Francia e Spagna rifiutano Trump

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Francia e Spagna rifiutano l’invito di Trump a partecipare al Board of Peace, la Germania resta cauta

La ricostruzione di Gaza

La prima riunione del Board of Peace per Gaza voluta da Donald Trump sarà a Washington giovedì 19 febbraio 2026. Il Board of Peace è un organismo internazionale nato nel gennaio 2026 per gestire la transizione, la sicurezza e la ricostruzione della Striscia di Gaza. Il fine appare positivo ma il metodo porta con sé polemiche e ostilità, come vedremo nel corso dell’articolo.

Il Nucleo di Comando 

Il Nucleo di Comando si chiama Founding Executive Board ed è l’organo decisionale che definisce la strategia generale. I membri sono quasi tutti americani: Donald Trump (Presidente USA e del Board), Marco Rubio (Segretario di Stato USA), Steve Witkoff (Inviato speciale USA per il Medio Oriente), Jared Kushner (Consigliere e figura chiave degli Accordi di Abramo), Tony Blair (Ex Primo Ministro britannico), Marc Rowan (Miliardario americano e CEO di Apollo Global Management), Ajay Banga (Presidente della Banca Mondiale), Nickolay Mladenov (Alto Rappresentante per Gaza, con il ruolo di collegamento sul campo).

Il Gaza Executive Board

Il Gaza Executive Board invece è composto da undici membri, è più operativo che decisionale e serve a garantire la cooperazione dei paesi confinanti e dei finanziatori. Ne fanno parte Hakan Fidan (Ministro degli Esteri della Turchia), Ali al-Thawadi (Rappresentante del Qatar), Hassan Rashad (Capo dell’intelligence egiziana), Reem Al-Hashimy (Ministra della Cooperazione Internazionale degli Emirati Arabi Uniti), Sigrid Kaag (Coordinatrice ONU per gli aiuti a Gaza), Yakir Gabay (Imprenditore israeliano).

I Membri Fondatori

Oltre sessantadue Paesi sono stati invitati a partecipare. I Paesi che hanno firmato l’atto costitutivo a Davos a gennaio sono solo venticinque e sono diventati membri fondatori. Essi sono: USA, Argentina, Ungheria, Albania, Bulgaria (in attesa di ratifica), Armenia, Kosovo, Israele, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Bahrein, Marocco, Egitto, Giordania, Turchia, Indonesia, Pakistan, Uzbekistan, Vietnam, Azerbaigian, Kazakistan. L’adesione come membro deve portare con sé un contributo finanziario, indicato in un miliardo di dollari, destinato alla ricostruzione. Mancano dunque i grandi nomi dell’Europa Occidentale.

Italia e Grecia

L’Italia e la Grecia non sono tra i membri fondatori ma hanno confermato la partecipazione come osservatori. Non dovranno dunque dare nessun contributo economico. L’Italia sarà rappresentata dal Ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Francia

Emmanuel Macron ha criticato il Board ritenendolo in contrasto con le risoluzioni ONU e il diritto internazionale. Trump ha risposto minacciando dazi del 200% su vini e champagne francesi.

Germania

La Germania ha inizialmente espresso la volontà di cautela e i propri dubbi sulla governance dell’organismo, sul potere di veto quasi assoluto di Trump e sulla compatibilità con l’ONU. Poi il 13 febbraio, dalla Conferenza di Monaco, Friedrich Merz ha alzato i toni contro gli Stati Uniti, parlando di una possibile frattura transatlantica, ha anche sgridato l’Ue spronandola a diventare più sovrana militarmente, economicamente e tecnologicamente.

Spagna

Pedro Sánchez ha declinato l’invito pur apprezzando il gesto. Ha sottolineato che il futuro della Palestina deve essere deciso dai palestinesi e che il Board rischia di indebolire l’ordine multilaterale, ossia le relazioni internazionali tra Stati che collaborano per raggiungere obiettivi comuni, risolvere controversie e stabilire regole condivise.

Il rifiuto

Non solo Francia, Spagna e Germania ma anche tanti altri Stati europei hanno rifiutato l’invito. Prima di tutto molti Stati non hanno apprezzato di dover dare un così alto contributo finanziario per aderire. Inoltre Francia e Germania vedono il Board come un tentativo di Trump di creare un’alternativa al Consiglio di Sicurezza ONU, dove gli USA manterrebbero il controllo totale sulla ricostruzione di Gaza. In più molti leader europei contestano il fatto che il Board non includa rappresentanti ufficiali della leadership palestinese, ma solo un comitato di tecnocrati scelti esternamente.

La prima vera occasione

L’attuale mandato di Trump è iniziato il 20 gennaio 2025 e da allora gli Stati Europei avevano chinato la testa davanti alle sue prepotenze, sia nella politica estera che a livello commerciale con i dazi che davanti alle violazioni dei diritti umani dell’ICE capeggiata dallo stesso Trump. Dopo poco più di un anno questa è la prima vera occasione per l’UE di tenergli testa e di rifiutare le sue condizioni dittatoriali e ingiuste. Si spera che, per il bene dei palestinesi, il Board completi con successo il progetto, ma anche che il Board non vada a sostituire l’ONU. Bisogna limitare i poteri di Trump.

Il Comitato Tecnocratico Palestinese

L’amministrazione civile della Striscia è affidata a un comitato di esperti e tecnocrati palestinesi guidato da Ali Sha’ath, con l’obiettivo di gestire i servizi essenziali: salute, educazione, infrastrutture. Il coinvolgimento politico di Hamas è escluso.

Gli obiettivi

Oltre a far funzionare il Comitato Tecnocratico Palestinese, il primo obiettivo del Board è la ricostruzione infrastrutturale, ossia una completa trasformazione urbana. Jared Kushner punta a rendere Gaza un polo immobiliare e turistico di alto livello, con zone economiche speciali per attirare investitori privati. Il secondo obiettivo è la sicurezza, accompagnata dalla stabilizzazione. Verrà anche finanziata la International Stabilization Force, una polizia internazionale, guidata dagli USA con partner arabi, che sorveglierà la Striscia, garantirà il disarmo di Hamas e addestrerà la nuova polizia locale palestinese selezionata.

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2 Replies to “Francia e Spagna rifiutano Trump”

  1. Donatella Montuoro ha detto:

    Come in ogni articolo,Sonia è molto ben informata: in quest’ultimo dimostra di sapere quasi tutto sul Board of Peace per la ricostruzione di Gaza,voluto da Trump ma ristretto a pochi stati,anche per questioni di finanziamento, per potere partecipare.. Francia e Germania soprattutto vedono il Board come una iniziativa di Trump non per la ricostruzione della striscia di Gaza ma come un tentativo di indebolire l’ONU..Più di 25 paesi hanno aderito,sborsando molti soldi per l’adesione..Molti vorrebbero partecipare solo come “osservatori,in tal caso senza il pagamento di costi molto elevati..tra questi c’è l’Italia di G.Meloni. ma la Costituzione non lo consentirebbe.

  2. Fiorella Teti ha detto:

    In questo mondo complicato e soggetto a rivolgimenti quasi giornalieri tenere la barra dritta è difficile. La relatrice dimostra un esame puntuale della situazione. Brava !

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