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Al via i Giochi più difficili, la torcia olimpica prova a spegnere le polemiche

Sport & Motori

Con la cerimonia inaugurale alle 13 ora italiana di venerdì 23 luglio prende il via la XXXII edizione delle Olimpiadi.

di Marco Marangoni

© AFP – La fiaccola olimpica a Tokyo 2020

AGI – Il grande giorno è arrivato: dopo un anno di trepidante attesa, tra incertezza e polemiche, il fuoco di Olimpia sta per entrare nello stadio Olimpico di Tokyo. La cerimonia inaugurale in programma alle 13 ora italiana di venerdì 23 luglio alza il sipario sulla XXXII edizione dei Giochi che si annuncia come la più sofferta, ma ora si va in scena.

Una luce di speranza

Da Olimpia, dove era partito nel marzo 2020 quando la pandemia di Covid stava già iniziando a mietere paura e vittime, la torcia ha viaggiato prima in aereo e poi attraverso i distretti della terra del Sol Levante. Ora accenderà i Giochi di Tokyo 2020 ai quali prenderanno parte oltre 10 mila atleti di 204 Nazioni, offrendo una luce al mondo alle prese con la pandemia. E questo malgrado i contagi che proprio a Tokyo stanno facendo registrare i dati più alti da metà gennaio, con il coronavirus che è entrato all’interno del Villaggio Olimpico costringendo diversi atleti al ritiro, con l’80% della popolazione giapponese contraria allo svolgimento delle Olimpiadi, con un’organizzazione macchinosa ma che prova a non incepparsi.

Niente festa

“No festival ma più solennità”, chiedono gli organizzatori, via la parola “celebrare” nella formula di apertura dell’evento trapela dal palazzo imperiale. Nell’era del coronavirus strappo anche al protocollo olimpico.  A dichiarare aperte le Olimpiadi sarà l’imperatore giapponese Naruhito ma, stando a fonti governative, potrebbe evitare di usare la parola “celebrare”. Non sarà presente, invece, l’imperatrice Masako che preferisce rispettare le misure anti-contagio. Naruhito è il terzo imperatore ad aver accettato di dichiarare aperte le Olimpiadi. Nel 1998 suo padre, l’imperatore Akihito, aprì i Giochi invernali di Nagano mentre suo nonno, l’imperatore Hirohito, proclamò aperte le Olimpiadi di Tokyo del 1964 e quelle invernali di Sapporo del 1972.

Gli alfieri

La Carta Olimpica prevede che il presidente del Paese ospitante proclami aperti i Giochi. Tokyo 2020 coinciderà anche con la prima volta del doppio alfiere ma nel rispetto della parità di genere. L’Italia, come diverse Nazioni, ha optato per il doppio portabandiera. Ad aprire la delegazione azzurra saranno Jessica Rossi, oro a Londra 2012 nel trap del tiro a segno, ed Elia Viviani, campione olimpico in carica dell’Omnium del ciclismo su pista. L’Italia Team, che a Tokyo sarà presente con 384 atleti e quasi la perfetta parità di genere, sfilerà per 18/a Nazione, dopo Israele e prima dell’Iraq. Ad aprire la sfilata delle Nazioni, come storica tradizione, sarà la Grecia, Nazione dalla quale 125 anni fa è partito il movimento olimpico. Seconda a sfilare, la squadra dei rifugiati del Cio.

Alla Corea del Nord che aveva già da tempo rinunciato di partecipare ai Giochi per “tutelare la salute dei propri atleti”, si è aggiunta la Guinea. Il ministro dello sport guineano ha motivato la decisione a seguito della “rinascita delle varianti di Covid-19” ma in realtà ci sarebbero problemi finanziari.

L’ultima polemica

La vigilia è stata caratterizzata dall’ennesimo imprevisto con la cacciata del direttore della cerimonia d’apertura Kentaro Kobayashi, rimosso dall’incarico per le sue battute sull’Olocausto durante un cabaret risalenti a fine anni ’90. Kobayashi, un comico giapponese, è stato licenziato perché nel 1998, parlando dello sterminio di massa di 6 milioni di ebrei, disse: “Giochiamo all’Olocausto”.
Prima delle dimissioni di Kobayashi, erano arrivate quelle del compositore della cerimonia di apertura Keigo Oyamada, in arte Cornelius, che aveva ammesso di aver maltrattato bambini disabili quando era a scuola. A marzo Hiroshi Sasaki, direttore creativo esecutivo delle cerimonie, era stato costretto a dimettersi per aver suggerito al comico e icona della moda oversize Naomi Watanabe di vestirsi da maiale (in inglese “pig”) per impersonare il ruolo dell’‘Olympig’. Insomma, Olimpiadi folcloristiche anche senza pubblico.


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