di Maurizio Catello Pennarola *
Riforma dell’ordinamento giudiziario (Legge cost. 253/2025)
Le motivazioni del SÌ e del NO poste a paragone visivo
di Maurizio Catello Pennarola *
Premessa
Il 22 e 23 marzo gli elettori saranno chiamati a esprimersi sul referendum confermativo riguardante la riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario. È un passaggio significativo, perché tocca l’equilibrio tra i poteri dello Stato e il modo in cui la magistratura opererà negli anni futuri.
La riforma è ampia e interviene su un sistema costruito nel corso di oltre settant’anni di vita repubblicana. Proprio per questo, prima di arrivare a una scelta definitiva, è utile conoscere con attenzione sia le ragioni del SÌ sia quelle del NO, evitando slogan, semplificazioni o letture di parte.
La tabella che segue raccoglie in modo ordinato e si ritiene completo (mi scuso se ne ho omessa qualcuna, accetto segnalazioni) le valutazioni espresse da politici, costituzionalisti, magistrati, studiosi, giornalisti e osservatori internazionali. L’obiettivo è offrire un quadro chiaro e verificabile delle possibili conseguenze della riforma: uno strumento pensato per chi vuole davvero capire prima di decidere.
Disclaimer: il limite di questo documento è dettato dalla necessità di sintetizzare al massimo le ragioni dell’uno e dell’altro, privilegiando alla chiarezza ed alla completezza l’opportunità di avere a disposizione un‘bignami’ di quello che sta accadendo in modo che ciascuno possa farsi un’idea e poi approfondire quello che interessa.
Ovviamente si comprende che un articolo del genere vada letto da PC e non da smartphone, in quanto non è certamente il mezzo più consono a leggere una tabella.



Non partecipare al voto non rende il referendum invalido né ne determina automaticamente l’esito: significa semplicemente lasciare che siano gli altri a decidere al nostro posto. Il voto, qualunque esso sia, non dovrebbe mai essere un gesto di appartenenza politica o di fedeltà a una corrente. È una scelta personale, che incide sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sul modo in cui funzionerà la giustizia per chi verrà dopo di noi.
Per questo è importante arrivare al voto con un’informazione completa e non filtrata da slogan o semplificazioni. Prendersi il tempo per leggere con calma la tabella, confrontare le argomentazioni e riflettere sulle conseguenze concrete è il modo più serio per esercitare un diritto che è anche una responsabilità. Capire prima di decidere significa rispettare se stessi e la democrazia.
Uno sguardo al futuro è doveroso. Una delle critiche più frequenti alla riforma, al di là dei contenuti, riguarda il metodo con cui è stata portata avanti. La Costituzione appartiene a tutti, non a una parte politica, e proprio per questo molti ritengono che una revisione così rilevante avrebbe richiesto un confronto parlamentare più ampio e un consenso molto più largo. Nel corso dell’iter non è stato accolto neppure un emendamento, e questo ha alimentato perplessità.
Un percorso ideale per eventuali modifiche future dovrebbe prevedere un voto parlamentare a maggioranza qualificata, preceduto dal lavoro di una Commissione composta da esperti indicati da entrambi gli schieramenti. Una Commissione che operi in modo trasparente, individui con chiarezza i problemi da affrontare e proponga soluzioni discusse e condivise, spiegando ai cittadini quali benefici concreti ne deriverebbero.
Maurizio Catello Pennarola
Lauree in Ingegneria e Scienze Politiche
Master in Relazioni Internazionali e Difesa Cibernetica















