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Caldo-killer in Canada, 719 morti in una settimana

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Il Canada nell’inferno dei fulmini incendiari
La cappa di caldo torrido che innesca temporali improvvisi e di conseguenza violenti incendi boschivi dovrebbe allentarsi. Ma la ferita lasciata nelle regioni occidentali del Paese è profonda

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© BC Wildfire Service / AFP
– Incendi in Canada

In due giorni, nel Canada Occidentale, è quasi decuplicato il numero di fulmini rispetto alla stesso periodo dell’anno scorso. Questo fenomeno, spiegano alcuni meteorologi all’agenzia Reuters, è in parte dovuto all’ondata di caldo record nel Paese ed è all’origine degli incendi che stanno mettendo a dura prova in particolare la Columbia Britannica.

Le autorità sanitarie hanno stimato che l’ondata di caldo record registrata in questi giorni ha “probabilmente” causato la morte improvvisa di 719 persone nell’ultima settimana. Si tratta di un numero “tre volte superiore” rispetto a quello medio per questo periodo dell’anno, hanno aggiunto i medici canadesi. “Molti di questi decessi hanno riguardato persone anziane che vivevano da sole con una ventilazione al minimo”, ha precisato Lisa Lapointe, funzionaria governativa che sta conducendo un’indagine.

Le temperature sono scese sulle coste del Canada, ma restano alte nelle zone interne. Intanto Ottawa ha deciso di inviare aerei militari per evacuare le città e combattere i roghi. Il primo ministro Justin Trudeau ha annunciato che convocherà una task force per affrontare l’emergenza e ha parlato con il premier della Columbia Britannica, nonché con i sindaci locali e i capi indigeni delle comunità minacciate. Elicotteri e aerei da trasporto Hercules sarano inviati per portare via circa 1.000 persone in fuga dagli incendi.

Nella Columbia Britannica e nell’Alberta occidentale fra le 15 di mercoledì e le ore 6 di giovedì sono stati rilevati oltre 710 mila fulmini, 600 mila dei quali non hanno colpito la terra. Si tratta di un numero “incredibile” per il Canada, sottolinea Chris Vagasky, meteorologo della società Vaisala. Un numero, ha aggiunto Vagasky, che corrisponde al 5% di tutti i fulmini che normalmente registra il Paese nell’arco di un anno

Perché tanti fulmini
Il caldo ha provocato alti livelli di umidita’ nell’atmosfera che hanno dato vita a insoliti violenti temporali, spiega Jonathan Bau, meteorologo con l’Environment and Climate Change Canada. I fulmini, che consistono in una scarica elettrica di grandi dimensioni, hanno provocato 136 incendi boschivi nella British Columbia centrale fino a venerdì pomeriggio, hanno riferito le autorità in un briefing aggiungendo che prevedono che gli incendi possano bruciare 100 mila ettari entro la fine del weekend. Sono state evacuate oltre 1.300 abitazioni e al momento non è noto il numero di dispersi.

Perché il gran caldo
“Il fenomeno atipico che si sta verificando in questi giorni nel Canada occidentale dovrebbe iniziare a scemare, ma si tratta di un evento davvero eccezionale, che ha interessato un’area molto vasta, anche se ben definita” spiega all’AGI Giulio Betti, ricercatore presso il Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale (LaMMA), l’Istituto di Biometeorologia del Consiglio nazionale delle ricerche e dell’Associazione di Meteorologi e Tecnici Meteorologi Professionisti (Ampro).

“L’ondata di calore sta interessando gli Stati Uniti nordoccidentali e il Canada occidentale”, spiega l’esperto. “In queste zone si è creato un anticiclone negli ultimi giorni, per cui delle masse d’aria mite si sono spostate dal Pacifico verso le zone continentali. A causa della particolare conformazione atmosferica di queste aree, chiamata Omega, l’aria è rimasta intrappolata e non si è mossa verso est, per cui la pressione è aumentata e le temperature sono schizzate di conseguenza, raggiungendo dei picchi davvero estremi e sfiorando i 50 gradi”.

Il ricercatore ricorda che il record precedente per le aree interessate del Canada risale al luglio del 1937, quando vennero toccati i 45 gradi, superati per tre giorni di fila nella stessa settimana. “L’aria ha iniziato a scaldarsi partendo da livelli più miti – commenta Betti – per cui siamo in presenza di un fenomeno diverso dalla classica ondata di calore dovuta alla migrazione di masse d’aria già molto calda.

C’è da sottolineare che queste zone nella stagione estiva sono caratterizzate da picchi di calore, che possono raggiungere tranquillamente i 38-40 gradi, ma valori come quelli di questi giorni sono davvero senza precedenti, e sono rimasti elevati per un periodo significativamente lungo, causando incendi e difficoltà”.

“L’assenza di precipitazioni ha sicuramente contribuito a esacerbare questo fenomeno – conclude Betti – la buona notizia è che nel weekend le temperature dovrebbero iniziare a tornare alla normalità e a scendere significativamente”. AGI

 


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