Il Cielo dentro: l’infinito si espande dentro di noi. Giovanni Ozzola espone le sue riflessioni su spazio, luce e paesaggio

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“ Il Cielo dentro “ , per dimostrare che l’infinito è anche dentro di noi e che si può espandere al nostro interno, che l’orizzonte può evidenziare l’idea di quella che appare come una evidente contraddizione in grado di concretizzare il pensiero di sentirsi in connessione con il mondo esterno pur rimanendo all’interno di un corpo.

E’ quanto Giovanni Ozzola, artista fiorentino nato nel 1982, esprime in alcune sue opere esposte nella personale che si aprirà al The St. Regis Rome Hotel di Roma il prossimo 12 marzo, un progetto concepito per una ambientazione all’interno di un territorio nel quale interiorità ed esteriorità si sfiorano quasi a toccarsi lungo un confine vivo, “abitato “ che si concretizza fino ad indurre al nostro interno la visione di uno spazio nel  quale nasce il desiderio di oltrepassarlo.

Una dimensione, quindi, subliminale nella quale, ad esempio, si collocano i Bunkers , opere che indagano luoghi costruiti per la protezione e l’isolamento, segnate dal tempo e dalla memoria: una vera e propria esperienza all’interno di un luogo di liberazione nel quale ci si può perdere fino  dissolversi e raggiungere una armonia nell’apparente contrasto.

Le opere di Ozzola non descrivono luoghi, li attivano tracciando una possibile rotta suggerendo così una direzione possibile in grado di orientare lo sguardo e suggerendo una direzione che consente di trasformare ogni limite in campo attivo per una presa di coscienza.

Dichiara l’artista, noto per la sua ricerca su luce, spazio e paesaggio, ambienti nei quali è data la possibilità di sentirsi in connessione con il tutto pur rimanendo dentro un corpo tale da poter essere rappresentato – appunto – come un bunker.: “ Ciò che mi interessa non è raccontare il limite, ma renderlo percepibile come soglia viva, una presa di coscienza, un’apertura che consente all’immagine di trasformarsi da superficie a presenza “.

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