Nel 2025 fare i giornalisti è diventato più letale che mai. Lo dice il rapporto annuale del Committee to Protect Journalists, che registra 129 operatori dei media uccisi nell’arco dell’anno: si tratta di un record assoluto, raggiunto per il secondo anno consecutivo. La distribuzione delle responsabilità non cambia: due terzi delle vittime sono state causate da Israele, come già accaduto nel 2024.
In base ai dati raccolti dal CPJ, 86 giornalisti sono stati uccisi dal fuoco israeliano, in larga parte palestinesi a Gaza. A questi si aggiungono 31 operatori dei media morti in Yemen, colpiti in un attacco a un centro stampa controllato dagli Houthi, definito dall’organizzazione come il secondo episodio più letale mai documentato contro la stampa. Il dato complessivo, tuttavia, è molto probabilmente sottostimato, perché le restrizioni di accesso imposte a Gaza rendono difficile verificare ogni singolo caso.
E il CPJ sottolinea un altro elemento chiave: Israele è responsabile dell’81% degli omicidi classificati come intenzionali, 47 in totale. “Nessun altro esercito governativo ha ucciso più giornalisti in modo mirato“, si legge nel documento, ricordando che la raccolta dei dati va avanti da oltre trent’anni. Solo negli ultimi cinque anni il numero di giornalisti uccisi dalle forze israeliane è aumentato drasticamente, concentrandosi quasi interamente nell’arco temporale segnato dal conflitto iniziato nell’ottobre 2023. Sono notizie che non vorremmo mai dare, ma è statistica. E la statistica è una scienza.

Dunque per il Comitato per la Protezione dei Giornalisti sono stati almeno 249, nel complesso, i giornalisti e gli operatori dei media uccisi dalle forze israeliane tra il 2023 e l’inizio del 2026. Di questi, la stragrande maggioranza era operativa a Gaza, con vittime registrate anche in Libano, Yemen e Iran.
Reporter Senza Frontiere, dal canto suo, riporta numeri simili, indicando oltre 220 giornalisti uccisi dall’inizio delle ostilità nel 2023, e definendo Israele come il principale responsabile di morti tra i media a livello mondiale in questo periodo.
A guardare i dati precedenti, quelli del periodo 2021-2022, il numero era significativamente inferiore ma includeva casi di alto profilo, come l’uccisione di Shireen Abu Akleh nel 2022 e di Yusef Abu Hussein nel 2021.
Complessivamente, si stima che oltre 250 giornalisti siano stati uccisi in operazioni militari israeliane nell’ultimo quinquennio.
E di questi, più dei tre/quarti dei decessi tra giornalisti e addetti stampa si sono verificati in contesti di conflitto. Sebbene il numero di giornalisti e operatori dei media uccisi in Ucraina e Sudan sia leggermente aumentato nel 2025 rispetto all’anno precedente (rispettivamente a quattro e nove morti in ciascun Paese), i numeri sono rimasti molto bassi rispetto a Israele, che resta un’eccezione significativa. A peggiorare la situazione rileva il fatto che questo crescente numero di giornalisti morti a livello globale è alimentato da una persistente cultura di impunità per gli attacchi alla stampa: sono state condotte pochissime indagini trasparenti sui 47 casi di omicidi riconosciuti come mirati.
La continua incapacità dei governi di proteggere la stampa o di chiamare a rispondere i loro aggressori pone le basi per ulteriori omicidi, anche in paesi che non si trovano in uno stato di guerra. Nel 2025 sono stati uccisi giornalisti anche in Messico, India e Filippine: tutti paesi che hanno costantemente fallito nel garantire giustizia alla stampa.















