Senza più benzina né luce Cuba vive di espedienti ‘fine di un’epoca?’

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Non ci sono terre promesse, ci sono solo terre sopravvissute.” — Cormac McCarthy, La strada

​All’Avana il tempo non scorre, ristagna in un’oscurità che non è più solo assenza di luce, ma mancanza di prospettiva. Non è la suggestiva decadenza che ha nutrito per decenni l’immaginario romantico dei turisti; è un’entropia silenziosa che consuma le fondamenta. Oggi, nel febbraio del 2026, la capitale è un organismo paralizzato. Il brusio dei vecchi motori diesel è stato sostituito dal silenzio spettrale delle strade deserte: non c’è più benzina nemmeno per far tossire i vecchi almendrones.

​Cuba è al buio. E mentre le centrali termoelettriche collassano sotto il peso di una tecnologia sovietica ormai preistorica, lo sguardo di tutti è rivolto a Nord. Con il secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, la linea dura di Washington non è più una minaccia elettorale, ma una morsa che si stringe ogni giorno di più. “Stavolta è la fine del film”, sussurrano i vecchi seduti sui gradini scrostati del Centro Habana. E lo dicono con la rassegnazione di chi ha visto troppi titoli di coda.

​La morsa di Trump e il collasso energetico

​Il ritorno di Trump ha portato con sé una dottrina di “pressione totale” che ha tagliato gli ultimi fili di seta dell’economia. L’embargo petrolifero statunitense ha raggiunto livelli critici, lasciando gran parte del Paese al buio contemporaneamente.

​Le conseguenze reali sono evidenti:

  • Isolamento aereo: L’aeroporto dell’Avana ha enormi difficoltà a rifornire i velivoli. Molte compagnie internazionali hanno sospeso i voli, contribuendo a un crollo del turismo che lascia gli hotel come cattedrali nel deserto.
  • Rifornimenti impossibili: La benzina è razionata drasticamente e acquistabile quasi esclusivamente in dollari, valuta inaccessibile per la maggior parte dei cittadini che percepiscono stipendi statali.
  • Produzione energetica insufficiente: Cuba produce attualmente solo una minima parte del suo fabbisogno. Le infrastrutture sono logore e per stabilizzare il sistema servirebbero investimenti mastodontici che lo Stato non può permettersi.

​L’arte dell’espediente: vivere di “Resolver”

​In questo scenario, il popolo cubano ha elevato l’espediente a forma di sopravvivenza biologica. Il termine locale è “resolver”, ma oggi ha un sapore amaro. Chi può cerca di adattarsi con batterie di fortuna, ma la maggior parte della gente cucina con legna o carbone nei cortili interni. Il mercato nero non è più un’economia parallela, è l’unica via: l’inflazione ha polverizzato il potere d’acquisto dei salari.

​La disuguaglianza è diventata feroce: una forbice che spacca la società tra chi riceve rimesse dall’estero e chi osserva la propria libreta (la tessera annonaria) vuota. La conseguenza più drammatica è la fuga di massa: un’emorragia demografica di giovani e professionisti che non accenna a fermarsi, nonostante le politiche migratorie sempre più restrittive imposte da Washington.

​Quali vie d’uscita? Tra riforme e geopolitica

​Se “la fine del film” sembra arrivata, la politica cerca disperatamente alternative per evitare il buio definitivo.

1. Il modello di apertura forzata

Il governo potrebbe essere costretto a una svendita di asset statali e all’apertura totale agli investimenti esteri per rianimare le infrastrutture. Senza capitali freschi e una reale libertà d’impresa, il collasso sociale appare inevitabile.

2. La scommessa sulle rinnovabili

Cuba punta sui parchi solari con il supporto tecnico di alleati come la Cina. L’obiettivo è ridurre la dipendenza dal petrolio importato, ma i tempi di realizzazione e la mancanza di sistemi di accumulo rendono questa soluzione troppo lenta per l’emergenza di oggi.

3. Il possibile negoziato con Washington

Esiste l’ipotesi di un accordo pragmatico: Trump potrebbe allentare la morsa in cambio di concessioni economiche e politiche concrete. Un’intesa che servirebbe al presidente americano per arginare la pressione migratoria ai confini, che aumenta proporzionalmente alla disperazione sull’isola.

4. L’asse regionale

Il Messico continua a inviare aiuti e greggio, sfidando la pressione diplomatica degli Stati Uniti. Tuttavia, queste spedizioni sono solo palliativi che non possono risolvere il fallimento strutturale del sistema energetico cubano.

​Il crepuscolo della rivoluzione

​L’Avana Vecchia, al tramonto, è una silhouette di ombre cinesi. Senza i neon dei bar, senza il rumore dei turisti, resta solo il rumore del mare sul Malecón. Un mare che oggi appare più che mai come una barriera invalicabile o l’unica via d’uscita. Cuba aspetta, sospesa tra la minaccia di un collasso totale e la rassegnazione di chi sa che, probabilmente, le luci non si riaccenderanno.

​Carlo Di Stanislao

foto da youtube

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