Giovanni Tesio, Cento per cento (2026)

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Recensione del Critico d’arte Melinda Miceli

Nel suo nuovo saggio Cento per cento, lo studioso e critico letterario Giovanni Tesio offre al lettore un viaggio appassionato attraverso il Novecento italiano, presentato non una semplice cronologia di autori, ma una mappa di titoli del 900 che hanno plasmato un secolo di scrittura e pensiero.

L’intento dichiarato dell’autore e’ quello di restituire alle nuove generazioni “un patrimonio di titoli spesso passati nell’oblio” nel laboratoroo della modernita’ che fu il XIX sec. La selezione della pubblicazione pur nella sua forma divulgativa, vuole mostrare l’esperienza di un lettore dotato di profonda conoscenza e sensibilità critica comprendendo opere d’autore imprescindibili così come proposte stimolanti per riscoprire autori meno noti.

Strutturato in cento schede, il testo racconta, titolo per titolo, un secolo di letteratura italiana con un linguaggio che mira a suscitare la curiosità del lettore piuttosto che a imporre una gerarchia dei capolavori. Ogni scheda si muove tra dati, brevi analisi e spunti suggestivi, offrendo uno sguardo agile ma consapevole su un repertorio di letture e suggestioni autoriali.

Il valore del libro risiede nella sua dimensione di“mappa di lettura”, più che nella mera critica accademica del quale l’autore e’ un grande testimone del nostro tempo.

Davanti alla nostra memoria letteraria che rischia di passare all’oblio sommersa da mode editoriali e consumismo trash, Cento per cento si presenta come un inno alla lettura attenta e alla riscoperta delle radici della nostra tradizione narrativa e saggistica, uno strumento per fare amare la lettura.

Il 900 italiano è un secolo attraversato da guerre mondiali, dittatura, Resistenza, boom economico, crisi ideologiche e trasformazioni linguistiche. La letteratura riflette tutto questo, passando dall’angoscia esistenziale al realismo civile, dalla sperimentazione al disincanto postmoderno.
All’inizio del secolo domina la crisi dell’io e il Decadentismo con autori come Gabriele D’Annunzio, Giovanni Pascoli, Luigi Pirandello e Italo Svevo; simboli ricorrenti sono la maschera, il fanciullino, la nevrosi e il superuomo, che riflettono l’introspezione psicologica e l’identità frammentata. Con le Avanguardie, in particolare il Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, la letteratura rompe con il passato, esaltando macchina, velocità, la città industriale e distruzione totale della sintassi.
Tra le due guerre emergono l’Ermetismo e la poesia concentrata di Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Salvatore Quasimodo, con simboli come il deserto, il male di vivere e il correlativo oggettivo.

Dopo la Seconda guerra mondiale nasce il Neorealismo e la letteratura dell’impegno civile con autori come Primo Levi, Cesare Pavese, Elio Vittorini e Italo Calvino, dove i simboli includono il lager, la collina, la città distrutta e la Resistenza. Nella seconda metà del secolo si affermano sperimentazione e postmodernità con Pier Paolo Pasolini e Umberto Eco, dove compaiono simboli come il labirinto, la biblioteca, il doppio livello di realtà e il corpo come campo politico.
La simbologia complessiva del ’900 riflette frammentazione, alienazione, memoria, identità mobile e disillusione.
E’ un secolo in cui la letteratura passa dalla crisi dell’uomo alla crisi della verità, dalla poesia dell’interiorità alla narrazione della storia, interrogandosi sul senso del mondo.

Capire il Novecento significa capire come nasce la letteratura moderna, aiuta a leggere le ferite e le speranze che hanno formato l’Italia contemporanea.
Il secolo apre spazio anche a scritture femminili più consapevoli (Morante, Ginzburg), letteratura meridionalista e postcoloniale Sciascia, Lussu, poi gli italo-africani.

Conoscere il Futurismo, l’Ermetismo, il Neorealismo, il Gruppo ’63 movimenti che cambiano il rapporto tra parola, realtà e lettore permette di capire perché la lingua letteraria si è semplificata.

Molti temi centrali oggi, identità, alienazione, consumismo, memoria, impegno civile, nascono nel Novecento e senza quel secolo, non si comprendono la narrativa contemporanea (da Eco a Ferrante), la poesia postmoderna, il rapporto tra letteratura e media.

Dott.ssa Melinda Miceli Critico d’arte

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