Il pubblico di Taranto tributa il trionfo ai Carmina Burana del TOF
Standing Ovation ieri sera del pubblico presente nella Concattedrale di Taranto per la straordinaria esecuzione dei Carmina Burana di Carl Orff
Giunta al suo terzo appuntamento, la stagione invernale 2025/26 del Taranto Opera Festival ha celebrato ieri il suo successo con oltre 15 minuti di applausi del pubblico presente nell’inusuale cornice della Concattedrale Gran Madre di Dio di Taranto
Sulla scena, i Carmina Burana, l’opera che più di ogni altra rappresenta lo spirito rivoluzionario dei clerici vagantes del XII/XIII secolo, ma anche del suo autore, Carl Orff, considerato dai suoi detrattori autore anacronistico.

Il momento degli applausi del pubblico- foto di Dario Mantellini
I Carmina Burana
Coinvolgenti per una musicalità prorompente, di forte impatto emotivo, ma soprattutto sonoro, i Carmina Burana, sin dalla data della loro prima rappresentazione, avvenuta nel 1937 a Francoforte, rappresentano un unicum nell’ lambito della produzione operistica, che rompe con gli schemi tardo-romantici e s’impone al pubblico come un’opera in anticipo sui tempi.
Un’opera che vede al centro della sua narrazione l’uomo, visto nella sua cruda e spietata prospettiva esistenziale. L’uomo, essere in balia di forze misteriose ed imperscrutabili.
Un punto di vista altamente innovativo, dunque, che si pone, sia musicalmente, che contenutisticamente, in netta antitesi con i toni melensi del tardo romanticismo.
Criticato, dunque, da buona parte della critica contemporanea, Carl Orff, musicò 24 componimenti poetici appartenenti ad un antico manoscritto medievale, rinvenuto nel 1803 in un monastero benedettino. Quello di Benediktbeuern, in Baviera. E fu il successo!
Il carattere innovativo dei Carmina Burana
Attingendo ai canti gregoriani ed alla canzone strofica medievale, Orff seppe interpretare appieno con la sua musica la forza rivoluzionaria di quei versi composti dai clerici vagantes o goliardi dell’epoca. Un’epoca dominata, in ambito culturale, dal Clero, stante l’alto indice di analfabetismo imperversante anche tra i nobili.
E tutta la ribellione di quei monaci a un sistema clericale ipocrita e corrotto esplose nella sua musica, grazie al ruolo primario di una coralità che scandisce precisi momenti ritmici, determinati prevalentemente dalle percussioni, rinforzate dai pianoforti.

Il coro nella cornice della Concattedrale di Taranto- foto di I. Saracino
L’esecuzione di ieri
Se questa musica ha saputo narrare nel tempo la vita umana, soggetta ai capricci della fortuna, invitando a godere dell’ amore, della bellezza e del vino, ieri sera, all’interno di una chiesa, il pubblico presente è stato proiettato in un’atmosfera ipnotica. Un’atmosfera che ha saputo quasi dare corpo, spessore a suggestioni, sensazioni inimmaginabili, fuori dal tempo.
Ciò grazie soprattutto alla bravura del direttore Mauro Marchetti, che, in una versione priva di orchestra, ha valorizzato maggiormente i due cori, quello della Città di Roma, da lui stesso diretto, e quello dei Tarenti Cantores, diretto da Tiziana Spagnoletta.
Non solo musica
Una fusione perfetta di voci, dunque, che hanno ricreato quella ritmicità voluta dall’autore, grazie anche alla bravura dei percussionisti che hanno impresso un crescendo emotivo e musicale adeguato ad una versione forse più vicina al XII secolo.
Più che un ritmo è stato in realtà un’esplosione di emozioni, di rabbia, di stati d’animo, di ribellione, rinforzata dai due pianoforti, suonati magistralmente da Susanna Nucci e da Romolo Saccomanni.
E la scena, le immagini di un passato così misterioso e pregno di fascino è stato lì, in quello scorcio di una sacralità pura, cui l’uomo anela, anche nella sua esaltazione edonistica della vita. E’ stata scena, infatti, teatro, narrazione condensata nelle vocalità straordinarie dei tre solisti.
Luca Simonetti, già noto al pubblico tarantino, ha ricreato infatti quel sapore ludico di una vita vissuta nel gaudium con la sua potente voce baritonale, ma anche con una padronanza scenica fuori del comune, Bravi anche gli altri due solisti il contraltista Vincenzo Franchini e il soprano Claudia Urru
Conclusioni
Poi, nel crescendo musicale del finale, l’emozione del pubblico si è fatta voce e l’epilogo è stata una Standing Ovation corredata da oltre 15 minuti di applausi. Applausi che si sono ripetuti anche dopo l’esecuzione del bis.
Ancora una volta, dunque, il Taranto Opera Festival non ha deluso le aspettative di un pubblico che vuole, ama la musica e chiede rappresentazioni ed esecuzioni di alto livello, quale appunto quella di ieri sera.
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