Come cambia Sanremo?

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Dalla “Vola colomba…” di Nilla Pizzi a “Vengo dal basso” di Nayt: il passaggio dalla musica melodica al rap, all’indie e ai linguaggi della generazione TikTok

Dagli esordi con “Vola colomba…” di Nilla Pizzi a “Vengo dal basso” di Nayt, fino alla partecipazione di artisti legati alle piattaforme social, il Festival di Sanremo rappresenta un caso di evoluzione culturale e mediatica nella società italiana.

 

Nato nel 1951 come competizione musicale e veicolo di un’identità nazionale condivisa, la manifestazione ha mantenuto una continuità apparente (la gara musicale, il voto, il rituale televisivo), ma ha modificato la propria funzione da contenitore di musica leggera a osservatorio delle trasformazioni sociali e dei consumi culturali, in grado di accogliere linguaggi, nuovi modi di produrre musica e di ottenere visibilità.

 

Nilla Pizzi al Festival della Canzone Italiana del 1952, interprete simbolo delle prime edizioni che definirono l’identità della musica di allora (ph. Picryl)

La funzione nazionale

Negli anni successivi al dopoguerra, Sanremo si configurava come un rito mediatico capace di favorire il senso dell’unità nazionale in un Paese ancora molto differenziato per territori, linguaggi e tradizioni culturali.

 

Radio e televisione diffondevano un repertorio musicale coerente con i valori sociali dominanti, centrato sugli affetti familiari, sull’amore romantico e su ruoli sociali relativamente stabili. In questa fase, la dimensione melodica della canzone costituiva il principale veicolo di partecipazione emotiva e costruzione della memoria collettiva.

 

E i versi “Volare, oh oh…” di “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno sintetizzano l’ottimismo, lo slancio collettivo e contribuiscono a definire l’immaginario condiviso di quell’epoca.

Le trasformazioni

Negli anni Sessanta e Settanta la competizione iniziò a confrontarsi con le tensioni generate dai mutamenti sociali, culturali e giovanili. L’introduzione di sonorità diverse, la presenza dei cantautori e le influenze straniere ridefinirono progressivamente il confine fra tradizione e innovazione.

 

La località rivierasca restava un luogo di legittimazione istituzionale, ma la sua funzione rifletteva ormai un contesto in cui la cultura popolare e altre forme espressive entravano in relazione con codici già consolidati.

 

Presentatori del Festival del 1988: un decennio in cui la manifestazione combinava musica e intrattenimento televisivo (ph. Picryl)

Negli anni Ottanta e Novanta, l’affermazione della televisione commerciale e la crescente centralità dell’audience trasformarono ancora l’evento. La rassegna si caratterizzò per scenografie elaborate, ospiti internazionali e una narrazione costruita per la fruizione televisiva, rafforzando la dimensione di intrattenimento insieme a quella musicale.

 

In quel contesto, la città dei fiori consolidava una doppia funzione. Da un lato, una piattaforma di promozione per la musica italiana, dall’altro espressione dell’industria culturale e mediatica.

 

Sanremo 2026: i nuovi linguaggi

All’inizio degli anni Duemila, la diffusione di Internet, dei social network e dei talent show ha modificato i percorsi di accesso alla notorietà, riducendo la centralità dell’evento come unico luogo di legittimazione. Sanremo ha reagito aprendo via via la competizione a nuovi generi e artisti, pur mantenendo un ruolo riconosciuto all’interno del sistema musicale nazionale.

 

Samurai Jay, concorrente dell’edizione 2026, rappresenta l’ingresso dei linguaggi urban e digitali (ph. Davide Maggio)

L’edizione 2026 evidenzia un cambiamento più radicale. La partecipazione di artisti provenienti dal rap, dall’indie e dalla cosiddetta generazione TikTok (come Chiello, Luchè, Nayt, Samurai Jay, Sayf, Tredici Pietro, J-Ax, Dargen D’Amico, Fedez, Elettra Lamborghini, LDA, Aka7even, Maria Antonietta e Colombre) mostra che la kermesse non è più solo un luogo di consacrazione, ma uno spazio che valorizza artisti già riconosciuti nelle comunità digitali.

 

Frasi come “Vengo dal basso” di Nayt oppure “Ho sbagliato ancora” di Chiello indicano come l’espressione musicale sia sempre più centrata sul racconto individuale, sull’esperienza quotidiana e sul legami diretto con i fan, più che su una percezione comune.

 

Questo cambiamento riflette l’evoluzione dei pubblici e dei consumi culturali. La presenza di cantanti legati ai social media risponde alla frammentazione dell’audience e alla necessità di intercettare generazioni abituate a fruire musica in altri modi, mediati da algoritmi e reti on line.

 

Come è cambiato il Festival

Cambia anche l’identità musicale sul palco. Se per decenni la competizione sonora ha proposto un modello riconoscibile della canzone italiana, oggi si presenta come un mosaico di linguaggi urban, pop elettronico, cantautorato indie e contaminazioni estere, che riflettono una società più eterogenea e aperta a stimoli globali.

 

Nel tempo, dunque, la rassegna non ha solo cambiato forma, ma ha ridefinito la propria posizione all’interno del sistema culturale.

 

Come cambia Sanremo, allora? Cambia adattandosi ai tempi. Da vetrina della canzone nazionale a piattaforma ibrida di televisione e digitale, da istituzione che consacra a spazio che negozia la legittimazione, da racconto unitario dell’identità italiana a rappresentazione plurale delle sue differenze.

 

Ma resta, nella sostanza, un rito mediatico in grado di osservare e restituire le trasformazioni sociali e culturali del Paese, senza perdere la funzione di specchio collettivo.

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