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Chiesta la condanna di 8 carabinieri nel processo per i depistaggi sulla morte di Stefano Cucchi

Attualità & Cronaca

Pubblicato da:

alle ore: 04:12

La pena più severa, 7 anni di reclusione, è stata sollecitata dal pubblico ministero Giovanni Musarò, per il generale Alessandro Casarsa all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma.

AGI – Sono 8 le richieste di condanna per altrettanti militari dell’Arma dei carabinieri sollecitate da pm di Roma Giovanni Musarò nel corso della requisitoria del processo sui presunti depistaggi seguiti alla morte di Stefano Cucchi, picchiato e ucciso nel 2009.

La pena più severa è stata sollecitata per il generale Alessandro Casarsa, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma. Per lui il pubblico ministero ha chiesto una pena di 7 anni.

Cinque anni e mezzo sono stati chiesti per Francesco Cavallo all’epoca dei fatti capufficio del comando del Gruppo carabinieri Roma. Una pena di 5 anni è stata invece sollecitata per il maggiore Luciano Soligo, ex comandante della compagnia Talenti Montesacro.

Stessa pena chiesta anche per il carabiniere Luca De Ciani. Quattro anni è la richiesta avanzata dal pubblico ministero nei riguardi di Tiziano Testarmata, ex comandante della quarta sezione del nucleo investigativo.

Per il carabiniere Francesco Di Sano sono stati chiesti 3 anni e 3 mesi. Tre anni sono la pena auspicata dal pm per Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma.

La pena di un anno e 1 mese è stata invece sollecitata per Massimiliano Labriola Colombo, ex comandante della stazione di Tor Sapienza.

Per quest’ultimo il pm ha chiesto il riconoscimento delle attenuanti generiche. L’accusa ha inoltre chiesto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici per Casarsa, Cavallo, De Cianni e Soligo.

Mentre per Di Sano, Sabatino e Testarmata l’interdizione per 5 anni. Gli otto carabinieri sono accusati a vario titolo e a seconda delle posizioni di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia.

C’è stata un’attivita di depistaggio ostinata, che a tratti definirei ossessiva. I fatti che oggi siamo chiamati a valutare non sono singole condotte isolate ma un’opera complessa di depistaggi durati anni”, ha ricordato nel corso della requisitoria, partita nella scorsa udienza, il pm Musarò.


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