Edifici vecchi, consumi alle stelle

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Le famiglie italiane pagano bollette più alte mentre cresce il divario tra Nord e Sud

Dopo l’ondata di freddo eccezionale che ha colpito l’Italia nelle ultime settimane, molte famiglie si sono ritrovate a pagare bollette del riscaldamento fino al 30‑40% più alte rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Gran parte di questo aumento dipende dagli edifici residenziali energivori, ancora troppo diffusi nel nostro Paese. Quasi un terzo del patrimonio immobiliare italiano si trova in classe energetica G, la fascia con maggiore consumo e dispersione di energia.

 

Secondo i dati del sistema nazionale di certificazione energetica (SIAPE/ENEA), solo il 12 % degli immobili raggiunge la classe A, mentre Calabria, Campania, Lazio, Umbria e Abruzzo, registrano quote di edifici energivori ben superiori alla media nazionale. Al contrario, Trentino‑Alto Adige e Valle d’Aosta presentano una maggiore efficienza, con meno immobili in classe G.

 

L’efficienza energetica non è un problema solo climatico, incide direttamente sul valore degli immobili, sulla spesa energetica delle famiglie e sulla commerciabilità degli edifici

 

Trend energetico: l’Italia resta indietro

Secondo il VI Rapporto Annuale ENEA‑CTI (2025, dati 2024), la quota di edifici residenziali nelle classi meno efficienti, F‑G, si è ridotta al 45,3 % del totale dei certificati energetici analizzati, rispetto a oltre il 50 % del 2023. Parallelamente, è aumentata la percentuale di immobili nelle classi intermedie (C‑D) e alte (A‑B), confermando un trend verso una maggiore efficienza.

 

Il Buildings Climate Tracker del BPIE evidenzia però come l’Italia rimanga ancora dietro alla media europea per la quota di edifici altamente performanti, sottolineando la necessità di accelerare gli interventi di riqualificazione per rispettare gli obiettivi climatici fissati al 2030 e 2050.

 

La direttiva europea sulle “Case Green” richiede che entro il 2030 gli edifici soddisfino standard minimi di prestazione energetica e che entro il 2033 raggiungano almeno la classe D. Questo comporterà interventi diffusi su milioni di unità abitative, con impatti concreti sul mercato immobiliare e sui bilanci delle famiglie.

 

In Italia, quasi un terzo del patrimonio residenziale è ancora in classe energetica G, mentre solo il 12 % degli immobili raggiunge la classe A (ph. Zoshua Colah)

Efficienza degli edifici e mercato immobiliare

Oltre ai consumi e alle emissioni, la qualità energetica influisce sul valore e sulla commerciabilità degli immobili. Studi di mercato indicano che edifici con classi energetiche basse rischiano una svalutazione progressiva, a causa dei maggiori costi per climatizzare la casa e del minor interesse per acquirenti e locatari.

 

La differenza di prezzo tra immobili efficienti e quelli energivori può raggiungere decine di migliaia di euro e influenzare vendite, locazioni e accesso al credito. La selezione naturale del mercato porta a una crescente attenzione verso immobili con classi alte, sia per il risparmio energetico immediato sia per la minore esposizione ai rischi normativi.

 

Costi e ostacoli normativi

Adeguare il patrimonio edilizio italiano non è privo di costi. Per migliorare di due classi energetiche milioni di edifici servirebbero investimenti complessivi dell’ordine di centinaia di miliardi di euro.

 

Strumenti come Superbonus ed Ecobonus hanno sostenuto alcuni interventi negli ultimi anni, ma la loro continuità e sostenibilità futura restano incerte.

 

Un aspetto spesso trascurato è l’efficienza del settore pubblico. Una parte rilevante degli edifici pubblici italiani si trova in classi energetiche basse, con potenziali inefficienze nei consumi e nelle spese operative. Riqualificare questi immobili avrebbe effetti moltiplicatori sulla domanda di materiali e servizi legati all’efficienza energetica.

 

L’Italia a un bivio

La progressiva riqualificazione del patrimonio edilizio può portare a una riduzione significativa delle emissioni (stime UE indicano tagli fino al 14 % nel settore urbano se il tasso di riqualificazione raddoppia) oltre a benefici economici per famiglie e investitori.

 

Tuttavia, la transizione richiede investimenti strutturali, governance chiara e continuità degli incentivi, oltre a interventi mirati per ridurre le disuguaglianze territoriali. Senza queste condizioni, gli edifici più energivori rischiano di diventare un freno sia per il clima sia per il mercato immobiliare italiano.

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