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A proposito di “Corifei del nuovo centro: tra aporie, visioni erranti, strategie impervie”

Politica

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alle ore: 22:17

Ho atteso l’esito elettorale delle elezioni amministrative prima di replicare alla nota dell’Avv. Rapisarda edita sul nostro giornale on line: I corifei del nuovo centro- tra aporie, visioni erranti, strategie impervie.E’ vero caro avvocato, con l’amico Giorgio Merlo condividiamo una lunga militanza nella sinistra sociale della DC, la corrente di Forze Nuove, che è stata la nostra scuola di formazione partitica, sotto la guida di un maestro straordinario quale fu Carlo Donat Cattin. Entrambi condividiamo l’idea che manchi al centro della politica italiana un partito o una federazione di partiti, ispirati dai valori dell’umanesimo cristiano, strettamente collegato/i alla nostra migliore tradizione euro atlantica, erede/i della storia politica, sociale e culturale dei Popolari e della DC.

Scriviamo, senza alcun accordo predefinito e in assoluta libertà personale, molte note e saggi, tanto da assumere ai suoi occhi, il ruolo di “corifei”, maestri del coro a sostegno della costruzione di “un centro nuovo”, per usare l’espressione che Alberto Alessi suggerì di inserire nel documento che siglammo insieme a Gargani, Grassi, Tassone, Eufemi, Gemelli, Giannone e a tanti altri esponenti di movimenti e associazioni per la Federazione Popolare DC.

In sostanza il suo distinguersi da questi due vecchi esponenti DC forzanovisti, consisterebbe nella sua tesi che si dovrebbe procedere in solitaria, come DC, nella costruzione del nostro progetto politico. Una tesi ragionevole che è stata alla base del mio impegno, sin dal 2011, come potrà verificare rileggendo la bella nota riassuntiva della nostra ultima storia, pubblicata sul nostro quotidiano on line: La democrazia tra cronaca e storia.1994-2019. Ed è proprio da quell’esperienza che, allo stato degli atti, dobbiamo riconoscere che quell’obiettivo non l’abbiamo raggiunto, dato che ci troviamo tuttora alla presenza di oltre quindici realtà che, a diverso titolo e legittimità, si rifanno alla DC.

Siamo a tutt’oggi privi del nostro simbolo storico, lo scudo crociato, usucapito senza diritto da Casini e soci, sino a diventare una comoda e gratuita rendita di posizione per i soliti noti dell’UDC, con Cesa, de facto, subordinato all’egemonia di De Poli, entrambi al servizio della Lega di Salvini e, adesso, sotto il ruolo guida di Fratelli d’Italia e  della Meloni.

Continuiamo una guerra lacerante anche con alcuni consiglieri nazionali eletti nel nostro ultimo congresso nazionale dell’ottobre 2018, i quali, si rincorrono tra ristoranti romani, finti congressi e baruffe assai poco edificanti, per ascriversi il ruolo di papa e anti papa DC. Una tragicomica sequela di corsi e ricorsi che assume ogni giorno di più i caratteri di una psicopatica farsa pseudo politica.

Con l’amico Giorgio Merlo, e mi auguro con tanti altri amici DC non pentiti, personalmente condivido, invece, l’idea che compito prioritario di noi democratici cristiani sia quello di concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale italiana. E lo sostiene uno come me, ossia uno di quelli che insieme a tanti altri, dal 2012 ha seguito il percorso legittimo previsto dallo statuto DC e dai pronunciamenti dei tribunali: da quello della suprema corte di Cassazione del 2010, alla decisione del giudice Romano, grazie alla quale abbiamo potuto celebrare il XIX Congresso nazionale dell’ottobre 2018, nel quale, anche con il mio sostegno fattuale al Nord e dell’amico Antonio Fago al Sud, Renato Grassi è stato eletto alla segreteria nazionale del partito.

Nessun dubbio, dunque, sulla volontà di confermare e valorizzare il nostro status di eredi legittimi della DC storica. Detto questo, però, è con la realtà effettuale della politica italiana oggi che si devono fare i conti.

Non a caso ho voluto attendere i risultati delle elezioni del 12 Giugno scorso. Avevo molto sperato nel fatto nuovo della DC di Cuffaro-Grassi in Sicilia e su pochi amici, già DC, impegnati in alcune liste civiche nel Veneto. Da questi risultati dobbiamo oggettivamente costatare che, a Palermo, abbiamo appena superato la soglia minima (5 %) e a Messina abbiamo raccolto il 2%.

A Padova la lista civica che vedeva impegnati alcuni amici importanti della nostra area politica, non si é arrivati all’1%, per non parlare degli amici del “Popolo della Famiglia” che hanno ottenuto un misero 0,34 %.

Come ho scritto sulla pagina facebook della DC di Cuffaro: é importante aver riportato qualche amico in consiglio comunale a Palermo. Grazie, dunque, agli amici DC siciliani per il loro impegno. Ora, però, dobbiamo riflettere sul che fare sia per il programma che per le alleanze. Da parte mia, ripeto che con una destra a guida della Meloni e un’ UDC al servizio di Salvini e della stessa Meloni, io non sarò mai da quella parte.

Noi dobbiamo restare fermi al centro, disponibili ad allearci con quanti in quell’area si rifanno ai valori dell’umanesimo cristiano e alla scelta internazionale euro atlantica, avviata da De Gasperi e sempre perseguita dalla DC storica. Prima, però, serve ricomporre la nostra unità politica, almeno quella concretamente possibile, da realizzarsi sia dall’alto, con gli attori nazionali disponibili, che dalla base, partendo dai nostri territori.

Certo, molto dipenderà dalla legge elettorale che, alla fine, il Parlamento deciderà di adottare. Insisto sino alla noia: se restasse l’attuale rosatellum maggioritario, temo che nessuna ricomposizione sarà possibile. I diversi attori nazionali cercheranno rifugio nelle liste disponibili ad accoglierli, di destra o di sinistra, mentre il nostro potenziale elettorato si tripartirà: a dx, a sx e nell’astensione, contribuendo ad alimentare, così, quell’oltre 50% di renitenti che ormai da troppo tempo hanno deciso di rinunciare all’esercizio del voto.

Solo se sarà votata una nuova legge elettorale di tipo proporzionale che, mi auguro alla tedesca, con sbarramento, preferenze e introduzione dell’istituto della sfiducia costruttiva, il progetto di ricomposizione politica della nostra area sarà non solo possibile, ma inevitabile, se non si vogliono inseguire consensi da prefisso telefonico.

Caro Rapisarda, si convinca: da soli non si va da nessuna parte; magari si va più veloci, ma solo insieme si va più lontano.

Ettore Bonalberti, Vice segretario DC

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