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Alluvione Firenze, 55 anni dopo. Nardella: “4 novembre resti un faro della memoria verso il futuro”

Ambiente & Salute

“L’Arno, che ora scorre tranquillo, rimane il monito della nostra fragilità, segno di un’umanità  fallibile e di una delicatissima e imprevedibile natura”.

Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, conserva il ricordo del 4 novembre 1966 nei racconti di chi  lo ha vissuto: “la città travolta dalla furia delle acque, rimase sfigurata anche nell’anima”, una ferita aperta nel cuore, 35 le vittime, danni economici e artistici incalcolabili.

L’alluvione sconvolse Firenze che “si scoprì fragilissima, le immagini di quei giorni restano indelebili nella memoria di tutti”. L’opera simbolo della città colpita dall’alluvione è “il crocifisso di Cimabue violato dalle acque e sorretto da Salvatore Franchino, uno tra i soccorritori, che allarga le braccia in segno di sconfitta”, e il David di Michelangelo vittima del fango e di una pioggia incessante.

Immediata la partecipazione delle autorità, primo fra tutti l’allora sindaco di Firenze, Piero Bargellini, che diffuse per radio un caloroso messaggio ai suoi cittadini: “Fiorentini, invito tutti alla calma e a ridurre al minimo la circolazione, mentre prego i possessori di battelli di gomma e di mezzi anfibi, anche in plastica, di farli affluire in Palazzo Vecchio per gli immediati soccorsi sanitari, alimentari e di salvataggio”

Nella sciagura, la città non rimase sola: li chiamarono gli Angeli del fango, la meglio gioventù, ragazzi e ragazze, studenti italiani e stranieri, uniti da uno spirito di solidarietà e disponibili al sacrificio, che si trovarono insieme in un lavoro senza sosta per aiutare i fiorentini e la città intera a rialzarsi, con forza e coraggio. Un lavoro gestito e organizzato senza interruzione, per salvare vite umane tra acqua e fango, e per tutelare un patrimonio culturale e storico.

“Firenze – precisa il primo cittadino – non si è mai sottratta alle sfide della storia, anche le più terribili. Ancora oggi l’alluvione ha assunto un significato simbolico, come testimonianza tragica del cambiamento climatico e come prova emblematica di resilienza”. E precisa: “arriviamo a questo 4 novembre consapevoli di non essere fuori dall’emergenza sanitaria, la guardia deve restare alta per non incorrere in chiusure, in lockdown e in altre vittime”.
Rispetto al dramma che stiamo vivendo, “la pandemia – conclude Nardella – ha drammaticamente mostrato la nostra vulnerabilità, ma anche la capacità di reagire, di rimetterci in gioco, di resistere e di non farci abbattere dalle avversità”.

 


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