Il Mimit in prima linea per fermare gli speculatori sui carburanti

Economia & Finanza

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“Dobbiamo prevenire eventuali fenomeni speculativi anche attraverso l’Operazione trasparenza che siamo in condizione di mettere in campo “, aveva detto Adolfo Urso, ministro del made in Italy, prima di annunciare la convocazione del comitato di allerta rapida sui prezzi al ministero. e “ove si verificassero è stato già annunciato che si prevedono interventi punitivi, anche con nuove tassazioni su chi eventualmente operasse nel nostro paese”.

La cabina di regia della Commissione di allerta rapida, presieduta appunta dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, sen. Adolfo Urso, che si è riunita ieri pomeriggio per fare il punto sull’andamento dei prezzi dei prodotti petroliferi dopo gli ulteriori rialzi dei carburanti registrati negli ultimi giorni, ha indirizzato gli organi di controllo ad attivare immediati interventi, in base alla legislazione vigente, sui possibili fenomeni speculativi.

Nel corso della riunione – alla quale hanno partecipato, oltre ai rappresentanti dei dicasteri competenti, Guardia di Finanza, Dis, Antitrust, Dogane e Arera – sono stati approfonditi gli aumenti anomali a monte della catena di distribuzione.

È stato inoltre rilevato che negli ultimi giorni – in particolare con riferimento a due delle principali compagnie petrolifere – i prezzi medi applicati alla pompa sono aumentati più dei prezzi consigliati dalle compagnie di riferimento. Una dinamica che sarà ora oggetto di controlli mirati nell’ambito del piano operativo attivato nei giorni scorsi, d’intesa tra Mimit e Mef, dalla Guardia di Finanza. In questa direzione, Mr. Prezzi ha preannunciato che domani trasmetterà alle Fiamme Gialle, per gli opportuni accertamenti, un nuovo elenco di casi anomali di prezzi alla pompa.

La cabina di regia si riunirà nuovamente mercoledì, mentre un nuovo incontro plenario della Commissione di allerta rapida è in programma per venerdì 13 marzo al Mimit, secondo la cadenza già resa nota dal ministro Urso, che prevede una riunione settimanale dell’organo fino al termine del conflitto.

“A differenza di quanto accadde quattro anni fa, oggi abbiamo strumenti più efficaci per contrastare la speculazione e stroncare la spirale inflattiva che allora falcidiò il potere d’acquisto delle famiglie. Con il decreto-legge n.5 del 14 gennaio 2023 abbiamo istituito un efficace sistema di monitoraggio sia sulla rete di distribuzione del carburante sia sull’intera catena del valore, anche sulla filiera alimentare, che ci consente di intervenire attivando, ove necessario, la Guardia di Finanza e gli altri organi di controllo. Anche per questo nel 2024 e nel 2025 il prezzo del carburante è rimasto a livelli contenuti, con effetti positivi anche sull’inflazione, che lo scorso anno è stata appena dell’1,5%, tra le più basse d’Europa” aveva detto domenica il ministro Urso in una intervista a La Stampa.

Ma anche il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti presente all’Ecofin di ieri, ha parlato di caro carburanti, auspicando un intervento unitario dell’Europa, per far fronte ad una situazione potenzialmente esplosiva come quella determinata dallo shock dello scoppio della guerra nel 2022 in Ucraina. “Non dobbiamo dimenticare la lezione della guerra contro l’Ucraina”, ha dichiarato Giorgetti. “Il rischio economico che stiamo affrontando è, ancora una volta, una fiammata provocata dall’improvviso aumento dei prezzi dell’energia”. Secondo il ministro “sarebbe grave pensare che la soluzione possa passare per una stretta monetaria”.

Interessante poi il quadro che ha fatto la rivista quattroruote sugli aumenti dei carburanti in questa ultima settimana e da inizio anno, dopo il riallineamento delle accise.

 L’1 marzo scorso, il giorno dopo il primo attacco all’Iran da parte di Israele e Stati Uniti, la benzina self service quotava, in media, 1,673 euro al litro. Rispetto agli 1,782 odierni, l’incremento è di ben 6,5%.

Per il diesel, il rialzo da 1,728 a 1,965 euro/litro implica un aumento del 13,7%. Al servito, la verde ha subito un incremento del 5,74% e il gasolio del 12,12%.

Ma come scrive la rivista specializzata sui motori, occorre anche prestare attenzione a quella che appare ad una dinamica di rialzo dei prezzi piuttosto costante e che quindi non avrebbe un attinenza cosi diretta ed esclusiva allo scoppio del conflitto in medio oriente.

“L’1 gennaio, quando è scattato l’allineamento delle accise, la benzina quotava al fai‑da‑te 1,671 euro/litro, mentre il gasolio, pur in rimbalzo, si fermava a 1,645 euro/litro, un valore inferiore di oltre il 16% rispetto ai livelli attuali.”

 

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