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Calenda e i paletti per l’alleanza con il Pd: mai con Di Maio, Bonelli e Fratoianni

Politica

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alle ore: 07:24

Il leader di Azione ribadisce il no a un fronte unico con i 5 Stelle per le elezioni di settembre. E risponde a Letta: “Ai diciottenni non serve una dote ma un’istruzione di qualità”.

© Maria Laura Antonelli / AGF
– Carlo Calenda

 

AGI – La riserva sull’alleanza con il Partito democratico la scioglierà domani, ma già oggi ha piantato alcuni paletti. Ai suoi elettori Azione non può chiedere di votare Di Maio, Bonelli e Fratoianni, chi è contro i termovalorizzatori e i rigassificatori o chi per 55 volte ha negato la fiducia al governo Draghi.

Carlo Calenda ribadisce la sua linea e a meno di 24 ore dalla scadenza che lui stesso aveva fissato ricorda l’agenda di governo presentata con +Europa.

“Fratoianni e Bonelli non la condividono integralmente. Di Maio è la principale ragione per cui abbiamo specificato che ci impegniamo a candidare a posti di governo solo persone con solide competenze“, scrive sui social.

La destra, avverte, “non si batte senza costruire una prospettiva di Governo. Non si costruisce una prospettiva di Governo se non si condividono dei contenuti. La stagione del ‘tutti contrò è finita perchè ha dimostrato di essere fallimentare”.

Il leader del partito chiede, come i suoi sostenitori, “coerenza e serietà. Queste elezioni si possono vincere se, come ha fatto Draghi nel suo discorso al Senato, si è in grado di dire dei sì e dei no e indicare una rotta precisa”.

Duro il commento sul possibile ingresso nell’area di centrosinistra dei 5stelle, Roberto Fico compreso, nonostante la smentita giunta da largo del Nazareno su ipotetici “corteggiamenti” dei dem al presidente della Camera: “Basta aperture ai 5s, basta raccattarsi i 5s”, attacca Calenda, servono “chiarezza di contenuti e coraggio”.

Una risposta la dà anche al segretario del Pd, Enrico Letta, che ieri aveva rilanciato la proposta di una ‘dotè per neomaggiorenni da finanziare con una tassa di successione per i patrimoni plurimilionari.

Ai diciottenni non serve una dote ma un’istruzione di qualità e meno tasse sul lavoro”, replica. Contro la proposta si è schierato anche il centrodestra.

“Letta persevera, confermando che la vocazione del Pd è quella del partito delle tasse. Il contributo di solidarietà, alias patrimoniale, viene propagandato come uno strumento di equità sociale, ma la realtà è che finirebbe per colpire soprattutto le proprietà immobiliari e i risparmi del ceto medio, un limone già ampiamente spremuto”, dice Anna Maria Bernini, presidente dei senatori di Forza Italia.

Per la Lega parla il responsabile del dipartimento Economia, Alberto Bagnai: per il Pd “non c’è problema la cui soluzione non sia una tassa, in coerenza con la cultura politica degli ‘espropri proletarì da cui provengono”, sottolinea, mentre Maurizio Lupi, presidente di Noi con l’Italia, taglia corto: “è una patrimoniale mascherata. La soluzione migliore è invece quella del robusto taglio alle tasse sul lavoro per creare occupazione”.

A sinistra prosegue intanto il dibattito sull’idea lanciata ieri da Michele Santoro di una lista per la pace. “Ha posto una grande questione democratica, di rappresentanza”, dice a Repubblica Paolo Cento, “ma la sua iniziativa rischia di essere vana se il governo non farà un decreto con cui si consente di raccogliere le firme elettroniche con lo Spid o con la carta identità elettronica, com’è avvenuto con il referendum. Servono 60mila entro il 22 agosto: un’impresa impossibile”, aggiunge.

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