheiny  per le conseguenze legate all’esposizione all’amianto negli stabilimenti Eternit e venne accertato il suo ruolo nella gestione delle politiche industriali e nella prosecuzione delle attività produttive nonostante la consapevolezza della pericolosità dell’amianto; venne inoltre riconosciuto il diritto al risarcimento per le parti civili coinvolte ma l’imputato ottenne l’assoluzione per intervenuta prescrizione dal reato di disastro ambientale, procedimento che riguardava il decesso di migliaia di lavoratori degli stabilimenti Eternit, cittadini residenti nelle aree limitrofe e familiari esposti indirettamente alle polveri di amianto.

 

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