Certamente. Quest’anno c’è stato sicuramente un salto di qualità rispetto alla scorsa stagione, che per me era la prima in Serie A1. Essendo giovane, all’inizio non è stato semplice, ma con il tempo sono riuscito a conquistare sempre più spazio e minutaggio. Quest’anno, invece, sono partito molto bene: nelle prime partite ho iniziato subito a segnare e questo mi ha dato grande fiducia e consapevolezza dei miei mezzi. Da lì in poi credo di aver iniziato a esprimermi al meglio. Arrivati a questo punto della stagione, con 15 partite giocate e 25 gol segnati, posso dire di essere soddisfatto e di considerare la stagione finora molto positiva.
Mi descrivi le sensazioni che hai provato a indossare la maglia azzurra nei quarti di finale contro gli Stati Uniti nel mondiale under 18 in Argentina?
E’ stato un onore poter rappresentare l’Italia in un mondiale seppur a livello giovanile e giocare partite importanti come quella di Buenos Aires, contro gli Stati Uniti. È stata una partita fondamentale perché la vittoria per 14 a 10 ci ha garantito il passaggio alle semifinali. Le sensazioni che ho provato in gara sono state tante: prima l’ansia del pre-gara, poi l’adrenalina di giocare e infine la gioia di aver battuto una delle squadre più forti al mondo.
Come lo descriveresti il tuo rapporto con mister Calcaterra e dove ti ha migliorato?
Sicuramente all’inizio il nostro è stato un rapporto complicato. Io arrivavo da una realtà completamente diversa e lui è una persona molto conosciuta, con un carattere forte e piuttosto esigente. Per me, che ero ancora un ragazzo appena arrivato a Roma, trovarmi ad essere allenato da lui non è stato semplice. Inoltre, all’inizio non ci conoscevamo, quindi c’è voluto del tempo per capirci.
Con il passare dei mesi, però, il nostro rapporto è migliorato. Abbiamo iniziato ad avere più confidenza e lui ha inziato a darmi sempre più fiducia in campo. Oggi, almeno dal mio punto di vista, il nostro rapporto è molto positivo: sento che crede in me come giocatore e questo per me conta tantissimo.
Sono davvero molto soddisfatto del percorso che abbiamo fatto insieme. Il fatto che abbia partecipato a quattro Olimpiadi resta qualcosa di straordinario. La sua esperienza è un valore enorme: i suoi consigli sono preziosi e mi aiutano a crescere e a migliorarmi ogni giorno. A volte, come allenatore, può essere duro ed esigente, ma proprio per il giocatore che è stato e per la mentalità che ha oggi rappresenta un grande punto di forza, sia per me sia per tutta la squadra.
Che obiettivi ti poni con la Vis Roma, dove potete arrivare quest’anno in campionato?
Quest’anno la squadra ha subito un cambiamento per l’infortunio di un giocatore straniero. Nonostante ciò, con l’organico attuale e il decimo posto in classifica, si può puntare più in alto. Il campionato inizia sabato e le aspettative sono migliori rispetto all’anno scorso. La squadra l’anno scorso è arrivata settima e può fare di più. L’obiettivo è chiudere almeno entro il sesto posto.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi sogni in acqua e fuori e dalla piscina?
L’anno prossimo mi trasferirò in America per studiare. Ho ricevuto una borsa di studio completa da un college grazie alla pallanuoto, un’opportunità di cui sono davvero orgoglioso.
Fuori dall’acqua, il mio obiettivo principale è conseguire una laurea. Al momento sono molto interessato all’ingegneria e mi piacerebbe diventare ingegnere, anche se devo ancora decidere con precisione quale facoltà scegliere.
Dentro l’acqua, invece, voglio continuare ad allenarmi e competere ad altissimo livello. Il mio obiettivo è crescere il più possibile nei prossimi quattro anni negli Stati Uniti, sia come atleta sia come persona. Se tra quattro anni dovessi tornare in Italia, il mio sogno più grande sarebbe quello di fare un ulteriore salto di qualità nella pallanuoto e riuscire a partecipare alle Olimpiadi con la Nazionale.
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