Ultimo sondaggio referendum: Si in vantaggio al 54% e affluenza in crescita

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Un sondaggio dell’istituto Piepoli presentato per il Quotidiano Nazionale darebbe in vantaggio il sì al referendum sulla riforma della giustizia. Insieme a una lieve crescita degli italiani che andranno a votare. La propensione riguarda elettori di maggioranza e opposizione. E quindi l’affluenza cresce per tutti. Con l’aumento della polarizzazione, il centrosinistra si è progressivamente ricompattato sul No. Si tratta dell’ultima rilevazione che mostra ancora come il risultato del voto sul referendum rimanga in bilico, a seconda dei sondaggi che vengono via via realizzati. Anche se il si sembra ancora mantenere un leggero vantaggio, soprattutto in caso di discreta affluenza al voto.

I numeri del sondaggio Noto

La stima dell’affluenza è oggi intorno al 45%, in crescita di due punti percentuali. E le intenzioni di voto dicono che il sì è al 54%, mentre il no è al 46%. Ci sono differenze sostanziali nell’elettorato. Tra uomini e donne si registra un sostanziale equilibrio, con i primi leggermente più propensi al Sì. Emergono invece differenze più marcate sul piano generazionale: il No cresce tra gli under 25 e tra gli over 54, mentre i favorevoli raggiungono il picco nella fascia 25-34 anni. Dal punto di vista territoriale il  appare più forte nel Nord, mentre nel Centro e nel Sud la competizione è più equilibrata. La rilevazione dell’Istituto Piepoli per “Il Resto del Carlino” e per il “Quotidiano Nazionale”  dà il Sì in netto vantaggio, a poco meno di un mese dal voto, nel referendum sulla riforma della giustizia. Ed oltretutto il sondaggio rivela anche un dato che dovrebbe dare aumentare la fondatezza della rilevazione e che riguarda i numeri legati all’affluenza. Le stime del sondaggio dell’Istituto Piepoli per Quotidiano Nazionale registrano una lieve crescita della quota di italiani intenzionati a recarsi alle urne, anche se il dato resta ancora sotto la soglia del 50%. È interessante osservare come questa propensione sia piuttosto trasversale: elettori di maggioranza e di opposizione mostrano livelli simili di partecipazione.

I Toni non si abbassano

Intanto malgrado gli appelli da piu parti, ultimo in ordine di tempo quello autorevolissimo del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sembra che il livello dello scontro della polemica politica legata al referendum, non accenni a raffreddarsi. Questo volta per quella che appare come una strumentalizzazione da parte delle opposizione di fronte ad una semplice battuta proferita dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, a margine di un convegno per la celebrazione dei 4 anni dalla scoppio del conflitto in Ucraina, che si è svolto martedi scorso al Senato. Fazzolari ha risposto con il sorriso ad una provocatoria domanda di un giornalista che chiedeva come avrebbe votato al referendum sulla giustizia Vladimiro Putin ” In Russia non esiste la separazione delle carriere, e quindi voterebbe no”. Dopo pochi minuti i principali leader delle opposizione hanno accusato il sottosegretario di paragonare chi vota no a Putin.

Le opposizioni spaccate sul voto

Ma forse il nervosismo crescente da parte delle opposizione potrebbe essere determinato anche da un evidente spaccatura nei due principali partiti di opposizione, Pd e cinque stelle sul voto al referendum. E’ notizia di oggi, che secondo un sondaggio circa il 15% dei grillini sarebbero orientati a votare si. Mentre nel Pd non solo una buona parte dei riformisti è per il si alla riforma, ma anche grandi vecchi come Cesare Salvi, o giuristi del calibro di Augusto Barbera o costituzionalisti come Stefano Ceccanti, ma l’elenco è assai lungo basta citare Enrico Morando ex viceministro sotto i governi Renzi e Gentiloni, Chicco Testa, Claudio Petruccioli, Cesare Salvi, Umberto Ranieri, Nicola Latorre, Mario Oliverio.

 

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