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Arrestato a Dubai Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Fini

Attualità & Cronaca

LATITANTE DA MARZO, COINVOLTO IN INCHIESTA RICICLAGGIO

E’ finita la latitanza di Giancarlo Tulliani a Dubai. Il fratello della compagna dell’ex leader di An e presidente della Camera Gianfranco Fini e’ stato arrestato nello Stato arabo, dove era latitante dal 20 marzo scorso. In quella data la magistratura romana aveva emesso nei suoi confronti un’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta, in cui e’ coinvolto lo stesso Fini, su una presunta attivita’ di riciclaggio riconducibile a Francesco Corallo, il “Re delle slot”. Tulliani e’ stato scoperto perche’, andato in aeroporto ad accompagnare la fidanzata diretta a Roma, si e’ lamentato con la polizia per la presenza di due giornalisti italiani. Tutti e tre sono stati identificati e Tulliani e’ stato smascherato come latitante.

“Giancarlo Tulliani e’ stato arrestato all’aeroporto di Dubai dove ha accompagnato la sua compagna che si doveva imbarcare per Roma. All’interno dello scalo si e’ imbattuto in due giornalisti italiani ed ha sollecitato l’intervento della polizia lamentando di essere infastidito da questi ultimi. Gli agenti, nell’identificare tutti e tre, hanno scoperto che su Tulliani pendeva un ordine di cattura internazionale e hanno proceduto all’arresto”. Lo riferiscono Titta e Nicola Madia, legali della famiglia Tulliani. I due giornalisti sono stati lasciati andare. Domani si terra’ l’udienza di convalida dell’arresto a Dubai, in attesa dell’esame della richiesta di estradizione. I due giornalisti fermati e poi rilasciati a Dubai nell’ambito dell’arresto di Giancarlo Tulliani fanno parte della troupe di un programma de La7. Entrambi, viene confermato, sono stati rilasciati.

Per i magistrati a Tulliani va attribuita una “strategia criminale reiterata”, agevolata da contatti politici e dalla sua capacita’ di muoversi a livello internazionale che giustifica la detenzione in carcere. “L’arresto e’ legato ad un mandato internazionale disposto dalla Procura di Roma – spiega l’avvocato di Tulliani, Titta Madia -. Adesso si avviera’ la procedura di estradizione al termine della quale le autorita’ di Dubai potranno concedere o meno il trasferimento in Italia”. Domani e’ prevista l’udienza di convalida. Come documentato lo scorso aprile da un reportage del settimanale ‘Chi’, Tulliani a Dubai viveva un esilio di lusso. Al suo arrivo a dicembre ha alloggiato per un mese in un condominio a cinque stelle nel quartiere residenziale Al Barsha. Alla reception aveva detto di chiamarsi Carlo e ogni mattina, quando usciva, gli chiedevano di registrarsi e Tulliani rispondeva di aver lasciato i documenti in camera e che si sarebbe registrato l’indomani.

Nessun commento da parte di Gianfranco Fini alla notizia dell’arresto del cognato Giancarlo Tulliani. Interpellato tramite uno dei suoi legali, l’avvocato Francesco Caroleo Grimaldi, l’ex vicepremier ha fatto sapere che non intende fare alcun tipo di commento.

Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta, compagna dell’ex leader di An ed ex presidente della Camera Gianfranco Fini, è latitante dal 20 marzo scorso. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei suoi confronti era stata emessa dal gip Simonetta D’Alessandro nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sul presunto riciclaggio internazionale e le slot machine, ma l’arresto non era stato eseguito perché Tulliani si era reso irreperibile. La stessa inchiesta, che ruota intorno ai rapporti della famiglia Tulliani con l’imprenditore Francesco Corallo, considerato il ‘re’ delle slot machine, aveva portato all’arresto di quest’ultimo il 13 dicembre 2016. Insieme con Corallo, furono arrestati l’ex parlamentare Pdl Amedeo Laboccetta, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica e Arturo Vespignani. In concomitanza con gli arresti scattarono perquisizioni a carico di Giancarlo e Sergio Tulliani, quest’ultimo suocero di Fini. Tra le operazioni al centro dell’inchiesta anche la vendita della casa di Montecarlo, già di proprietà di An, che sarebbe stata acquistata da società legate all’imprenditore Corallo che poi avrebbe riversato il denaro alla famiglia Tulliani.

Nell’ambito della stessa indagine, il 14 febbraio scorso i finanzieri eseguirono un sequestro preventivo di beni nei confronti di Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani per un valore di circa 5 milioni di euro, con riferimento ai reati di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio posti in essere dal 2008. Ed e’ di quello stesso giorno la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati di Gianfranco Fini. Nel comunicato stampa della Gdf reso pubblico il 14 febbraio veniva spiegato che “le perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani, eseguite contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare (di Corallo e degli altri, ndr), nonché l’esito degli accertamenti bancari sui rapporti finanziari intestati ai membri della famiglia Tulliani, hanno fatto emergere nuove condotte di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio compiute da Sergio, Giancarlo ed Elisabetta Tulliani”.

Secondo gli inquirenti “i membri della famiglia Tulliani, dopo aver ricevuto, direttamente o per il tramite delle loro società offshore, ingenti trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo ed operati da Rudolf Baesten, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi – proseguiva la Guardia di Finanza – hanno ulteriormente trasferito ed occultato, attraverso operazioni di frazionamento della provvista illecita e movimentazioni reciproche, il profitto illecito dell’associazione utilizzando propri rapporti bancari, accesi in Italia e all’estero”. Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l’altro, sarebbero stati “i 2,4, milioni di euro, direttamente ricevuti da Francesco Corallo e, successivamente, trasferiti da Sergio Tulliani ai figli Giancarlo ed Elisabetta per essere reimpiegati in acquisizioni immobiliari siti nel comprensorio di Roma e provincia” nonché “il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, derivante dalla vendita dell’appartamento di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale, di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani, a spese di Francesco Corallo, il quale aveva anche provveduto all’intera creazione delle società offshore dei Tulliani”.


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