Dopo la notizia dell’uccisione di Khamenei, Israele ha lanciato una nuova ondata di attacchi su Teheran, affermando di voler dominare i cieli dell’Iran. Israele ha lasciato la Repubblica Islamica alle prese con la ricostruzione della propria leadership nel mezzo della più grande prova degli ultimi cinquant’anni.
Gli attacchi statunitensi e israeliani – unitamente alla rappresaglia iraniana – hanno provocato onde d’urto in molti diversi settori che vanno dal trasporto marittimo al trasporto aereo, fino al petrolio, tra avvertimenti di aumento dei costi energetici e di interruzione delle attività commerciali nel Golfo, una via d’acqua strategica e un hub commerciale globale.
I danni immediati
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che un consiglio direttivo composto da lui stesso, dal capo della magistratura e da un membro del potente Consiglio dei Guardiani ha temporaneamente assunto le funzioni di Guida Suprema dopo la morte dell’Ayatollah Ali Khamenei.
L’esercito statunitense annuncia intanto di aver affondato una nave iraniana, mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane sostengono di aver lanciato un attacco alla portaerei statunitense Abraham Lincoln con quattro missili balistici.
In un segnale di crescente agitazione, il servizio di ambulanza israeliano riporta che nove persone sono state uccise da un attacco missilistico nella città di Beit Shemesh, mentre gli Emirati Arabi Uniti svelano che gli attacchi iraniani hanno ucciso tre persone; anche il Kuwait segnala una vittima nei raid iraniani. Oltre 80 bambine sono state uccise in un asilo, durante il primo attacco statunitense.
Le rivelazioni da Israele
L’esercito israeliano afferma che nei giorni scorsi gli aerei israeliani hanno condotto attacchi per “aprire la via verso Teheran” e che la maggior parte dei sistemi di difesa aerea nell’Iran occidentale e centrale è stata smantellata.
Lo Stato Maggiore israeliano aggiunge: “Ali Khamenei è stato preso di mira in un’operazione precisa e su larga scala condotta dall’Aeronautica Militare israeliana, guidata da un’accurata intelligence delle IDF, mentre si trovava nel suo complesso di comando centrale nel cuore di Teheran, dove si trovava insieme ad altri alti funzionari“.
Il portavoce militare israeliano, il tenente colonnello Nadav Shoshani, afferma che molti obiettivi rimangono, inclusi siti di produzione militare-industriale:
“Abbiamo le capacità e gli obiettivi per continuare a operare per tutto il tempo necessario”.
Alla domanda se Israele stia prendendo in considerazione l’invio di forze di terra, Shoshani risponde negativamente, nonostante Trump e Netanyahu esortino al contempo gli iraniani a cogliere questa rara opportunità per rovesciare i loro leader.
La situazione nelle piazze in Iran
Ore dopo che Stati Uniti e Israele hanno sferrato l’attacco aereo che, di fatto, aveva ucciso Khamenei, i media statali iraniani hanno confermato la morte del leader 86enne. Alcuni hanno pianto la sua morte, mentre altri ne hanno celebrato la scomparsa, mettendo a nudo una profonda frattura sociale nel Paese. Migliaia di iraniani sono stati uccisi nella repressione autorizzata da Khamenei contro le proteste antigovernative a gennaio scorsos, nell’ondata di disordini più mortale dalla Rivoluzione islamica del 1979.
I filmati da Teheran mostrano adesso persone in lutto ammassate in piazza, vestite di nero, e molte in lacrime.
Ma i video pubblicati sui social media mostrano anche gioia e ribellione, con iraniani che applaudono mentre una statua viene abbattuta nella città di Dehloran, o altre ballano per le strade della città di Karaj, vicino a Teheran, o altre ancora festeggiano per le strade di Izeh.
Khamenei, che ha trasformato l’Iran in una potente forza anti-americana e ne ha esteso l’influenza in tutto il Medio Oriente durante i suoi 36 anni di governo ferreo, stava lavorando nel suo ufficio al momento dell’attacco. Lo hanno confermato i media statali iraniani. Nel raid sono morti anche sua figlia, suo nipote, sua nuora e suo genero.
