Il potere diffuso dell’Iran

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Accordo sul nucleare iraniano nel 2015 annullato da Trump nel 2018 con reintroduzione delle sanzioni comprese quelle secondarie. Blocco Hormuz , crescita dei prezzi di petrolio e gas. Ottanta le petroliere e gasiere che  attraversano lo Stretto di Hormuz, lo stretto canale al largo della costa meridionale dell’Iran che trasporta un quinto del petrolio mondiale e una quantità significativa di gas naturale.

 

L’argomentazione prevalente per giustificare l’intervento dell’amministrazione Trump in Iran è il cambio di regime e il disarmo nucleare.

Sapremo nei prossimi mesi se la teocrazia che ha governato l’Iran dal 1979 sarà un doloroso ricordo. L’altro obiettivo è il disarmo nucleare o meglio il processo di arricchimento dell’uranio per arrivare ad avere un ordigno nucleare.

L’accordo sul nucleare

 Bisogna ricordare a tal proposito che un accordo con l’Iran sulla questione nucleare, noto come Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), fu sottoscritto da USA, Russia, Cina, Regno Unito, Francia, Germania e dall’Unione Europea. In vigore dal 2015, l’accordo imponeva all’Iran vincoli sul nucleare che non erano stati imposti a nessun paese. Quali? Limiti sulla quantità di uranio arricchito, massimo arricchimento consentito (3,67% di uranio-235), numero di centrifughe consentito, limitazione nella produzione di plutonio e tutto sotto il controllo dell’IAEA, l’agenzia di Vienna per l’energia nucleare. A maggio del 2018 Trump (primo mandato) decise di uscire dal JCPOA, reintroducendo le sanzioni abolite secondo l’accordo. Gli altri Stati firmatari potrebbero continuare nell’accordo ma intervengono le cosiddette sanzioni secondarie, che consentono agli Stati Uniti di imporre sanzioni nei confronti di stati e società che non rispettano le sanzioni USA, scoraggiando così le società che lavorano con l’Iran e anche con gli USA.

La terza guerra del Golfo

Arriviamo all’oggi e all’improvviso attacco militare mentre si discuteva al tavolo negoziale. L’Iran è da sempre ritenuta una minaccia da Israele a causa del programma nucleare. Tale motivazione, fondata o strumentale che sia, determina l’atteggiamento di Israele di imporre con la forza la propria supremazia in Medio Oriente, ridefinendo anche i confini. Concretamente Israele asseconda il cosiddetto sionismo revisionista magistralmente descritto nel libro dello storico  Eran Kaplan, “The Jewish Radical Right: Revisionist Zionism and Its Ideological Legacy”.

Midterm e Maga

Si fa fatica a comprendere le ragioni di Trump con le elezioni di midterm del prossimo novembre. Trump si è presentato all’operaio dell’industria automobilistica licenziato dalla fabbrica delocalizzata, all’agricoltore strangolato dai dazi cinesi, al veterano stanco di guerre come l’uomo che avrebbe finalmente messo l’America al primo posto. Il MAGA (Make America Great Again, cioè “Rendiamo l’America di nuovo grande”) lo ha sostenuto, ma ora alcuni dirigenti lo considerano un traditore. Comunque le  capacità di difesa e repressione dell’Iran restano disperse tra le province del Paese, consentendo il lancio di missili, le operazioni con droni e le funzioni di sicurezza interna di proseguire nonostante le perdite di leadership. La Repubblica Islamica ha continuato a lanciare missili e droni nonostante l’eliminazione di figure di alto livello, dimostrando che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica può sostenere le operazioni attraverso una catena di comando decentralizzata. Ora la questione della successione diventa il grande problema e l’organizzazione United Against Nuclear Iran ha affermato che il potere è diventato “diffuso”, e ora risiede formalmente in un consiglio direttivo provvisorio composto da tre persone, mentre numerose figure politiche e clericali competono per avere influenza. Il più probabile successore di Khamenei sembra essere il figlio, ma altre figure competono, come il presidente della Corte Suprema e  altre figure ecclesiastiche esterne al consiglio. Gli analisti affermano che Teheran potrebbe ritardare la nomina formale di un nuovo leader supremo in tempo di guerra, poiché qualsiasi successore diventerebbe immediatamente un obiettivo militare di alto valore.

Gli Stati del Golfo Persico alleati degli Stati Uniti stanno subendo il peso maggiore degli attacchi di rappresaglia.

Negli Emirati Arabi Uniti, missili e detriti in caduta hanno colpito aree civili a Dubai e Abu Dhabi, danneggiando hotel di lusso, grattacieli residenziali e infrastrutture aeroportuali, luoghi che non erano mai stati progettati per resistere ad attacchi con missili balistici o droni.

Gli attacchi alle infrastrutture energetiche regionali hanno costretto alla chiusura di importanti impianti petroliferi e del gas sauditi e regionali, facendo aumentare drasticamente i prezzi globali del petrolio.

Prospettive di conclusione della guerra fondatamente incerte.

 

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