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Bari – Ancora silenzio ma si lavora sotto traccia

Sport & Motori

Tutto tace. Dopo più di due settimane dall’ennesima figuraccia, nessuna nuova da Via Torrebella. Nulla di che, intendiamoci, il silenzio ci sta, è un diritto sacrosanto e rispettabile anche se una parolina, all’indomani della disfatta, sarebbe stata, forse, opportuna, ma tant’è.

Tutto lascia ad intendere che la società stia lavorando sottotraccia, come nel suo stile, che si stia individuando un DS, pedina fondamentale di una società, la stessa figura che è mancata la stagione appena conclusa, ed insieme a lui anche un allenatore di rango, magari esperto di promozioni (Auteri, che lo era, però ha fallito, dunque massima attenzione nelle valutazioni), entrambi, poi, dovranno stilare la lista dei partenti e degli arrivi anche se per il DS il compito sarà ancora più arduo perché dovrà cercare di abbassare il monte ingaggi disfacendosi di qualche pedina troppo onerosa. Ma attenzione, però: si dovranno evitare le decisioni di pancia, quelle “hic et nunc“, magari quelle dettate dai tifosi e dal web, non sarà opportuno, ad esempio, rifare una rivoluzione radicale, occorrerà valutare di volta in volta le risorse umane a disposizione per creare una base da cui partire. E, nel contempo, la figura del direttore sportivo prescelta, dovrà cercare di non gettare alle ortiche il patrimonio economico a disposizione nel tentativo di disfarsi di quanti non hanno reso a dovere anche se, obiettivamente, sarà dura.

La società ha investito parecchio su molti giocatori che son venuti meno ed è giusto che recuperi il giusto valore dalle eventuali cessioni. E per impegnarsi in tal senso occorre un DS di valore, di esperienza (Perinetti, intanto, sta per calarsi per la terza volta nel Siena in D con prospettive di C con il possibile ripescaggio) e la candidature Ciro di Polito (che, diciamocelo, al di là della sua indubbia bravura, non fa impazzire i tifosi), che al momento è quella più suffragata, fa parte di quella categoria di dirigenti emergenti ma che ha alle spalle un curriculum di tutto rispetto. Chiunque verrà dovrà calarsi subito nella realtà della C e pianificare tutte le strategie necessarie per uscire da questa categoria.

Mentre c’ da registrare, però, che le altre squadre stanno già cominciando a muoversi, così come il Napoli che si è assicurato Spalletti, ed il Bari ancora deve capire da dove deve iniziare.

Tra l’altro, a proposito di ritardi, siamo al 5 giungo e non si sa ancora dove la squadra effettuerà il ritiro: gli anni precedenti di questi tempi già si conosceva la località.

Trapela molto poco, ma quel poco che si decodifica è che le decisioni sono vicine ed i nomi di DS e allenatore sono prossimi alla proclamazione. Fatto sta che a tutt’oggi tutto brancola nel buio.

Si sa bene che ci sarà una chiara sterzata negli investimenti (ma questo riteniamo valga un po’ per tutte le squadre) e, pertanto, si cercano figure dai profili bassi, che non costino eccessivamente così da non gravare ulteriormente sui bilanci societari. Si sapeva già che l’obiettivo iniziale, quest’anno, era la riduzione dei costi, il cosiddetto “cost saving” dopo aver sperperato milioni inutilmente.

C’è da dire che la maggior parte dei media locali, in questi due ultimi anni, forse sospinti dall’entusiasmo che hanno apportato i De Laurentiis, famiglia solida finanziariamente, hanno, in qualche modo, viziato l’ambiente evitando di mettere a fuoco quelle che erano le verità sostanziali. Troppo frettolosamente – si ricorderà – la squadra è stata definita “corazzata” ma, a conti fatti, la stessa rosa si è dimostrata essere poco più di peschereccio d’altura.

