Non solo tradizione, ma emozione pura, nella Chiesa di San Marcello a Roma, per un concerto straordinario
Nell’ambito del Festival di Pasqua, a Roma, nella suggestiva cornice della Chiesa di San Marcello al Corso, lo Stabat Mater di Pergolesi, la sera del 1 aprile, ha colmato di intense emozioni, le alte volte di questo luogo sacro, con un concerto fuori del comune.
Un concerto in cui si sono fuse, in una narrazione quasi teatrale, due voci, due espressioni canore intrise di pathos. Quella del soprano Sarah Agostinelli, ma, soprattutto, quella del mezzosoprano Lucia Mastromarino

Sarah Agostinelli e Lucia Mastromarino In un momento della loro interpretazione-Foto di I.Saracino
Emozioni indimenticabili
Nel silenzio ovattato e assoluto di una Chiesa, illuminata quasi dalle luci soffuse del tempo e dell’anima, l’atmosfera si è fatta surreale e la drammaticità del testo e della musica di Pergolesi ha trasmesso al folto pubblico presente tutto il dolore di una madre che assiste, impotente, alla morte del figlio sulla croce.
Una madre terrena, intensa, disperata, che tocca con mano la morte, quella di Pergolesi, che probabilmente si ispirò alla celebre Lauda di Jacopone da Todi, Donna del Paradiso, prima espressione in vulgaris della teatralità medievale.
Maria è stata lì, con tutto il suo dolore, la sua disperazione. E l’emozione, la drammaticità del momento è stata voce, canto, teatro, grazie soprattutto all’interpretazione di Lucia Mastromarino, che ha fatto suo un ruolo abitualmente destinato ad un contralto.
Questa interprete, nostra conterranea, che vanta una fama internazionale, con la sua voce dai toni scuri e potenti, ha dato colore ad ogni singola nota, sia nelle parti da solista che nei duetti con la brava Sarah Agostinelli.
Le doti interpretative della Mastromarino sono così emerse in tutta la loro potenza espressiva e, ancora una volta, ques’artista straordinaria ci ha regalato quella sottile alchimia che dovrebbe materializzarsi quasi in un respiro unico tra interprete e pubblico. Perché la musica non è solo fredda stesura, redatta per l’esecuzione, ma è sentimento puro, passio inarrestabile, racconto,vita, teatro.
Lo Stabat Mater di Pergolesi e la sua ventata innovativa
Un testo altamente innovativo, dunque, quello di Pergolesi, quasi una ventata di passione tutta umana che trascina, prorompe, sia musicalmente, che emotivamente.
Una drammaticità tutta terrena che rende il divino umano Una novità per quei primi anni del’700, ancorato a standard musicali iconici e predefiniti. Una novità che costò non poche critiche a quel giovane compositore, presago della sua morte, ormai prossima.
Blasfemo? forse lo fu per molti. Geniale e moderno? ancor di più, tanto che Bach e lo stesso Paisiello celebrarono la sua musica.
Lo Stabat Mater di Pergolesi è quasi il testamento di un genio che, a soli 26 anni, sta per morire. E, nel portare a termine un lavoro commissionatogli dalla confraternita laica napoletana Cavalieri della Vergine dei Dolori di San Luigi al Palazzo, teme la morte, la sente, la percepisce e percepisce il dolore della madre di un uomo morto ingiustamente sulla croce.
Una morte ingiusta, come solo sa esserlo la morte.
Non solo rievocazione
Alla luce di queste premesse si comprende tutta l’intensità di una composizione, che non deve essere solo musica, non solo rievocazione, ma esperienza emozionale.
In quella atmosfera, in quella Chiesa, intrisa di luci soffuse, colorata dal tempo e dall’arte, abbiamo così vissuto la speranza, abbiamo vissuto quella Pasqua, cui tutti aneliamo
E quando Lucia Mastromarino ha interpretato con la sua voce unica, l’Ave Maria di Gomez, la musica è stata non solo canto, ma preghiera, intensa, vissuta, quasi corale, traformando la Pasqua in speranza, velata però dalle tante incertezze umane, dalle tante paure. Da tutte le nostre fragilità.
Ed è stata magia grazie alla voce di questa interprete unica che si è fatta quasi voce universale. Voce di un’umanità che anela ad un mondo migliore
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