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Anticoli (pres. Roma produttiva): “Città d’arte in sofferenza, in questo contesto fanno man bassa le attività malavitose.

Arte, Cultura & Società

Purtroppo non abbiamo avuto nessun tipo di supporto dal governo, il ristoro è equivalente al 4% del fatturato perso, serviva un anno fiscale bianco”

Giulio Anticoli, presidente di Roma Produttiva e dell’associazione Botteghe Storiche di Roma, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta”, condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.

Sulla situazione delle attività nel storico di Roma. “Questi lockdown a singhiozzo hanno peggiorato la situazione, l’ultimo soprattutto è stato pressochè inutile perché abbiamo visto la gente affollare le strade e le nostre botteghe chiuse –ha affermato Anticoli-. Le città d’arte soffrono molto, credo che a Roma stiano facendo man bassa anche le attività malavitose, perché quando si può comprare a prezzo basso aspettando che il mercato riprenda, solo certe attività che non devono guadagnare per andare avanti possono permetterselo. Purtroppo noi non abbiamo avuto nessun tipo di supporto dal governo, il ristoro è equivalente al 4% del fatturato perso. Io avrei previsto un anno fiscale bianco. Uno dei problemi è che il centro storico è inaccessibile ai romani, diventa infernale considerando che non ci sono aree di parcheggio e che i mezzi pubblici sono inaffidabili. Con la legge Bersani è stato un dilagare di attività di somministrazioni e di B&B che hanno aperto in forma seriale, quindi di fatto il residente nel centro storico non c’è quasi più e senza il turismo non ci sono entrate.

Chi non conosce il commercio dal di dentro immagina che sia tutto rosa e fiori. Le ristorazioni vengono viste come oasi felice, eppure chiudono, perché ci sono dei costi di gestione molto alti. Ci sono poi attività commerciali come la mia, che è un negozio di abbigliamento, che hanno un capitale di merce incamerato in casa che devono pagare in qualsiasi condizione. Io l’anno scorso ho fatto scorte pensando di poter vendere molto in primavera-estate ed è tutto a carico mio. Faccio questo mestiere dal 1982 e la prima crisi economica che ho vissuto è stata nel 91 con la prima Guerra del Golfo. Il pil della città di Roma prima del lockdown era zero, qui stiamo ragionando di un’economia che è ferma e con una pressione fiscale che la Corte dei Conti ha giudicato esagerata. Il fatto che stiano chiudendo tante attività dimostra che il commerciante non si arricchisce”.

 


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