Il punto è che si continuano ad ascoltare fremiti di moderata serenità e di fiducia nonostante i due anni negativi. Ed è pur comprensibile, questo perché la famiglia romano-napoletana, volenti o nolenti, è l’unica che può sostenere il Bari e, dunque, troviamo fisiologico che i tifosi pendono comunque dalle loro labbra, anzi, dai loro quattrini perché da queste parti, si dai tempi di De Palo che non era un imprenditore ma un dignitoso ginecologo, se escludiamo i Matarrese, coraggiosi imprenditori e desiderosi di visibilità politica che volevano entrare nel mondo cittadino per i loro sacrosanti affari attraverso, appunto, il calcio, non ci risulta che ci siano pronte altre cordate, finanziariamente solide, che possano prendere il Bari e portarlo laddove meriterebbe di stazionare. L’ultima cordata, coraggiosa e encomiabile, composta da una decina di autorevoli personaggi locali, finanziariamente, avrebbero garantito si e no gli ingaggi di Antenucci, non crediamo avrebbero potuto fare di più. Dunque criticare i De Laurentiis per gli errori commessi ci sta, ma si deve valutare anche il bicchiere mezzo pieno.

E a proposito di errori, se guardiamo il Foggia, ad esempio, ci accorgiamo che quelli compiuti dalla società sono tanti. I dauni, ripescati dalla D e non promossi sul campo, sono stati capaci di fare un eccellente campionato con quasi gli stessi giocatori della stagione precedente, con un allenatore bravo e motivato arrivando ai playoff inaspettatamente. Il Bari, ha speso decine di milioni di euro ed ha fallito due anni consecutivi anche se il penultimo anno raggiungendo la finale e, dunque, proprio di fallimento non si può parlare. Perché queste è l’evidenza, non è una opinione. Così dicasi per la Feralpi Salò: una squadra senza blasone, modesta nella tecnica e nella qualità, però dalle spalle finanziariamente solide, che naviga in C da diversi anni e che, fisiologicamente, ha centrato i playoff spendendo poco o nulla, eliminandoci con merito. E anche questo è un dato di fatto e non una opinione.

Ci si è lasciati sfuggire giocatori che erano qui, a due passi – a Monopoli per esempio – insieme al suo allenatore preferendo attingere altrove, perdendo l’ennesima occasione per fare crescere prodotti locali. Il solo Mercurio si è salvato, ma di giocatori sfuggiti dalle attenzioni baresi non se ne contano più. Ed evitiamo di parlare del passato: Partipilo, Castrovilli, ad esempio, gridano ancora vendetta.

Quest’anno diciamo che le colpe sono da attribuire, tuttavia, solo marginalmente alla società, mentre la maggior parte vanno date all’allenatore e al DS scelto erroneamente (nessuno, in Via Torrebella, poteva mai sapere la sua resa: De Laurentiis ci ha creduto, lo ha preso e lo ha tradito, non crediamo sia una colpa da addossare all’Amministratore Unico), e soprattutto a molti calciatori che si sono comportati male, molto male, non impegnandosi più di tanto. Perché anche questo è un dato di fatto.

Occorre, stavolta, per non sbagliare, reperire giocatori giovani, bravi ed affamati, di categoria e non di serie A e nemmeno di B (basta con gli Antenucci e i Lollo), insieme ad un allenatore valido e capace ma anch’esso di categoria, mantenendo quattro-cinque giocatori della precedente rosa. Forse solo così il Bari può ambire alla promozione anche se, ripetiamo, le rivoluzioni non hanno mai portato a niente di buono. Tra l’altro, è appena il caso di rammentare, che quest’anno sarà durissima: ci saranno il Palermo, il Catanzaro, forse l’Avellino se verrà eliminato dai playoff, il Catania, forse il Pescara, il Teramo che prima o poi cercherà la B, il Cosenza, il Foggia, la Juve Stabia, il Taranto con cui, storicamente, si hanno conti in sospeso, il Messina, il Campobasso e le due solite outsider, senza dimenticare squadre di rango (per esempio la Vibonese, la Casertana, il Potenza e la Viterbese) che, come sempre, daranno filo da torcere al Bari che rimarrà sempre la squadra da battere e contro la quale tutte decuplicheranno l’impegno (mentre nelle altre gare giocheranno “normalmente”), come tanti “Davide” contro Golia”. Finanziariamente parlando. Perché battere il Bari di De Laurentiis ha decisamente più gusto che battere un Catania o un Pescara. Ma anche una Ternana o una Reggina che non hanno un De Laurentiis alle spalle.

Massimo Longo


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