Trump a Netanyahu, no alla guerra con l’Iran

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Trump rifiuta le proposte di Netanyahu in merito alla crisi con l’Iran

Dopo un colloquio a porte chiuse, Trump e Netanyahu rilasciano dichiarazioni contrastanti in merito ai difficili rapporti con l’Iran

Massimo riserbo per l’esito del colloquio svoltosi ieri, a porte chiuse, tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader israeliano Benjamin Netanyahu. All’ordine del giorno: il disarmo nucleare dell’Iran, in possesso anche di missili balistici di estrema potenza.

Divergenti anche le dichiarazioni dei due leader. Come riportato da Axios, il presidente Usa ha definito il colloquio molto positivo e, anche se non sono state prese decisioni importanti, non sono state accettate le richieste di Netanyahu.

Prima del colloquio

 

Le dichiarazioni di Israele

Più laconica la dichiarazione dell’ufficio di Netanyahu.

Il Primo Ministro ha sottolineato le esigenze di sicurezza dello Stato di Israele nel contesto dei negoziati e i due hanno concordato di continuare il loro stretto coordinamento e i loro stretti contatti”( Axios)

Questa in sintesi la dichiarazione rilasciata ieri dall’ufficio del leader israeliano che mette in evidenza la necessità per Israele di un disarmo nucleare totale dell’Iran, non esclusi i missili balistici in suo possesso.

Il no di Trump

Dopo un colloquio di circa tre ore, emerge un dato rilevante. Trump per la prima volta non accetta la linea dura di Israele, aduso a legittimare le sue azioni belliche con motivazioni di carattere difensivo ed esclude, almeno per il momento. un’azione militare contro l’Iran, che, a suo dire, appare disposto ad un accordo.

Netanyahu, invece, si mostra scettico in merito ad una soluzione diplomatica dei difficili rapporti con l’Iran e, secondo quanto trapela, sembrerebbe più favorevole ad un’azione militare immediata.

Da giugno ad oggi

Dopo la crisi di giugno, che culminò con l’attacco americano contro i principali siti nucleari del paese degli Ayatollah, Stati Uniti ed Iran hanno ripreso negoziati proprio lo scorso venerdì, in Oman.

 E, stando alle dichiarazioni di Trump, sembra che siano più disponibili ad accettare i limiti imposti dall’Usa sulla loro produzione nucleare che dovrebbe essere al 60%. In cambio, però, chiederebbero la revoca delle sanzioni loro imposte che danneggiano gravemente la loro economia. Ma appaiono inamovibili in merito alla questione dei missili.

Trump, nel frattempo, ha rinforzato la presenza militare americana nel Golfo con l’invio di una seconda portaerei.

Le speranze riposte nei prossimi colloqui

In questo botta e risposta tra Iran e Stati Uniti, gli occhi del mondo sono puntati su un eventuale secondo round di colloqui, come dichiarato  ad Axios, sotto forma di auspicio, da Trump.

Il presidente Usa ha inoltre evidenziato la maggiore disponibilità dell?ran al raggiungimento di un accordo diplomatico. Un atteggiamento nettamente diverso da quello avuto a  giugno,

La situazione in Iran

Che il regime degli Ayatollah sia profondamente in crisi è sotto gli occhi di tutti, nonostante il suo totale isolamento. Il malcontento della popolazione iraniana, degenerato in massicce  proteste, è attualmente oscurato, ma le notizie trapelano e la situazione appare sempre più critica.

Inoltre, impoverito dalle sanzioni,. l’Iran deve fare i conti con un’economia al collasso che porta la popolazione alla disperazione.

In un contesto del genere una guerra rappresenterebbe la fine di un regime che fa della repressione la propria unica arma di sopravvivenza.

Conclusioni

Per una volta, dunque, Trump attua una politica più adeguata alle circostanze e dice no al suo storico amico Netanyahu.

 Il Donald trionfale di una volta, sempre più in declino nei consensi, anche da parte di alcuni rappresentanti del partito repubblicano, attua una linea più morbida e, pur mostrando i pugni e dichiarandosi pronto all’azione, si affida alla diplomazia,. cercando di scongiurare un conflitto che porterebbe a conseguenze disastrose.

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