Un viaggio sonoro nel mito tra le sculture della Gipsoteca
Lo spettacolo “Prometeo e il suo doppio”, in scena lunedì 9 marzo alle ore 18 al Museo dell’Arte Classica della Sapienza Università di Roma, è una proposta teatrale, che intende riflettere sul mito e sulla sua attualità.
L’evento, promosso da Teatro Mobile in collaborazione con MotoProduzioni, si inserisce nel programma della mostra conclusiva del progetto “Art & Science Across Italy” 2026, iniziativa che mette a confronto linguaggi artistici e ricerca scientifica.
La drammaturgia di Pina Catanzariti, con la regia di Marcello Cava, propone una riscrittura della vicenda prometeica concepita come esperienza site specific all’interno della Gipsoteca del museo universitario.
Il pubblico non assiste allo spettacolo in forma tradizionale, ma è invitato a partecipare a un originale “viaggio in cuffia”, un percorso in movimento tra le copie delle sculture classiche che popolano lo spazio espositivo. L’ascolto individuale diventa parte della messinscena e accompagna gli spettatori lungo un itinerario narrativo e sonoro.
Il titolo richiama la figura del titano, uno dei personaggi più complessi della mitologia greca. Figlio di Giapeto, Prometeo è noto soprattutto per il gesto che lo rende protagonista del furto del fuoco agli dèi per donarlo agli uomini.
L’episodio è attestato in diverse fonti. Esiodo, innanzitutto, e poi nella tragedia “Prometeo incatenato” attribuita a Eschilo, dove l’eroe appare come colui che rende possibile lo sviluppo della civiltà umana, insegnando agli uomini tecniche, arti e competenze.
Per questo gesto viene punito da Zeus. Incatenato a una roccia, subisce ogni giorno il supplizio di un’aquila che gli divora il fegato, destinato a rigenerarsi continuamente.
Nel corso della storia della cultura occidentale questo archetipo è stato riletto in chiavi diverse. Simbolo della ribellione contro il potere divino, metafora dell’intelligenza tecnica dell’uomo, ma anche rappresentazione ambivalente dei rischi legati al sapere.
Dal Romanticismo in poi il mito è stato spesso associato al progresso scientifico e alle conseguenze che ne derivano. Non a caso il riferimento prometeico compare anche nella letteratura moderna.
Basti pensare al sottotitolo del romanzo “Frankenstein, o il moderno Prometeo” di Mary Shelley. La scrittura della Catanzariti si colloca in questo filone interpretativo e propone una riflessione sul rapporto tra ricerca, potere e dimensione etica.
Il “doppio” evocato dal titolo rimanda infatti alla tensione che attraversa la condizione umana. Da una parte, il desiderio di progresso e conoscenza, dall’altra la portata degli effetti che ogni conquista comporta.
Lo spettacolo si muove così attorno al tema del rapporto tra l’uomo e la sua natura, si interroga sulla possibilità (o impossibilità) di scegliere tra bene e male, tra esercizio del potere e dimensione collettiva.
In scena Dario Carbone, Claudia Frisone e Raffaele Gangale. Le musiche dal vivo sono di Felice Zaccheo.
















