Finalmente raggiunto accordo di un cessate il fuoco tra Iran e Usa. Determinante la mediazione del Pakistan
Alle 00,54 di ieri ( ora italiana), la notizia che ha rassicurato il mondo: Sospese le ostilità per due settimane tra Iran e Usa. Previsti ulteriori incontri per trattative di pace. L’accordo prevede la cessazione delle azioni militari da parte di tutti i contendenti e l’apertura dello stretto di Hormuz..
Come annunciato da un funzionario della Casa Bianca, anche Israele ha accettato l’accordo, promettendo di sospendere i suoi attacchi, ma a quanto sembra, malgrado le richieste pressanti del Pakistan, Benjamin Netanyahu non intende rinunciare alla sua invasione del Libano.
Un primo passo verso la pace?
Una giornata che il mondo non dimenticherà, quella di ieri, contrassegnata da minaccie apocalittiche di Trump, deciso a far scomparire una civiltà antica come quella dell’Iran, nonché dai suoi ultimatum. Ma anche una giornata in cui il Papa ha presio una netta posizione nei confronti del presidente Usa, pur non menzionandolo.
Una tensione che ovviamente ha dato una notevole accelerazione ai negoziati, svoltisi con la mediazione del Pakistan, che, solo dopo 12 ore dalla minaccia di Trump di estirpare la civiltà iraniana, ha concretizzato questo accordo.
Immediata la reazione dei mercati, oppressi dalle continue e mutevoli affermazioni di tycoon.. Come riportato da Axios, infatti, i future sul petrolio sono crollati rapidamente di circa il 6%.
Ovviamente la situazione é ancora estremamente fluttuante, in ragione soprattutto della posizione di Israele. Troppo determinato a portare avanti il suo piano espansionistico e vero artefice di un conflitto che ha minato l’economia mondiale.
Ma una tenue speranza di un accordo definitivo di pace si affaccia al’orizzonte, grazie all’isolamento totale di Donald Trump, sempre più in calo nei consensi e pressato anche da molti repubblicani.
I toni trionfalistici di Trump
Il comunicato uffciale dell’accordo di un cessate il fuoco, comparso sul canale social del presidente Usa, ovviamente, é stato intriso dei soliti toni trionfalistici di Trump. Questi infatti ha decantato il suo operato, asserendo di aver raggiunto gli obiettivi di questo conflitto. Quasi proclamandosi vincitore.
Toni a cui l’istrionico Donald ci ha abituato, ma che ne evidenziano tutta la sua fragilità, non solo a livello emotivo, ma anche a livello politico.
Trump é ormai alle corde e la linea dura della sua amministrazione non ha di certo concretizzato le promesse fatte in campagna elettorale. Il sogno di un’ America great again sembra essere miseramente naufragato!
Lo dimostrano i mercati, lo dimostra la grave crisi economica che sta stringendo in una morsa gli americani, che di certo non amano le guerre. Inoltre il forte legame che lo unisce a Netanyahu, animato da ben altri intenti, non piace neanche al popolo Maga.
Siamo all’epilogo?
Si spera di sì, mentre gli occhi del mondo sono puntati su un Medio Oriente flagellato dalle ambizioni dell’estrema destra israeliana che potrebbe minare il fragile accordo con l’Iran.
Netanyahu e i suoi ministri, ovviamente, devono inchinarsi, a parole, alla volonta di un’ America fortemente provata, ma, alla luce dei fatti che caratterizzano la traballante tregua di Gaza, le speranze di una cessazione dei raid israeliani appaiono affievolirsi sempre più.















