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Brigatisti: 7 arrestati in Francia

Cronaca

di Claudio Gentile

 

Nelle prime ore di ieri la Polizia francese, in collaborazione con quella italiana, ha dato attuazione a 10 ordini di cattura per altrettanti brigatisti che, condannati in Italia per reati commessi negli anni Settanta-Ottanta, sono poi riparati in Francia evitando così di scontare le loro pene. Dei dieci ordini di cattura solo sette sono stati eseguiti, mentre tre sono riusciti a fuggire alla cattura.

A finire in carcere in attesa di essere estradati in Italia nei prossimi mesi sono Enzo Calvitti, Giovanni Alimonti, Roberta Cappelli, Marina Petrella e Sergio Tornaghi delle Brigate Rosse; Giorgio Pietrostefani di Lotta Continua e Narciso Manenti dei Nuclei Armati contro il Potere territoriale. 

Sono, invece, riusciti a fuggire Maurizio Di Marzio, Raffaele Ventura e Luigi Bergamin, anche se quest’ultimo si è poi costituito questa mattina.

Ad aiutare la loro permanenza in Francia per decenni è stata la nota “dottrina Mitterrand”, che ha permesso così ai condannati italiani degli “anni di piombo” di trovare rifugio e vivere tranquillamente Oltralpe, bloccando ogni tentativo italiano di catturare i latitanti.

Dei 7 fermati, quattro hanno una condanna all’ergastolo (Capelli, Petrella, Tornaghi e Manenti). Per Alimonti e Calvitti la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Pietrostefani deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni. I reati loro contestati vanno dall’omicidio alla banda armata.

La svolta sembrerebbe arrivata dopo l’incontro di una ventina di giorni fa tra la Ministra della Giustizia Marta Cartabia ed il suo omologo Eric Dupond-Moretti e soprattutto dopo una telefonata tra il Presidente del Consiglio Draghi e il Presidente francese Emmanuel Macron, il quale ha poi personalmente scelto da un elenco di 200 condannati i 10 che ieri sono stati ricercati e in parte catturati dall’Antiterrorismo con l’operazione “Ombre rosse”.

Per alcuni commentatori, più che l’approssimarsi della prescrizione per alcuni condannati, la molla che ha spinto Macron ad accontentare il governo italiano è stata la volontà di risalire nei sondaggi per le prossime presidenziali recuperando alcuni voti a destra.

Mario Draghi ha dichiarato che “Il governo esprime soddisfazione per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta. La memoria di quegli atti barbarici è viva nella coscienza degli italiani”. “A nome mio e del governo – ha continuato il premier -, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime”. 

“Il presidente Emmanuel Macron” – ha invece dichiarato l’Eliseo – ha voluto risolvere questo problema, come l’Italia chiedeva da anni. La Francia, anch’essa colpita dal terrorismo, comprende l’assoluto bisogno di giustizia delle vittime”. Inoltre, questa decisione – continua la nota francese – “rientra nella logica della necessità imperativa di costruire un’Europa della giustizia, in cui la reciproca fiducia sia al centro”.

“Gli arresti degli ex brigatisti in Francia non sono solo una soddisfazione per noi parenti delle vittime, ma per tutto il nostro Paese. È una giustizia che doveva essere assicurata molto tempo fa”. Così ha commentato gli arresti Adriano Sabbadin, figlio del macellaio Lino Sabbadin, ucciso nel 1979 a Santa Maria di Sala (Venezia) dai PAC (Proletari Armati per il Comunismo) e per il quale è stato condannato Bergamin.

Alfredo Bazoli, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, ma anche figlio di una delle vittime della strage di Piazza della Loggia, ha rimarcato che oggi “si pone finalmente fine all’ambigua e discutibile ‘dottrina Mitterrand’, che concesse asilo a tali persone sulla scorta di un presupposto fuorviante e sbagliato, e cioè che essi vennero condannati in assenza di garanzie e di bilanciate regole di diritto”. “Teoria – aggiunge Bazoli – priva di fondamento, che in qualche modo ha messo in dubbio la legittimità della vittoria della democrazia italiana contro le minacce eversive di anni terribili. E che ha altresì causato ulteriori sofferenze ai parenti delle vittime, privati del senso di giustizia derivante dall’applicazione delle pene irrogate ai colpevoli”. “Si sana così una evidente ingiustizia e si riconosce all’Italia il pieno rispetto, oggi come allora, delle regole dello Stato di diritto”.


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