Gli aiuti primari e secondari

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Gli aiuti primari e secondari

Vado a cavallo da oltre cinquant’anni e sarà a causa dell’età e dell’esperienza accumulata nel tempo, ma ho capito che troppo spesso vengono dati per scontati alcuni e importanti concetti base dell’equitazione.

Mi ritrovo a parlare con gli allievi, giovani e meno giovani, e comprendo che sovente le nozioni di base dell’equitazione sono state apprese in maniera approssimativa e poco profonda e senza andare a cercare le motivazioni di tutto questo ho pensato che ripassare anche in maniera leggera queste nozioni non possa che essere di beneficio.

Pertanto, in questo articolo andremo a rivedere in maniera snella, ma precisa “gli aiuti”.

Ritengo fondamentale che il nostro Istruttore nel momento in cui ci mette in sella ci abbia esaurientemente fatto conoscere il cavallo.

Da questo momento il problema principale sarà quello di apprendere quali mezzi dovremo usare per traferire le nostre intenzioni e le nostre richieste all’animale, ecco quindi che andremo a distinguere e a usare “gli aiuti”.

Precisiamo che gli aiuti sono gli strumenti di cui dispone il cavaliere, attraverso i quali potrà far compiere al cavallo le azioni da lui volute e cioè far avanzare il cavallo, mantenerlo in movimento e aumentare o arrestare lo stesso, nonché cambiare la direzione.

Gli aiuti si distinguono in:

Aiuti Principali o naturali –  mani – gambe – assetto.

Aiuti secondari o ausiliari – voce – speroni – frustino.

In questo distinguo è importante sapere che l’aiuto che cambia sempre è il peso del corpo o assetto.

Le mani controllano la direzione e la flessione attraverso le redini, mantenendo un contatto elastico con la bocca del cavallo, pertanto gestiscono soprattutto l’avantreno.

Le gambe servono per trasmettere attività ed impulso, gestiscono la direzione e mantengono l’andatura, controllano il posteriore.

L’Assetto è l’aiuto fondamentale, poiché la distribuzione del peso influisce direttamente sull’equilibrio e sul movimento del cavallo.

La voce non da tutti viene usata, è comunque un rinforzo per tranquillizzare o chiedere transizioni.

Frustino e speroni sono strumenti che rafforzano gli aiuti naturali, ma devono sempre essere usati con competenza e moderazione, non come mezzi di coercizione.

Sull’uso degli aiuti, per opportuna conoscenza e curiosità devo dire che nell’equitazione convenzionale si consiglia degli stessi un impiego contemporaneo, per capirci, l’uso delle mano e della gamba effettuato insieme e coordinato, mentre la scuola della leggerezza ne consiglia l’uso singolarmente o dell’una o dell’altra (è noto il motto di Baucher -1796-1974 – “Mani senza gambe. Gambe senza mani”)

Personalmente e per esperienza parto sempre dal principio del rispetto e dell’amore per il cavallo, quindi credo sia corretto far capire che l’uso degli aiuti, se fatto in maniera approssimativa e generica, provocherà al cavallo solo ansia e incomprensione, quindi un buon cavaliere deve imparare a coordinare gli aiuti con precisione, sensibilità e tempismo e solo quando un cavallo non risponde si dovrà intervenire con aiuti ausiliari.

Per raggiungere buoni traguardi si deve lavorare sugli aiuti con chiarezza, passione e senza avere fretta, perché è improbabile che un cavaliere privo di pazienza e di una buona tecnica possa pretendere dal suo cavallo comprensione immediata.

Un buon comando diventa chiaro quando è compreso e accettato dal cavallo, pertanto dobbiamo operare in maniera corretta e semplice ripetendo più volte l’azione fino a quando è ben evidente che il cavallo abbia compreso la nostra richiesta.

Solo a quel punto possiamo iniziare nella “discesa degli aiuti” che significa in poche parole ridurre le richieste e le pressioni. Vale a dire che il cavallo a quel punto è con noi, ci ha capito; per esempio, cambio direzione semplicemente girando la testa e spostando il peso nella direzione voluta, senza uso di mani e gambe.

Al contrario, se nel nostro lavoro sottoponiamo il cavallo a ripetute pressioni e ripetuti stimoli rischieremo di rendere l’animale insensibile e, come tecnicamente si dice, sordo ai comandi.

Cerchiamo di capire quanto la fretta sia nemica dell’addestramento. Non stanchiamoci nel ripetere più volte le nostre azioni, provando eventualmente a correggere, ad alleggerire la richiesta. Dobbiamo ricordare che i nostri cavalli sono ipersensibili ai nostri inviti, se ripetuti con correttezza e dolcezza.

Termino questo articolo con due parole sull’assetto. Non dimentichiamo mai quanto sia fondamentale il nostro equilibrio in sella, noi dobbiamo sempre essere in accordo con il movimento del cavallo, ogni azione esterna a questo accordo invia segnali errati al nostro animale.

Pensate se voi doveste camminare indossando uno zaino con dentro un cagnolino che non vuole stare fermo, rischiereste di cadere ad ogni passo.

Sembra una banalità, ma ogni volta che in sella noi effettuiamo un’azione che altera o varia il corretto assetto, come guardare il cellulare, sistemarsi la giacca, semplicemente soffiarsi il naso, senza accorgervi rendete instabile l’equilibrio del cavallo che a sua volta deve rimettersi.

Pensateci.

Come sempre prendete il tutto come un bel ripasso, poiché tematiche come questa degli aiuti chiederebbero spazi molto più ampi, ma se siete curiosi potete sempre fare delle ricerche personali.

5.02.2026     

Cav. Luigi Conforti  – Maitre Randonneur

 

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