Numerosi dati indicano che con i batteri intestinali, il cosiddetto microbioma, si influenza la durata della nostra vita

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Sembra che i bambini nati con parto vaginale e allattati al seno, abbiano in partenza un microbioma che poi si modifica con l’età, all’interno di fasce di età quali bambini, adulti, anziani e centenari, i microbiomi hanno caratteristiche simili all’interno dello stesso gruppo.
Passando dall’età adulta alla vecchiaia, i cambiamenti sono significativi e spesso positivi tanto che abbiamo sentito dire in un recente congresso dal prof. Antonio Moschetta, esperto di fama internazionale, di tenersi vicini gli anziani anche per migliorare il proprio microbioma.
Producendo più batteri buoni con più fibre nella dieta, aumenta la permeabilità intestinale alle tossine batteriche che passano nel flusso sanguigno con effetti antinfiammatori.
E’ stato verificato che il microbioma dei centenari cinesi, condivide alcune caratteristiche di quello di centenari italiani come se ci fosse un “Microbioma della Longevità”. I centenari hanno batteri produttori di butirrato quindici volte superiore agli altri, quali quelli della famiglie Bifidobacteria e Akkermansia.

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I Bifidobacteria sono spesso usati come probiotici e secernono una sostanza viscida di esopolisaccaridi come quella del biofilm creato dai batteri sui nostri denti. Akkermansia muciniphila prende il nome dal defunto microbiologo Antoon Akkermans mentre muciniphila indica che è amante del muco, cioè aumenta lo strato di muco che protegge le pareti intestinali e che si riduce con l’avanzare dell’età, con ulteriore riduzione derivante da una dieta povera di fibre.
Akkermansia muciniphila è un biomarcatore di un invecchiamento sano dato che è abbondante nei centenari e scarsa negli anziani che soffrono di fragilità.















