Il premier britannico ha tentato molte carte per sviare l’opinione pubblica dai suoi guai a seguito del scandalo del “partygate”, le feste tenute a Downing Street tra il 2020 e il 2021, durante il lockdown. Anche il suo estremo interventismo sul fronte della guerra in Ucraina è stato letto in tal senso. Ora, mentre la nazione archivia i solenni festeggiamenti per i settant’anni di regno di Elisabetta II, scoppia veramente il caso parlamentare e partitico che può definitivamente decretare la sua fine.

Boris Johnson viaggia verso il suo funerale politico? Ieri, 6 giugno, al termine di una giornata di tensione a Westminster, il Primo Ministro britannico ha superato il voto di sfiducia ordito contro di lui dalla sua stessa maggioranza parlamentare. Ma mentre 211 deputati conservatori volevano che rimanesse alla guida del partito, altri 148, pari al 41% del totale dei votanti, hanno depositato nell’urna la scheda che lo invitava a lasciare Downing Street. Una brutta sorpresa per l’entourage del leader, che all’inizio della giornata si aspettava che la ribellione scendesse sotto la soglia dei 100 voti di sfiducia.

Regolamento di conti interni al partito

Un disagio che viene da lontano, nelle ultime settimane sono state almeno 54 le lettere di parlamentari che chiedevano l’allontanamento di Johnson pervenute a Graham Brady, il deputato Tory incaricato di questo tipo di pratiche. Al di là delle lettere (inviate dal 15% del collegio dei deputati conservatori), un voto di fiducia, a scrutinio segreto, dovrà essere organizzato appena possibile, in base alle regole interne del partito. Questa fatidica soglia è stata raggiunta nel bel mezzo delle celebrazioni del Giubileo di platino – il 70° anniversario del regno della Regina Elisabetta II – tra il 2 e il 5 giugno. Ma Brady ha preferito posticipare il suo annuncio a lunedì mattina, per non rovinare una storica celebrazione dell’unità nazionale.

Sebbene Boris Johnson si sia scusato più volte le sue palesi violazioni alle norme sanitarie emanate dal suo stesso governo, decine di parlamentari Tory mettono in dubbio la sua sincerità. In una delle ultime lettere ricevute da Brady, resa pubblica lunedì mattina, Jesse Norman, ex segretario al Tesoro sotto Johnson, finora molto discreto, ha definito grottesca la postura del Primo Ministro, che si comporta come se fosse stato scagionato dal rapporto dell’alto funzionario Sue Gray sulle feste di Downing Street. Pubblicato alla fine di maggio, il rapporto evidenzia una mentalità non conforme alle leggi sanitarie nel cuore dell’esecutivo britannico.

La speranza di ripartire con l’azione di governo

In un video diffuso dopo il voto di ieri sera, Boris Johnson ha ostentato sicurezza, assicurando che il risultato del voto è stato positivo, permettendo al suo governo di lasciarsi alle spalle il partygate per dedicarsi alla sua politica di sostegno alle persone. Nei prossimi giorni, il leader potrebbe annunciare misure a favore del potere d’acquisto (come l’introduzione di un diritto a comprare la propria casa a un prezzo preferenziale per gli inquilini) e presentare formalmente in Parlamento un disegno di legge molto controverso volto a cancellare ampie parti del protocollo vigente a riguardo dell’Irlanda del Nord, il quale è una parte cruciale del trattato Brexit con l’Unione Europea.