L’Europa abbandona l’alimentare ecosostenibile

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Lo scorso 26 marzo l’Europa ha ufficialmente rinunciato al cibo sostenibile, cancellando la riforma che avrebbe dovuto “cambiare tutto” e garantire agli europei un sistema alimentare sostenibile.
Non ci sarà più alcuna regolamentazione comune su etichette green, regole condivise e strategia integrata per clima e agricoltura.

Che la strada sia del tutto interrotta lo conferma perfino il sito ufficiale della Commissione Europea dove, cercando “l’iniziativa per rendere il sistema alimentare europeo più sostenibile” si legge un chiarissimo “abandoned” e la specifica:
Questa iniziativa è stata abbandonata. I commenti raccolti in passato rimangono disponibili per riferimento futuro, ma le altre iniziative di raccolta di feedback previste non avranno più luogo”.


Una vera e propria pietra tombale su resilienza, competitività, clima e sicurezza legati al settore alimentare nel Vecchio Continente.

Si tratta senza dubbio di un’occasione persa, considerando il notevole valore dell’idea di fondo: promuovere una trasformazione sistematica, invece di procedere con soluzioni frammentarie; aumentare la domanda di cibo sostenibile; garantire coerenza politica in tutte le aree, soprattutto al fine di integrare clima e agricoltura.

Nulla di fatto. Eppure le consultazioni dietro l’iniziativa avevano raggiunto le 2.670 risposte. Purtroppo il nuovo corso europeo, dopo aver affossato il “Green Deal” con la nuova “PAC”, ha mietuto un’altra vittima.
L’obiettivo originale dell’iniziativa voleva disegnare un quadro generale capace di fissare regole comuni per tutta la filiera, partendo da principi condivisi, per poi fissare obiettivi chiari e indicare responsabilità definite per ogni attore, dal produttore al consumatore.

Tra le idee sul tavolo erano stati previsti anche strumenti concreti, come un’etichettatura che indicasse il livello di sostenibilità dei prodotti alimentari, criteri minimi per rendere più “verdi” gli appalti pubblici nel settore, e sistemi di monitoraggio più efficaci.
Nei documenti preparatori la proposta era stata presentata come il primo passo verso una politica alimentare europea più coerente e integrata, in linea con la strategia “Farm to Fork“, con l’obiettivo di mettere ordine alle diverse iniziative già esistenti e rafforzarne l’impatto.

L’abbandono di questa iniziativa non crea soltanto un vuoto normativo. Peggio: conferma la continuità operativa con un sistema alimentare e produttivo che la stessa Commissione fino a qualche anno fa non considerava più sostenibile.
Non ci sarà più un unico grande regolamento valido per tutti.
Ciò non significa che il tema sia stato del tutto accantonato. Sulla carta la sostenibilità resta una priorità, ma sarà affrontata con strumenti diversi (si spera) e non più attraverso questa proposta legislativa integrativa.

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