Dame e Cavalieri, la seduzione dei tornei e la paura del peccato

Miniatura Medievale
Nel Medioevo la vita media della donna era di circa trentasei anni. Si sposava prestissimo, tra i dodici e i quindici, partoriva molti figli (di cui buona parte morivano in tenera età) e solo il 39% arrivava ai quarantʼanni (contro il 57% degli uomini). Il matrimonio dei nobili era riservato al primogenito, per non dividere il patrimonio, gli altri figli, si dedicavano ai tornei e violentare le serve.
Intanto chierici spronavano i gentiluomini a dare prova di sé solo al di fuori del matrimonio ricordando che il marito che sollecita troppo ardentemente la moglie è colpevole. Per la moglie si parla di “affetto” e soltanto lʼintenzione di procreare giustifica la congiunzione dei sessi diminuendole un po’ del carattere peccaminoso.
La riforma gregoriana così detta dal nome di papa Gregorio VII (1073- 1083) crea una divisione tra chierici e laici. I primi dovranno, secondo il nuovo modello del monachesimo, astenersi dal versare ciò che provoca la corruzione dell’anima e impedisce l’elevazione dello spirito: sperma e sangue, i secondi dovranno fare uso del loro corpo in maniera salutare e salvifica, all’interno di una società imprigionata nel matrimonio e nel modello patrimoniale , monogamico e indissolubile.
I santi padri della Chiesa sostengono che la contraccezione nel matrimonio è il massimo dell’abiezione, l’uomo che pecca sessualmente è più soggetto alle insidie del demonio, è a letto, nei sussulti del godimento, che Satana colpisce.















