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Colle: Letta ed il PD sempre più isolati

Politica

Una strategia, quella ad escludendum di Enrico Letta sempre sopportata ma mai condivisa dall’ala riformista del partito ancora legata -sentimentalmente e per sensibilità politica- alla stagione renziana del 40%.

veDro – l’Italia al futuroCC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons

La corsa al Colle più Alto si appresta allo sprint ed una domanda sta montando a sinistra: quanto può ancora durare la politica portata avanti da Enrico Letta di chiusura verso Italia Viva e Matteo Renzi?

Sì, perché, di giorno in giorno, appare sempre più evidente come la marginalizzazione del Partito Democratico si identifichi con il niet a Matteo Renzi: unico a sinistra -anche a detta di molti Dem- ad avere una visione ampia ed inclusiva.

Marginalizzazione che rischia di aprire per Italia Viva ed il nascente polo di centro le porte di un’alleanza stabile con il centrodestra.

Non un semplice accordo per l’elezione del prossimo capo dello Stato (che a quel punto, anche per la contrarietà di Italia Viva, difficilmente potrebbe essere Silvio Berlusconi) ma di una alleanza strategica in grado di assicurare lunga vita al Governo Draghi e dall’altro di offrire una proposta politica credibile e forte in vista delle elezioni politiche della primavera 2023.

Anche in questo senso vanno lette le parole di Gaetano Quagliariello quando -rivolto al Nazareno- afferma che sarà difficile ricomporre un quadro politico unitario tra forze che, sulla vicenda Quirinale, si siano trovate su fronti diversi ed opposti.

Una strategia, quella ad escludendum di Enrico Letta sempre sopportata ma mai condivisa dall’ala riformista del partito ancora legata -sentimentalmente e per sensibilità politica- alla stagione renziana del 40%.

Perdere è un conto – si sottolinea nelle fila di Base Riformista – ma decidere scientemente di mettersi fuori della gara è tutto un altro paio di maniche.

E ciò è politicamente inaccettabile oltre ad apparire insensato agli occhi dell’elettorato.

La logica di costringere Matteo Renzi a votare con il centrodestra per poi incolparlo di aver lacerato l’alleanza di centrosinistra – si contesta in buona parte dei gruppi parlamentari – bisserebbe la pessima figura fatta dal partito in occasione della legge Zan: affossata da un calcolo supponente e miope.

Il malcontento nel PD sta raggiungendo livelli da non ritorno, ma il Segretario -sempre più isolato- sembra non mollare. La sua idea è la stessa da tempo: spingere Renzi nelle braccia di Salvini, far scontrare Mario Draghi con Silvio Berlusconi per il Quirinale e tentare, in extremis, il colpo di mano con un terzo nome (non importa chi) oppure decretare la fine della maggioranza, far cadere il governo ed andare alle elezioni nella primavera prossima.

Il tipico gioco, che molti a sinistra definiscono “alla meno!”.

Daniele Marchetti


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