Nove spettacoli per capire il presente
Ad aprile i teatri romani propongono una programmazione fitta, con spettacoli diversi per registro e struttura, ma legati da un filo comune: raccontare l’uomo contemporaneo attraverso la memoria, le relazioni, le spaccature del mondo così com’è. Una rilettura della Storia ispirata a Walter Benjamin, commedie costruite sulle ansie quotidiane, testi che parlano di identità generazionali. Un cartellone che affianca sperimentazione e tradizione e offre al pubblico più di una chiave per leggere il presente.
L’Angelo della Storia – Spazio Diamante (Sala Black), 8–11 aprile
Ispirato alle riflessioni di Walter Benjamin, “L’Angelo della Storia” costruisce una drammaturgia fatta di frammenti, immagini e microstorie che attraversano epoche diverse. Al centro c’è l’idea di un’umanità trascinata in avanti dal “progresso”, mentre alle spalle si accumulano macerie materiali e simboliche. La regia condivisa di Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa guida lo spettatore in una mappa discontinua della Storia, dove episodi lontani entrano in risonanza con l’oggi. Uno spettacolo che lavora sul montaggio di eventi e suggestioni, che prova a smontare narrazioni consolidate e a ricomporle in una stagione inquieta.
Mi inviti a nozze – Off/Off Theatre, 8–12 aprile
Una commedia costruita sull’incontro-scontro tra due estranei costretti a condividere un viaggio e una serie di coincidenze. Lisa e Francesco si incontrano in aeroporto, entrambi diretti in Grecia per lo stesso matrimonio, ma da posizioni opposte e scomode. Lei è l’ex dello sposo, lui è legato alla famiglia della sposa. L’antipatia iniziale diventa presto un terreno fertile per dialoghi serrati e situazioni che oscillano tra ironia e vulnerabilità. Il testo di Valerio Groppa racconta nevrosi, difese emotive e paura della solitudine, lasciando emergere sotto la superficie brillante un bisogno autentico di contatto e comprensione. Con Barbara Begala e Massimiliano Vado, che firma anche la regia.
Jucatùre – Sala Umberto, 8–19 aprile 2026
Premio Ubu come miglior testo straniero, “Jucatùre” di Pau Miró racconta una piccola comunità di uomini ai margini. Quattro giocatori si ritrovano per giocare a carte, ma la partita sembra sempre rimandata: l’attesa si riempie di parole, confessioni, assurdità quotidiane e ricordi. È un’umanità sospesa, fatta di fallimenti e piccole illusioni, che trova nella compagnia reciproca un riparo provvisorio dalla vita là fuori. La regia di Enrico Ianniello lavora sulla misura della commedia malinconica. Il riso resta, ma è attraversato da una sottile inquietudine, come se ogni battuta fosse un modo per stare in piedi.

da sx, in senso orario: Familie Flöz (ph. Simona Fossi), Roberto Zibetti (ph. Roberta Krasnig), Tre di picche (ph. Manuel Piccoli), Marco e Marianna Morandi (ph. Claudio Porcarelli)
Il Pomo della Discordia – Teatro Arcobaleno, 9–12 aprile
Tutto comincia con un’esclusione. Eris, dea della discordia, non viene invitata alle nozze di Peleo e Teti. Da quella mancanza parte una catena di eventi che porterà alla guerra di Troia.
“Il Pomo della Discordia”, scritto da Luana Rondinelli e diretto da Nicola Alberto Orofino, ripercorre il mito delle origini del conflitto troiano (il giudizio di Paride, la scelta fra tre dee, il rapimento di Elena) cercando in quella vicenda antica le tracce di meccanismi che non hanno mai smesso di funzionare. Il cast è composto da Barbara Gallo, Egle Doria, Laura Giordani e la stessa Rondinelli, in un lavoro che usa il mito come strumento per osservare il presente.
Benvenuti a casa Morandi – Teatro Manzoni, 9–26 aprile
Marianna e Marco Morandi portano sul palco una storia familiare che mescola autobiografia e invenzione. “Benvenuti a casa Morandi” parte da un fatto concreto. I due fratelli si ritrovano a svuotare la casa della tata Marta, figura centrale della loro infanzia. Da lì si apre un percorso tra oggetti, ricordi e dinamiche domestiche, con una famiglia celebre sullo sfondo, evocata più che esibita. Il racconto non si limita al “dietro le quinte” della notorietà, ma restituisce una quotidianità fatta di affetto, contraddizioni e nostalgia. La regia è di Pino Quartullo.
Tre di picche- Teatro Trastevere, 10–12 aprile
Un testo che affronta senza filtri un tema tipico dei giovani: la ricerca di identità. Tre ventenni (un lavoratore, una studentessa e un artista) convivono e condividono la stessa domanda, quale spazio resta oggi per chi sta entrando nella vita adulta? “Tre di picche”, scritto e diretto da Gianmarco Ciotti, gioca su dialoghi rapidi e momenti più riflessivi, con un linguaggio diretto e contemporaneo. L’impianto scenico è essenziale e lascia emergere soprattutto le fragilità dei personaggi, il sarcasmo, il disincanto, il desiderio di essere riconosciuti.
Infinita – Familie Flöz Teatro Brancaccio, 11–12 aprile 2026
La compagnia Familie Flöz presenta uno spettacolo che attraversa i passaggi fondamentali dell’esistenza: nascita, trasformazione, amore e perdita. “Infinita” utilizza il linguaggio fisico e visivo tipico della compagnia, fatto di maschere, teatro d’ombra e musica, con una narrazione che rinuncia quasi del tutto alla parola per affidarsi alla forza delle immagini. Ne nasce un mosaico di scene brevi, capaci di richiamare i momenti in cui la vita cambia direzione: l’inizio, la caduta, l’addio. Un teatro che lavora sulla dimensione universale dell’esperienza umana, senza perdere il lato fragile e, a tratti, comico del quotidiano.

Massimo Ranieri, “Tutti i sogni ancora in volo”, in scena al Teatro Sistina (ph. U.S.)
Massimo Ranieri – Teatro Sistina, 16-19 aprile 2026
Massimo Ranieri torna dal vivo con un nuovo progetto che fa convivere canto e racconto. “Tutti i sogni ancora in volo” è un viaggio che alterna brani celebri del repertorio, inediti firmati da grandi autori, sketch e confessioni.
Al centro resta la cifra dell’artista, la capacità cioè di unire interpretazione e musica in una narrazione continua, più vicina al varietà che al concerto tradizionale. In scaletta anche riferimenti al recente percorso sanremese, con una band strutturata e arrangiamenti dal taglio orchestrale.
Il Manoscritto – Teatro Trastevere, 17-19 aprile
Un uomo viene incaricato di consegnare un pacco contenente il manoscritto di un autore misterioso. Non può aprirlo. Durante il viaggio si ferma in un motel nel deserto, e la notte comincia a distorcere le sue percezioni. “Il Manoscritto”, testo di Baret Magarian interpretato e diretto da Roberto Zibetti, costruisce la scena attraverso suoni e proiezioni video, affidando a questi elementi gran parte del lavoro narrativo.
La colonna sonora di Paolo Ballarini e le immagini di Robert Hulland definiscono due ambienti distinti: il deserto americano prima, una dimensione più astratta e interiore poi. Zibetti, che ha lavorato con Strehler, Ronconi e Bertolucci, è l’unico interprete in scena.