Due fonti statunitensi e un funzionario statunitense rivelano che Israele e gli Stati Uniti hanno programmato il loro attacco in modo da farlo coinciddere con un incontro che Khamenei stava tenendo con i suoi principali collaboratori. Il lavoro svolto dalle agenzie segrete è stato ineccepibile. Gli esperti adesso affermano che, sebbene la sua morte e quella di altri leader iraniani infliggerà un duro colpo all’Iran, non è certo che potrà necessariamente segnare la fine del radicato regime clericale iraniano o del potere delle Guardie Rivoluzionarie d’élite sulla popolazione.
I commenti dai leader mondiali
Il presidente russo Vladimir Putin ha denunciato la morte di Khamenei, definendola un omicidio cinico, e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi l’ha definita un “omicidio palese”, mentre l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha affermato che la morte di Khamenei è stata “un momento decisivo nella storia dell’Iran“. Dopo la risposta dell’Iran con attacchi aerei nel Golfo, Anwar Gargash, consigliere del presidente degli Emirati Arabi Uniti, alleati degli Stati Uniti e potenza petrolifera, ha esortato Teheran a “tornare in sé”, affermando che la guerra non è contro i vicini arabi del Golfo. Gli Emirati Arabi Uniti hanno finora subito il peso maggiore della rappresaglia iraniana.
Gli scontri nell’area e il commercio bloccato
Intanto, per segnalare l’interruzione delle forniture energetiche, almeno 150 petroliere (comprese navi per il trasporto di greggio e gas naturale liquefatto) hanno gettato l’ancora in acque aperte del Golfo, oltre lo Stretto di Hormuz, e decine di altre sono ferme dall’altra parte del collo di bottiglia.
In altre ripercussioni regionali, stamattina la polizia pakistana si è scontrata con i manifestanti che avevano violato il muro esterno del consolato statunitense a Karachi, causando nove morti, in seguito alla notizia della morte di Khamenei.
Khamenei aveva un seguito tra gli sciiti anche al di fuori dell’Iran, in paesi come Iraq e Pakistan, che hanno la più grande popolazione sciita dopo l’Iran.
In Iraq, la polizia ha sparato gas lacrimogeni e granate stordenti per disperdere centinaia di manifestanti filo-iraniani che si erano radunati fuori dalla Zona Verde di Baghdad, dove ha sede l’ambasciata degli Stati Uniti.
Il traffico aereo globale è rimasto pesantemente interrotto, poiché i continui attacchi aerei hanno tenuto chiusi i principali aeroporti del Medio Oriente, tra cui Dubai, l’hub internazionale più trafficato al mondo, in una delle più grandi interruzioni del traffico aereo degli ultimi anni.
Per il secondo giorno consecutivo, diverse esplosioni sono state udite a Dubai e sopra la capitale del Qatar, Doha, secondo quanto riferito da molti testimoni presenti in sito. Un fumo scuro si è alzato sopra il porto di Jebel Ali a Dubai, uno dei più trafficati del Medio Oriente.
La tensione sale
L’Iran, che aveva dichiarato che avrebbe preso di mira le basi statunitensi in caso di attacco, ha colpito una serie di altri obiettivi, tenendo il Golfo in ansia.
Trump intanto ripete che gli attacchi aerei mirano a porre fine a una minaccia decennale da parte dell’Iran, e a garantire che non possa sviluppare un’arma nucleare. Questa modalità di condurre la scena internazionale suggerice a Putin che puo’ prendersi non solo l’Ucraina ma anche altre parti dEuropa, e spiana la strada a Xi Ji Pin verso l’annessione di Taiwan alla Cina. Il silenzio pressochè assordante degli Europei non promette nulla di buono in quanto ad autorevolezza internazionale. Di carne al fuoco ce n’è fin troppa, ma in questi casi la Storia insegna che si rischia una drammaticca indigestione.















