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Adriano Pistilli intervista Renato Natale, Sindaco di Casal di Principe

Campania

Abbiamo intervistato il Dr. Renato Natale, medico, simbolo dell’anticamorra, Sindaco di Casal di Principe nel 1993-’94, incarico che ricopre attualmente dal giugno 2014, dopo esser stato rieletto per il secondo mandato nel 2019.

Dottor Natale, la pandemia ha sconvolto la vita di tutti, colpendo i cittadini sia sul piano personale che lavorativo. Come stanno vivendo i Suoi cittadini questo difficile momento lavorativo?

Non chiamatemi simbolo dell’anticamorra; non sono un simbolo, ho solo tentato di fare la mia parte di cittadino responsabile, e non sempre ci sono riuscito. Per venire alla domanda: più di un anno di restrizioni hanno determinato danni notevoli sul piano personale, sulla socialità di ciascuno di noi, sul nostro equilibrio psichico, sui rapporti interpersonali, fortemente danneggiati dall’isolamento, con riflessi seri anche sulla salute; di sicuro ha avuto effetti negativi sul sistema economico qui da noi come nel resto del mondo. Siamo arrivati alla pandemia con un assetto economico e produttivo già in difficoltà, sia in conseguenza di una crisi economica che ha coinvolto tutto l’occidente e sia per effetto della crisi di una economia criminale che aveva in qualche modo caratterizzato il nostro territorio. Stavamo appena approcciandoci ad una riorganizzazione e rifondazione della nostra economia, dando sviluppo a quella che definiamo economia sociale, basata sulla solidarietà, piuttosto che sulla competizione, quando la pandemia ci è piombata addosso bloccando un processo già avviato. Oggi verifichiamo una diffusione della povertà a livelli critici, che pone problemi anche all’Ente locale per tutti i nuovi e gravi bisogni sociali che dobbiamo affrontare. Speriamo che superata l’emergenza sanitaria si possa riprendere una strada che stava dando i suoi frutti e che potrebbe essere veramente di svolta per la nostra economi

Come valuta l’idea di utilizzare le risorse del Recovery Fund per la bonifica dei territori martoriati dai rifiuti tossici?

Si parla di questo Recovery come una manna per tutti noi; nella mia vita ho avuto occasioni più volte di verificare come passare dalle parole e promesse ai fatti non sempre è facile. Speriamo che questa volta non debba essere di nuovo deluso come è capitato spesso in passato. E’ chiaro che le notevoli risorse che ci dicono di aver messo in campo dovrebbero servire innanzitutto a risolvere problemi antichi, come è quello dell’inquinamento, ma nel complesso dovrebbero abbattere le differenze fra nord e sud, rifondare l’economia in senso ecosostenibile, e consentire alle nostre popolazioni di guardare al futuro con più fiducia; scuole, sanità e ambiente dovrebbero essere i capisaldi di una riforma economica in grado di dare sviluppo.

Ritiene che la battaglia per il riutilizzo sociale dei beni confiscati sia stata efficiente in questi anni? Crede che tale iniziativa sia utile a dare un messaggio ai cittadini e ai giovani che, magari, vedono nella criminalità organizzata dei modelli da imitare?

25 anni dalla legge: non sono passati invano. Dalle prime sperimentazioni, non sempre arrivate al successo, molte cose sono state realizzate e compiute. Ma molta strada resta ancora da fare. Vi sono problemi di risorse economiche , e di burocrazia che a volte rendono difficile un vero riutilizzo di questi beni liberati dalla camorra. E’ anche vero che non sempre le Istituzioni ai vari livelli sono state all’altezza del compito. Bisogna lavorare per costruire classi dirigenti , in grado di capire il senso vero e le potenzialità dell’utilizzo dei beni confiscati, e bisogna continuare a costruire comunità che da un lato siano di stimolo alle Istituzioni per una sempre migliore azione di recupero e riutilizzo, e dall’altro in grado di capirne la forza trasformatrice della società . Di sicuro quando i beni si trasformano in luoghi dove si fa cultura, solidarietà, ed anche economia, i giovani e i meno giovani vengono contagiati e riformano i loro modelli comportamentali.


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