Hockey sul ghiaccio femminile, 13 marzo 2026 – Nel panorama sportivo italiano, dove calcio, ciclismo e sci monopolizzano spesso titoli e conversazioni, l’hockey su ghiaccio femminile vive in una dimensione quasi silenziosa. Eppure, proprio in quel silenzio, la nazionale femminile italiana continua a costruire una storia fatta di lavoro ostinato, di successi spesso poco raccontati e di una crescita lenta ma concreta.
La Italy women’s national ice hockey team non è una squadra abituata ai riflettori. Non lo è mai stata. E forse proprio per questo ogni vittoria, ogni promozione, ogni partita combattuta contro nazionali più blasonate assume un peso diverso. Non è soltanto il risultato sul tabellone: è la conferma che un movimento sportivo può crescere anche lontano dalle grandi luci mediatiche.
Asiago, un successo annunciato
Uno dei momenti più significativi degli ultimi anni è arrivato nel 2018, quando l’Italia conquistò la promozione alla Divisione I B dei Mondiali femminili durante il torneo disputato ad Asiago. Fu una settimana che chi seguiva l’hockey femminile italiano ricorda ancora con una certa emozione. Le Azzurre vinsero tutte le partite del torneo, mostrando un gioco sorprendentemente maturo e, soprattutto, una compattezza rara. Non era la nazionale più talentuosa sulla carta, ma fu quella più squadra.
In quella occasione emersero alcune figure chiave, come la capitana Evelina Raselli, attaccante cresciuta tra Italia e Svizzera e simbolo di una generazione di giocatrici che ha portato esperienza internazionale nello spogliatoio azzurro. Raselli non è soltanto una delle migliori realizzatrici della storia recente della nazionale: è anche il volto di un cambiamento culturale nell’hockey italiano, quello di atlete che studiano, lavorano e giocano ad altissimo livello senza poter contare sulle strutture professionistiche che esistono altrove.

Evelina Raselli
La promozione non fu un episodio isolato. Negli anni successivi l’Italia ha dimostrato di poter restare competitiva nei tornei dell’International Ice Hockey Federation, affrontando squadre con tradizioni molto più radicate. Certo, le difficoltà non sono mai mancate. Il gap con le grandi potenze dell’hockey femminile — Canada, Stati Uniti o Finlandia — resta enorme. Ma il vero confronto per l’Italia non è con loro: è con se stessa, con i propri limiti strutturali.
Il movimento femminile italiano si regge infatti su una base relativamente piccola di giocatrici. Gran parte delle atlete proviene dalle regioni alpine, dove il ghiaccio è parte della cultura sportiva quotidiana: Alto Adige, Trentino, Lombardia. Qui l’hockey non è una curiosità esotica ma uno sport di comunità. Le ragazze crescono spesso giocando nelle stesse squadre dei ragazzi fino all’adolescenza, sviluppando una durezza agonistica che si ritrova poi nella nazionale.

Le Azzurre del ghiaccio
Ed è proprio questa durezza che ha caratterizzato molte delle vittorie azzurre negli ultimi tornei mondiali di Divisione. Non sono state vittorie spettacolari o dominate sul piano tecnico. Piuttosto, sono arrivate attraverso partite sporche, combattute, in cui ogni disco conteso lungo le balaustre valeva quasi quanto un gol.
Guardando le partite della nazionale femminile italiana, si ha spesso la sensazione di assistere a uno sport nella sua forma più pura. Non ci sono star milionarie, né pressioni mediatiche gigantesche. C’è invece un gruppo di atlete che gioca con una consapevolezza semplice: ogni torneo può essere una svolta, ogni vittoria può significare un passo avanti per l’intero movimento.
E forse è proprio questo l’aspetto più interessante. Le Azzurre non stanno soltanto cercando di vincere partite. Stanno cercando di costruire una tradizione.
In un Paese dove l’hockey su ghiaccio fatica ancora a trovare spazio nelle pagine sportive nazionali, ogni promozione mondiale, ogni torneo ben giocato, ogni giovane atleta che decide di indossare i pattini rappresenta una piccola conquista culturale.
Le vittorie della nazionale femminile italiana non sono ancora abbastanza grandi da cambiare da sole la storia dello sport italiano. Ma sono abbastanza importanti da ricordarci che, anche lontano dai riflettori, lo sport continua a crescere. E a volte lo fa proprio sul ghiaccio, in silenzio, tra il rumore secco di un puck contro la balaustra e l’esultanza discreta di una squadra che sa quanto sia difficile arrivare fin lì.















