Inclusione, la vita presa a pugni

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Oltre 120 atleti alla manifestazione solidale ideata dall’ex campione europeo e IBF Michele Orlando. Fondi per attrezzature sportive a sostegno di persone fragili e con difficoltà economiche

Alla palestra comunale di Guidonia, in provincia di Roma, il suono del gong ha segnato l’inizio di una giornata davvero speciale. La manifestazione si chiama “Inclusione, la vita presa a pugni”. Sul quadrato si sono alternati oltre 120 atleti, dai bambini di cinque anni fino agli adulti di settanta, arrivati da società di tutto il Lazio. Ma più che una riunione di pugilato, l’evento è stato un concentrato di storie personali, percorsi di crescita e sport come strumento d’inclusione sociale.

 

L’obiettivo era chiaro. Raccogliere fondi per acquistare un ring e attrezzature sportive da destinare anche a chi, per motivi economici o fragilità personali, potrebbe avere difficoltà ad accedere alla pratica pugilistica. Il principio di fondo è semplice “la boxe è per tutti, non ci sono limiti e vogliamo offrire a chiunque l’opportunità di farla”.

 

Dietro l’iniziativa c’è Michele Orlando, ex professionista con una carriera di tutto rispetto e oggi tecnico alla guida della Polisportiva Boxe Orlando – Palestra Popolare. Il titolo della kermesse richiama direttamente il suo libro, “La vita presa a pugni”, che racconta il suo rapporto con il pugilato.

 

Michele Orlando: “Sul ring puoi sempre uscire dall’angolo e tirare il gancio vincente” (ph. autore)

“Amo il pugilato da sempre, forse da prima di venire al mondo” scrive. E lo ama così tanto che a 6 anni baratta un’automobilina telecomandata, regalatigli dal nonno, con un paio di vecchi guantoni. “Erano laceri, strappati e maleodoranti, ma li preferii al mio giocattolo”. Quei guantoni gli hanno portato fortuna.

 

Dalla Sicilia a Guidonia, passando per i ring di mezzo mondo, la carriera di Michele Orlando è stata quella di un combattente autentico, costruita tra cadute e ripartenze. Dopo il bronzo internazionale alla President’s Cup del 1994, il passaggio al professionismo nel 1995 segna l’inizio di un percorso duro, ma in continua ascesa, culminato tra il 1999 e il 2001 con la conquista del titolo italiano welter e dell’IBF Intercontinentale, ottenuto a Palermo con un KO che lo consacra davanti al suo pubblico.

 

Negli anni successivi Orlando affronta sfide europee e mondiali, conquistando nel 2005 il titolo Europeo e nel 2006, dopo il cambio di categoria, la cintura IBF dei superwelter, ennesima dimostrazione della sua resilienza. Dopo una lunga pausa torna sul ring nel 2013, vincendo ancora, a conferma di una passione mai spenta.

 

Il suo record finale è di 43 incontri, 36 vittorie (18 KO), 5 sconfitte e 2 pareggi. Numeri importanti, ma che non bastano a raccontare il peso della sua figura nel pugilato italiano.

 

Chiusa la carriera da pugile, Michele resta nell’ambiente come tecnico, trasmettendo ai giovani non solo le tecniche e i segreti del mestiere, ma soprattutto la disciplina, il rispetto e il sacrificio, quei valori che lo hanno reso un campione.

 

Il tecnico Matteo Vignola con il giovane Marco Poggi (ph. autore)

Giovani come Lorenzo, 14 anni, meno di un anno di boxe alle spalle e una vittoria nella riunione odierna. Prima giocava a calcio, ma poi ha deciso di lasciare quel mondo dopo un’esperienza negativa “in un ambiente in cui non mi sentivo accettato”. “Ho scelto la boxe perché qui tutto dipende da te. Certo il talento conta, ma alla fine tutto si basa sulle tue forze”.

 

Marco Poggi ha 17 anni e una bella storia di sport. Lo si vede da come tira sul ring. Si muove con naturalezza, colpisce con precisione, gestisce le distanze. “Facevo nuoto, ho scelto la boxe. Perché mi piaceva”. Così. Semplicemente.

 

A bordo ring, com’è ovvio,  si muovono anche gli istruttori. Matteo Vignola, 47 anni, è qui con un gruppo di suoi ragazzi. L’atmosfera ricorda più una gita scolastica che una competizione agonistica, tanto è forte la complicità e l’affiatamento.

 

“Il pugilato insegna a superare i propri limiti — racconta — molti ragazzi si sentono insicuri e non conoscono le loro potenzialità. Li faccio allenare anche con compagni più forti o più esperti, perché questo aiuta a costruire collaborazione e rispetto, qualità che fuori dalla palestra spesso mancano”.

 

Pietro Cipriani dopo l’incontro insieme a Michele Orlando (ph. autore)

Altro gong, altra storia. Pietro Cipriani, 33 anni, spina bifida e sedia a rotelle. Pratica boxe da meno di quattro anni. A Guidonia ha disputato il suo primo incontro ufficiale. Ha subito sei interventi chirurgici complessi, ma non smette di sorridere. E di combattere. “Ho iniziato perché ho conosciuto Michele per caso e mi ha convinto” dice. Alla domanda perché fa pugilato, risponde “Perché sul ring sei da solo contro il tuo mostro”.

 

Tutto si è svolto con la regolarità di una normale riunione sportiva. Incontri brevi, rotazione continua degli atleti, pubblico composto soprattutto da famiglie e compagni di squadra. Ma in questo contesto il dato sportivo è solo una parte della storia. L’altra riguarda l’accesso allo sport come strumento educativo e sociale.

 

Per Michele Orlando, il senso della giornata sta proprio qui. Creare le condizioni perché chiunque possa salire su un ring, indipendentemente dall’età, dalle condizioni fisiche o dalle possibilità economiche. Come dice lui stesso “la vita è un ring e i colpi che la vita ti sferza possono ferirti duramente, ma fino a quando il gong non decreta la fine del match, puoi sempre uscire dall’angolo e tirare il gancio vincente”. 

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