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Attualita’: il governo chiude il testo, tensione con i sindacati

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ROMA  – Ore calde, anzi caldissime in vista della manovra che dovrebbe arrivare oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri.

“L’incontro non è andato bene”: sintesi migliore non poteva essere tratta dal segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri, al termine dell’incontro a Palazzo Chigi il 26 ottobre tra il premier Mario Draghi, i ministri e i sindacati. Un nodo critico quello legato alle pensioni, su cui, ha aggiunto Bombardieri, ci sono “solo 600 milioni.

Non ci sono risposte sulla riforma complessiva necessaria”. In sostanza, la posizione del governo è che si tornerà gradualmente al sistema ordinario delle pensioni disegnato dalla legge Fornero, senza alcuna riforma complessiva come quella auspicata dai sindacati.

L’ultima mediazione che sembra avere messo in campo il premier è quella di Quota 102, ovvero la possibilità di andare in pensione con 64 anni di età e 38 di contributi, nel solo 2022. Ma non è il solo punto su cui la distanza è ampia: “Non è accettabile – ha detto sempre al termine dell’incontro il numero uno della Cgil Maurizio Landini – che il lavoro che è stato creato in questi mesi sia un lavoro precario. Siamo in presenza di contratti a termine la cui durata è qualche mese. Siamo in presenza di lavoro somministrato, siamo in presenza di lavoro intermittente e di lavoro a chiamata”. E l’avvertimento: “Se giovedì il governo confermerà questa impostazione nei prossimi giorni valuteremo iniziative unitarie di mobilitazione”.

Sulla stessa linea il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra: “Intanto abbiamo posto una questione di metodo. Questa legge di Stabilità rischia di andare avanti con grandi insufficienze e squilibri, per effetto del mancato dialogo e confronto con le parti sociali”.

Il governo, però, sembra voler tirare dritto e il 26 ottobre ha riunito la cabina di regia che, come di consueto, prepara il terreno per il Consiglio dei ministri. 9col.


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