Il sistema di espulsione dei caccia militari può salvare la vita al pilota, almeno dallo schianto; quello che avviene dopo è tutta una variabile
L’espulsione dal cockpit
Quando il velivolo diventa ingovernabile, l’unica opzione per il pilota è l’espulsione.
La procedura prevede che il pilota attivi i razzi posti sotto il seggiolino tramite degli anelli generalmente posti sopra la sua testa.
Questi attivano una procedura che, in meno di un secondo, proietta il pilota, ancora agganciato al seggiolino, fuori dall’aereo. La spinta iniziale porta il corpo a un’accelerazione di 12G, causando un forte stress al fisico.
In seguito, il sedile si sgancia dal pilota tramite la rottura di alcuni chiavistelli e poi precipita poco lontano. I sedili sono dotati di altimetro e giroscopio in grado di mettere il pilota in posizione verticale nel caso in cui l’eiezione avvenga in volo rovesciato.
Solo in territorio ostile
Una volta a terra, il pilota deve mettere in atto tutte le procedure imparate durante l’addestramento SERE (Sopravvivenza, Evasione, Resistenza e Fuga).
Il primo passo è allontanarsi dal luogo dell’atterraggio e nascondere il paracadute. Nel seggiolino eiettabile dovrà recuperare il kit di sopravvivenza contenente una radio criptata, degli specchietti per la segnalazione e una torcia stroboscopica.
Insieme a questo materiale, il pilota è armato di pistola semiautomatica e di due caricatori di scorta, nonché di un kit di primo soccorso avanzato e di sopravvivenza. Acqua, barrette proteiche e sistemi di purificazione dell’acqua che possono essere razionati e durare diversi giorni.
Non mancano accessori rudimentali quali un coltello a sega, un acciarino e un sacco a pelo.
Dovrà trovare un luogo sicuro e nascondersi, evitando contatti con la popolazione locale, spostandosi con il favore del buio e limitando le comunicazioni con le squadre di soccorso. La radio GPS sarà usata per brevi istanti, a orari diversi, per inviare segnali in codice alle unità Combat Search and Rescue (CSAR).
La cattura
In caso di cattura da parte del nemico, entra in gioco il Code of Conduct, che abbiamo visto molte volte anche nei film in TV. Nome, grado e numero di matricola. Nient’altro.
Sempre secondo le linee guida fornite durante l’addestramento, il militare fatto prigioniero non deve collaborare con il nemico, nemmeno sotto tortura, e non deve accettare favoritismi dai suoi carcerieri. Inoltre, non deve rilasciare dichiarazioni e, se possibile, deve cercare in ogni modo di fuggire.














