L’intelligence europea non crede nella pace rapida in Ucraina

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I vertici dell’intelligence europea sono pessimisti sulle possibilità di raggiungere un accordo quest’anno per fare cessare la guerra russa in Ucraina, nonostante le affermazioni di Trump per cui i colloqui mediati dagli Stati Uniti hanno reso la prospettiva di un accordo “ragionevolmente vicina”.

I capi di cinque agenzie di spionaggio europee hanno affermato che la Russia non vuole chiudere guerra in tempi rapidi. Quattro di loro hanno affermato che Mosca sta usando i colloqui con gli Stati Uniti per chiedere l’allentamento delle sanzioni e degli accordi commerciali.

I colloqui, l’ultimo dei quali si è svolto a Ginevra pochi giorni fa, sono “teatro di negoziazione”. Le dichiarazioni evidenziano un divario impressionante tra le capitali europee e la Casa Bianca, che secondo l’Ucraina vuole raggiungere un accordo di pace entro giugno, in vista delle elezioni di medio termine del Congresso degli Stati Uniti a novembre. Trump afferma di credere che iPutin voglia raggiungere un accordo.

“La Russia non sta cercando un accordo di pace. Sta perseguendo i suoi obiettivi strategici, e questi non sono cambiati”, ha affermato uno dei responsabili dell’intelligence europea. Tra questi, la rimozione del leader ucraino Zelensky e la trasformazione dell’Ucraina in un cuscinetto “neutrale” rispetto all’Occidente.

Il problema principale, ha affermato un  capo dell’intelligence, è che la Russia non vuole né ha bisogno di una pace rapida e la sua economia “non è sull’orlo del collasso”.

Sebbene l’intelligence europea non abbia spiegato come hanno ottenuto le informazioni, i loro servizi utilizzano fonti umane e intercettazioni. Tutti hanno affermato di ritenere la Russia un obiettivo prioritario per la raccolta di informazioni.

Il Ministero degli Esteri russo non ha risposto immediatamente a una richiesta scritta di commento.

Putin dice di essere pronto per la pace, ma alle sue condizioni. I funzionari russi riprotano che i governi europei hanno ripetutamente sbagliato nelle loro valutazioni sulla Russia.

I negoziatori ucraini e russi si sono incontrati questa settimana per il loro terzo vertice mediato dagli Stati Uniti nel 2026, ma senza alcuna svolta sui punti critici chiave, inclusi i territori.

Dopo gli incontri, Zelensky è apparso frustrato dalla mancanza di progressi significativi e ha lasciato intendere che i russi fossero più interessati a discutere le radici storiche del conflitto che a raggiungere un accordo a breve termine.

“Non ho bisogno di stronzate storiche per porre fine a questa guerra e passare alla diplomazia. Perché è solo una tattica dilatoria”, ha scritto sui social.

Mosca vuole che Kiev ritiri le sue forze dal restante 20% della regione orientale di Donetsk, che la Russia non controlla, cosa che l’Ucraina si rifiuta di fare.

Un capo dell’intelligence ha affermato che la Russia potrebbe essere soddisfatta territorialmente se ottenesse il resto di Donetsk, ma con ciò comunque non raggiungerebbe il suo obiettivo di rovesciare il governo filo-occidentale di Zelensky.

Un altro capo dell’intelligence ha detto che c’è la convinzione errata che la cessione di Donetsk da parte dell’Ucraina porterebbe rapidamente a un accordo di pace.

“Nel caso in cui i russi ottenessero queste concessioni, penso che questo sia forse l’inizio di veri e propri negoziati”, ha detto il funzionario, prevedendo che la Russia avrebbe poi avanzato ulteriori richieste.

Nei colloqui la parte statunitense è guidata da Steve Witkoff, imprenditore immobiliare e amico di lunga data di Trump, e da Jared Kushner, suo genero.

Entrambi hanno lavorato su altri conflitti per conto di Trump, ma nessuno dei due è un diplomatico qualificato né ha competenze specifiche su Russia o Ucraina.

In risposta a una richiesta di commento, la portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha affermato: “Il presidente Trump e il suo team hanno fatto più di chiunque altro per unire entrambe le parti, fermare le uccisioni e raggiungere un accordo di pace”.

Due funzionari hanno affermato che Mosca sta cercando di separare i colloqui in due percorsi diversi: uno incentrato sulla guerra e un secondo incentrato su accordi bilaterali con gli Stati Uniti, che includerebbero l’allentamento delle sanzioni per la Russia.

Zelensky sostiene che i suoi servizi segreti hanno riferito che i negoziatori statunitensi e russi hanno discusso accordi di cooperazione bilaterale per un valore di ben 12.000 miliardi di dollari, proposti dall’inviato russo Kirill Dmitriev.

Proprio Dmitriev ha scritto sui social che “il portafoglio di potenziali progetti USA-Russia ammonta a oltre 14.000 miliardi di dollari”.

Un altro capo dell’intelligence ha affermato che l’offerta è stata concepita per attrarre sia Trump che gli oligarchi russi che non hanno tratto profitto dalla guerra a causa delle sanzioni, ma la cui lealtà Putin deve mantenere, mentre l’economia russa si scontra con venti contrari sempre più rigidi.

Il funzionario ha affermato che, in definitiva, la Russia è una “società resiliente” in grado di sopportare ogni difficoltà.

Tuttavia, un altro funzionario ha affermato che la Russia affronterà rischi finanziari “molto elevati” nella seconda metà del 2026, citando, tra gli altri fattori, l’accesso limitato di Mosca ai mercati dei capitali a causa delle sanzioni e degli elevati costi di indebitamento. Alcuni analisti affermano che l’economia russa si trova a metà strada tra la stagnazione e la recessione.

Il tasso di interesse chiave della banca centrale, che determina il costo del denaro, si attesta ogfi al 15,5%. La parte liquida del fondo “di emergenza” russo, che il governo utilizza per coprire il deficit di bilancio, si è più che dimezzata dall’invasione del 2022.

Insomma, anche se i protagonisti vacillano, la pace sembra molto lontana.

 Lucia Abbatantuono   

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