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Anastasiadis: “Cipro può essere solo bizonale e bicomunitaria”

Politica

 

A quasi un mese dall’incontro informale a cinque di Ginevra sulla questione cipriota, e con le relazioni con la Turchia sempre sotto i riflettori, abbiamo incontrato a Bruxelles, prima del Consiglio europeo, il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Anastasiadis.

La soluzione a due stati, una proposta inaccettabile

Alla recente conferenza informale di Ginevra sulla questione cipriota abbiamo visto due posizioni diametralmente opposte. Voi insistete su una federazione bizonale e bicomunitaria, mentre i turco ciprioti stavolta hanno proposto una soluzione a due stati. Pensa che queste differenze possano essere risolte o ci troviamo di fronte a una spaccatura totale?

“Per quanto ci riguarda non abbiamo presentato nulla che non fosse già nel contesto dei parametri Onu. Abbiamo presentato le convergenze raggiunte nel corso dei precedenti negoziati. Abbiamo fornito informazioni specifiche sulla tutela dei diritti dei turco ciprioti, sulla tutela dei diritti di tutti. Come possiamo accettare posizioni che vadano a discapito di uno stato federale? In altre parole, noi abbiamo fatto concessioni per soddisfare le richieste dei turco ciprioti. A provocare questo scontro è stata la posizione completamente nuova in base alla quale dovremmo procedere alla soluzione non di una federazione bizonale e bicomunitaria con uguali diritti politici, come definita nelle risoluzioni delle Nazioni Unite, ma a una soluzione a due stati, un’idea impensabile anche per la comunità internazionale, poiché contraddice tutte le risoluzioni Onu senza eccezioni per quanto riguarda la questione cipriota e contraddice anche le posizioni dell’Unione europea”.

È rimasto deluso dal segretario generale delle Nazioni Unite che ha accettato una cosa del genere? Questa situazione sta facendo arretrare la posizione dei greco ciprioti?

“Non solo la posizione dei greco-ciprioti, sta facendo arretrare la soluzione della questione cipriota in generale. Ma sono sicuro che il segretario generale non prenderà il rischio di convocare un’altra riunione a cinque, anche se informale, se non vedrà che c’è un terreno comune da qualche parte.

Se Erdogan, se la Turchia insiste che qualunque negoziato per trovare una soluzione al problema di Cipro debba iniziare solo a condizione che venga riconosciuto uno stato sovrano turco cipriota, lei capisce che non andiamo da nessuna parte. Innanzi tutto, non è previsto nel mandato del segretario generale, e nemmeno lui può convocare una conferenza simile con i fatti così come sono stati presentati a Ginevra e come sono stati ripetuti attraverso le dichiarazioni del presidente turco e di altri funzionari.

Ed è per questo che voglio credere che il segretario generale valuterà tutti i parametri di tutti i fattori prima di decidere se abbia la facoltà di convocare un’altra riunione”.

Ha visto cambiamenti nell’atteggiamento dei britannici verso la questione cipriota dopo la Brexit?

“I britannici seguono sempre la politica che credono andrà a vantaggio dei loro interessi. È ben noto che hanno delle basi a Cipro, e le basi britanniche esistono a partire dall’accordo che ha istituito la Repubblica di Cipro. Quindi non possono accettare o proporre una soluzione a due stati.

Ma quello che stanno cercando di fare, almeno nelle proposte che hanno avanzato, è di accordare un diritto sovrano che può sembrare del tutto innocente, ma un diritto sovrano si trasforma poi nel diritto di autodeterminazione e di secessione.

Noi vogliamo lavorare a stretto contatto con i britannici che hanno svolto e continuano a svolgere un ruolo, ma deve essere un ruolo che vada nella giusta direzione, non venire incontro alle inaccettabili pretese sollevate dalla Turchia”.

Direbbe che il loro atteggiamento a Ginevra è stato comunque costruttivo?

“Lo è stato nel senso che hanno detto molto chiaramente che è inconcepibile o meglio inaccettabile una soluzione basata sui due stati”.

Pronto a porre il veto sulla Turchia

Abbiamo un Consiglio europeo a giugno in cui si dovrebbe discutere la questione della Turchia. L’Unione europea ha messo sul tavolo un’agenda positiva che include vari elementi partendo dal presupposto che il tono e il comportamento della Turchia nel Mediterraneo orientale, nei confronti della Grecia e della Repubblica di Cipro siano migliorati.

Ritiene giustificato questo argomento?

“Il fatto che i progetti di ricerca di gas naturale da parte delle navi turche siano attualmente sospesi, il che significa che per il momento hanno smesso di sfidare la sovranità della Repubblica di Cipro nella sua zona economica esclusiva, non è sufficiente. I piani per l’apertura della città fantasma di Famagosta per insediarvisi continuano. Ma oltre a questo, esiste una nuova sfida con la proposta di una soluzione a due stati. In sostanza, quello che stanno cercando è o l’annessione della parte settentrionale dell’isola o l’esistenza di uno stato fantoccio che sarà di fatto una provincia della Turchia nella forma di un tipo di indipendenza che sarà determinato dal grado di controllo che eserciterà su di esso la Turchia”.

Questo significa che a giugno, quando lei tornerà a Bruxelles e al Consiglio europeo, bloccherà qualsiasi decisione per attivare l’agenda positiva, che potrebbe includere l’ammodernamento dell’unione doganale? Un obiettivo a cui la Turchia, come sappiamo, tiene molto.

“Un’agenda positiva si adotta quando c’è un comportamento positivo. Quando al contrario c’è un continuo atteggiamento di sfida, lei capisce che sarebbe un suicidio politico se accettassi un’agenda positiva che non tenga conto di Cipro, non ho scelta”.

È pronto a porre il veto?

“Decisamente sì!”

Che cosa si aspetta dall’Unione europea?

“Al di là della solidarietà a parole, mi aspetterei un impegno più attivo nella pratica, con determinazione, in modo che la Turchia comprenda che non può giocare sfruttando gli interessi individuali di alcuni paesi europei”.

Redazione Corriere Nazionale


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