La rivoluzione e il potere ereditato: Mojtaba Khamenei nuova Guida Suprema

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Dopo l’attacco aereo condotto dalle forze israeliane e statunitensi, nel quale sabato è rimasto ucciso l’Ayatollah Ali Khamenei, molti avevano ritenuto che anche suo figlio Mojtaba fosse tra le vittime. Invece il secondogenito della Guida Suprema, 56 anni, è sopravvissuto ed è stato designato come nuovo leader al timone dell’Iran.

L’organo religioso, riunitosi in modalità telematica a seguito del bombardamento  di Qom, ha espresso il proprio voto a suo favore. Una scelta maturata anche sotto l’influenza dei Pasdaran. L’ipotesi di una trasmissione del potere da padre a figlio, inizialmente considerata improbabile in un sistema nato dalla rivoluzione che pose fine alla monarchia dello scià, sembrava infatti in contrasto con lo spirito originario della Repubblica islamica. Lo stesso Khamenei, quando era in vita, aveva manifestato riserve verso un passaggio dinastico della leadership.

Mojtaba, pur non possedendo il prestigio religioso e politico del padre, è ritenuto da tempo una figura determinante nei meccanismi interni del potere iraniano. Negli anni ha costruito rapporti stretti con il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica e con la milizia Basij. Secondo diversi osservatori, rappresentava inoltre la soluzione più efficace per preservare il controllo dell’articolato sistema economico e finanziario sviluppato durante il lungo mandato paterno.

Tra successione e ombre sui patrimoni all’estero

Il suo nome, tuttavia, è spesso associato a polemiche. Un’inchiesta recente di Bloomberg lo collega a ingenti disponibilità economiche accumulate all’estero, comprese proprietà in Paesi occidentali. In passato aveva sostenuto Mahmoud Ahmadinejad nelle contestate presidenziali del 2005 e del 2009; alcune ricostruzioni mediatiche gli attribuiscono un ruolo rilevante nell’affermazione elettorale del 2009.

Le risorse sospette deriverebbero in gran parte dai proventi del petrolio iraniano e sarebbero state convogliate su conti bancari in Gran Bretagna, Svizzera, Liechtenstein ed Emirati Arabi Uniti attraverso una rete di società offshore registrate a Saint Kitts and Nevis e nell’Isola di Man. Tra i beni più citati figura una residenza di lusso in The Bishops Avenue, a Londra — nota come “Billionaire’s Row” — acquistata nel 2014 per oltre 33 milioni di sterline.

Il patrimonio comprenderebbe anche alberghi di alto livello a Francoforte e Maiorca, una villa in un esclusivo quartiere di Dubai e proprietà precedentemente possedute a Toronto e Parigi. Formalmente, nessuno di questi immobili risulta intestato a Mojtaba: il suo nome non compare negli atti ufficiali, sostituito da prestanome e da una fitta rete di società schermate. Bloomberg indica come figura centrale di questo sistema il banchiere iraniano Ali Ansari, colpito da sanzioni britanniche nell’ottobre 2025 con l’accusa di aver sostenuto finanziariamente i Guardiani della Rivoluzione.

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